Cannabis e LGBTQ+: dall’AIDS a Dennis Peron, una lotta in comune
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Cannabis e LGBTQ+: dall’AIDS a Dennis Peron, una lotta in comune

Negli anni dell’AIDS un attivista gay aprì un club di cannabis a San Francisco e cambiò la storia della marijuana medica.

DI Redazione CosechaLibre3 MIN DI LETTURA

Cannabis e comunità LGBTQ+ hanno una storia in comune: sono stati entrambi gruppi messi ai margini, e negli anni dell’AIDS la battaglia per la cannabis terapeutica in California l’ha guidata un attivista gay, Dennis Peron. Da lì è nata la Proposition 215 del 1996, la prima legge statale americana sulla marijuana medica. Due comunità che hanno dovuto lottare sia per il riconoscimento legale e l’uguaglianza davanti alla legge, sia per essere accettate dalla società.

Il legame si è fatto ancora più forte e potente durante gli anni terribili dell’epidemia di AIDS, tra la fine degli anni ’80 e i ’90. Le infezioni crescevano e si diffondevano a una velocità spaventosa, senza una cura all’orizzonte, e pazienti e attivisti cercavano un modo per alleviare i sintomi.

Molte persone LGBTQ+ conoscevano già l’aiuto che la cannabis può dare contro il dolore. Negli anni ’80 e ’90 le persone LGBTQ+ consumavano cannabis più della media della popolazione.

Il fatto che fosse illegale, però, rendeva difficile procurarsela. Ma presto, in buona parte grazie agli attivisti della comunità LGBTQ+, le cose sarebbero cambiate.

Dennis Peron, attivista dichiaratamente gay e veterano dell’Aeronautica che viveva in California, si batteva per legalizzare la cannabis da molto prima dell’epidemia di AIDS. Quando arrivò l’AIDS, aprì un club di acquisto di cannabis per farla arrivare a più pazienti possibile.

Nel 1996 Peron fu tra gli autori della Proposition 215, una proposta di legge per legalizzare la cannabis a uso medico in tutta la California. I sostenitori fecero prima campagna per la Proposition P, con cui San Francisco si schierò a favore della legalizzazione. Da lì passarono a battersi per tutto lo Stato. Dopo una lunga serie di batoste, tra cui i veti del governatore e l’opposizione continua dell’amministrazione dell’allora presidente Clinton, Peron e gli altri sostenitori decisero di rivolgersi direttamente agli elettori. Fondarono Californians for Compassionate Use, un comitato politico con molti membri della comunità LGBTQ+, e raccolsero più di 400.000 firme per portare la Proposition 215 al voto.

Contro la proposta si schierarono tre ex presidenti, le forze dell’ordine locali, le organizzazioni di prevenzione delle droghe e tanti funzionari comunali e statali, mentre medici, sopravvissuti al cancro e alcuni politici la sostennero con grande forza.

Alla fine la Proposition 215 passò con il 55,6% dei voti. Quasi subito altri Stati cominciarono a legalizzare la marijuana a uso medico. Fu un enorme passo avanti per la cannabis, ed era partito dall’impegno di un uomo gay per onorare la memoria del suo compagno.

La comunità LGBTQ+ e quella cannabica hanno fatto tanta strada. Ma ce n’è ancora parecchia da fare, sia sull’accettazione dentro ciascuna comunità sia sul modo in cui le due si incontrano.

Per esempio, molti riconoscono che l’industria legale della cannabis è una delle più aperte a persone di ogni provenienza e orientamento, ma c’è ancora da lavorare perché le persone LGBTQ+, le persone nere e razzializzate e le altre persone marginalizzate abbiano voce in capitolo nel settore.

Nel frattempo, le aziende legali della cannabis hanno la responsabilità di battersi in prima linea per depenalizzare e legalizzare di più, soprattutto per le migliaia di persone che negli Stati Uniti sono ancora in carcere per reati legati alla marijuana che oggi lì sono legali.

Bisogna continuare a lavorare per non perdere mai di vista due cose: come evitare pregiudizi e ingiustizie nelle nostre pratiche e, soprattutto, come essere alleati attivi per far crescere sia la comunità LGBTQ+ sia quella della cannabis.

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