Cannabis e dolore cronico: cosa aspettarsi davvero
SALUTE

Cannabis e dolore cronico: cosa aspettarsi davvero

Le prove ci sono, ma l’effetto è modesto: aiuta alcune persone, non tutte, e raramente da sola.

DI Redazione CosechaLibreLOTTO IT-09308 MIN DI LETTURA

La cannabis può ridurre il dolore cronico in una parte dei pazienti, soprattutto quello neuropatico, ma l’effetto medio è modesto: non lo cancella, lo abbassa. Funziona meglio come aggiunta ad altre terapie che come sostituto. In Italia il dolore cronico è tra gli impieghi per cui un medico può prescriverla.

Cosa dicono le prove

Nel 2017 le National Academies statunitensi hanno concluso che ci sono prove sostanziali dell’efficacia della cannabis sul dolore cronico negli adulti. Le revisioni successive hanno ridimensionato l’entusiasmo: il beneficio c’è, ma è piccolo, e riguarda soprattutto il dolore neuropatico. In parole povere: per alcune persone cambia la giornata, per molte altre cambia poco.

Per quali dolori sembra funzionare

  • Dolore neuropatico (nervi danneggiati, neuropatia diabetica, post-herpes): le prove migliori.
  • Spasticità e dolore nella sclerosi multipla: c’è un farmaco autorizzato apposta.
  • Fibromialgia e dolore muscoloscheletrico: risultati misti, studi piccoli.
  • Dolore acuto, tipo post-operatorio: qui non sembra servire.

I formati, e cosa cambia

L’olio preso per bocca sale lento e dura 6–8 ore: è la scelta per un dolore di fondo, costante. La vaporizzazione agisce in pochi minuti e dura 2–3 ore: serve per i picchi. Molti pazienti usano le due cose insieme. Fumare non è una via medica: la combustione irrita i polmoni e il dosaggio è impreciso.

Le dosi: parti basso

Lo schema che usano i medici è semplice: si parte da 1–2,5 mg di THC la sera e si sale di poco ogni qualche giorno, finché il dolore cala o arrivano effetti che danno fastidio. Spesso si affianca il CBD, che rende il THC più tollerabile. La dose giusta è la più bassa che funziona, e la decide chi ti segue, non un forum.

Gli effetti collaterali

I più comuni sono sonnolenza, capogiri, bocca secca e testa annebbiata. Di solito calano con l’abitudine o abbassando la dose. Più seri, e più rari: ansia, tachicardia, e nelle persone anziane il rischio di cadute. Niente guida, e attenzione alle interazioni con altri farmaci.

Non toglie il dolore: gli abbassa il volume. Per chi convive col dolore da anni, a volte è già tanto.

Da dove si comincia

Dal medico. Porta la tua storia: cosa hai provato, cosa non ha funzionato, cosa prendi adesso. In Italia la ricetta la può fare qualsiasi medico e il prodotto si ritira in una farmacia galenica. Il rimborso dipende dalla tua Regione. Il fai-da-te, col dolore cronico, è il modo più veloce per sbagliare dose e mollare tutto.