
Perché da fatto il cibo è più buono: cannabis e sapore
Non è solo fame chimica: mircene, linalolo e la chimica che ti fa mangiare meglio dopo una canna.
La cannabis non ti fa solo venire fame: cambia anche come senti i sapori, perché il THC aumenta la sensibilità dell’olfatto, e l’olfatto fa gran parte del gusto. Che l’erba apra lo stomaco lo sanno tutti; questo lo sanno in pochi. Non è magia, è chimica, e capirla ti cambia il modo di cucinare dopo aver fumato.
Come il sistema endocannabinoide cambia il gusto
Quando il THC si lega ai recettori CB1 nel cervello, spinge il rilascio di dopamina nelle zone legate al piacere del cibo. Ecco spiegata la classica fame chimica. Ma c’è un effetto di cui si parla meno: il THC aumenta anche la sensibilità olfattiva, almeno per le prime due ore. E l’80% del sapore è olfatto.
Più profumo = più sapore. Per questo la frutta sa più di frutta, il formaggio più di formaggio, e un pesto fatto come si deve diventa un’esperienza.
I terpeni fanno da ponte tra erba e cibo
Ed ecco la parte interessante. I terpeni della cannabis sono gli stessi che trovi in frutta, erbe aromatiche e spezie. Abbinare la genetica che fumi a quello che cucini non è una fissa da fighetti: è come abbinare il vino al piatto, solo che parliamo di cannabis.
- Mircene (mango, luppolo, timo): va con curry, stufati a cottura lunga, grigliate di carne.
- Limonene (agrumi): ceviche, insalate con agrumi, dolci al limone.
- Pinene (pino, rosmarino): agnello, funghi, risotto ai funghi.
- Linalolo (lavanda): dolci al miele, pasticceria delicata, tisane calde.
- Cariofillene (pepe nero): carne alla brace, cioccolato fondente.
Cucinare con la cannabis (non fumare e poi mangiare)
C’è un livello in più: cucinare con cannabis già decarbossilata, infusa nel burro o nell’olio. La differenza rispetto al fumo sta nella durata (4-8 ore contro 1-3 ore) e nell’intensità: il THC passato dal fegato diventa 11-idrossi-THC, che picchia più forte. Per questo la dose deve essere prudente: 2-5 mg di THC a porzione per chi è alle prime armi.
Un burro di cannabis fatto in casa come si deve dura 30 giorni in frigo, va bene per il dolce e per il salato, e lascia il segno. La regola numero uno: parti basso, aspetta due ore e solo dopo decidi se serve di più. Sottovalutare un edibile è l’errore che fanno tutti i principianti.
Cucinare con la cannabis vuol dire tracciabilità: sai che pianta hai usato, che dose ci hai messo e che effetto cerchi. Il resto è cucina.
Nel nostro club in Argentina organizziamo laboratori di cucina con la cannabis a dose controllata. Se ti va di provare in gruppo, con un cuoco accanto, dai un’occhiata al calendario nella sezione eventi.
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