
Big data e cannabis: cosa ha scoperto il Portogallo su erba e ricoveri per psicosi
Quindici anni di dati degli ospedali pubblici portoghesi mostrano quanto sono cresciuti i ricoveri per disturbi psicotici legati alla cannabis, e cosa può dare il big data alla salute pubblica.
Il big data può aiutare l’industria della cannabis a ottimizzare coltivazioni e prodotti, e sta anche aiutando a capire cosa fa la pianta alla salute. Un esempio: in Portogallo, analizzando i dati di 15 anni di ricoveri negli ospedali pubblici, i ricercatori hanno visto che i ricoveri per disturbi psicotici con uso di cannabis associato sono passati dallo 0,87 % al 10,6 % del totale. Con la legalizzazione che avanza, i dati su varietà, efficacia terapeutica, abitudini di consumo e mercato sono sempre di più.
La big data analytics, cioè la capacità di raccogliere, analizzare e usare dati su scala enorme, è terreno fertile per l’ industria della cannabis. Dall’ottimizzazione delle coltivazioni e della produzione alla personalizzazione dell’esperienza di chi consuma, fino alla spinta alla ricerca scientifica, il big data sta cambiando il modo in cui abbiamo a che fare con questa pianta millenaria.
Qui vediamo come l’incrocio tra cannabis e big data sta disegnando il futuro del settore e, piano piano, aiutando a capire cosa fa la cannabis al nostro organismo.

Cannabis e disturbi psicotici: cosa dice lo studio portoghese
Un gruppo di ricercatori in Portogallo ha scavato a fondo nel possibile legame tra uso di cannabis e sviluppo di disturbi psicotici. Con un metodo solido basato sull’analisi di big data, hanno esaminato i dati dei pazienti portoghesi raccolti tra il 2000 e il 2015, forniti dall’Administração Central dos Serviços de Saúde, l’ente centrale dei servizi sanitari del Paese.
Lo studio, osservazionale e retrospettivo, voleva soprattutto analizzare il rapporto tra uso di cannabis e frequenza dei disturbi psicotici nei pazienti curati negli ospedali pubblici in quel periodo.
Per farlo sono stati valutati diversi fattori: età, sesso, diagnosi, date di ricovero e dimissione, durata della degenza e costi di ogni ricovero.
Cosa è venuto fuori?
I risultati, pubblicati sull’International Journal of Methods in Psychiatric Research (editore Wiley), mostrano che in quel periodo i ricoveri per disturbi psicotici con diagnosi associata di uso di cannabis si sono moltiplicati per 29,4.
Tra i ricoveri analizzati, il 12,2 % dei pazienti usava cannabis, l’8,4 % aveva disturbi dell’umore e il 5 % disturbi di personalità.
Il dato chiave è la crescita netta dei ricoveri per disturbi psicotici legati alla cannabis: dallo 0,87 % del 2000 al 10,60 % del 2015. Risultati che dicono quanto sia importante continuare a studiare il rapporto tra cannabis e salute mentale, e che danno informazioni preziose per le politiche di salute pubblica e per prevenzione e cura.
I fattori di rischio dei disturbi psicotici
Un elemento da considerare è il sesso: l’89,85 % dei casi registrati riguarda uomini. Il dato è coerente con le statistiche che indicano gli uomini come i principali consumatori di cannabis.
Quanto all’età, l’analisi ha trovato che la crisi psicotica arriva in media intorno ai 30 anni, anche se circa il 3,3 % dei ricoveri riguarda pazienti sotto i 18.
Questi risultati rafforzano le ricerche precedenti secondo cui la cannabis potrebbe scatenare disturbi psicotici.
Va detto anche che la prevalenza stimata dell’uso di cannabis nella popolazione portoghese, almeno una volta nella vita, è del 9,75 %, sotto la media europea.
Allo stesso tempo, però, in Portogallo si osserva una tendenza al consumo più marcata rispetto ad altri Paesi europei, un aspetto che meriterebbe di essere approfondito.

Il ruolo del big data nella salute pubblica
Lo studio mostra quanto possa essere utile la tecnologia del big data nella ricerca sui disturbi psicotici: tutto si basa sulla codifica clinica contenuta nei database clinico-amministrativi.
Negli ospedali pubblici portoghesi usare questi database è prassi, e la codifica di diagnosi e procedure la fa personale medico ben formato, il che rende affidabili i dati analizzati.
C’è poi il contesto sociale: il Portogallo è stato uno dei primi Paesi a depenalizzare il possesso per uso personale, nel 2001, con sanzioni solo quando si superano le dieci dosi standard.
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