Cannabis ed emozioni: cosa fa l’erba a umore, memoria e cervello
NOTE

Cannabis ed emozioni: cosa fa l’erba a umore, memoria e cervello

THC, dopamina e circuiti della ricompensa: cosa dicono gli studi sull’erba e la testa, tra memoria, motivazione e anedonia.

DI Redazione CosechaLibre6 MIN DI LETTURA

La cannabis agisce sulle emozioni attraverso il sistema endocannabinoide: il THC tocca i circuiti di dopamina, GABA e glutammato, quelli che gestiscono umore, ricompensa, memoria e motivazione. Nel breve può rilassare o mettere di buon umore; con un uso pesante e prolungato, gli studi lo collegano a problemi di memoria, meno motivazione e, negli adolescenti, più anedonia. Dosi, frequenza ed età d’inizio fanno tutta la differenza; intanto la ricerca continua a studiare come i cannabinoidi, i composti attivi della cannabis, si intrecciano con i nostri processi mentali.

In questo giro dentro la testa proviamo a sbrogliare il rapporto tra cannabis e mente umana, con i suoi lati buoni e quelli meno buoni. Dall’umore a cosa fa l’erba al cervello, soprattutto su memoria e capacità cognitive: un passo alla volta, per capire come questa pianta, con la sua tavolozza di cannabinoidi, può cambiare il modo in cui pensi, senti e vedi il mondo intorno a te.

Strada facendo guardiamo le ricerche più recenti e quello che raccontano le persone che la mente l’hanno esplorata canna alla mano. E vediamo come l’erba, con la sua marea di varietà e profili di terpeni, sia una forza che non solo cambia lo stato di coscienza, ma che viene studiata anche per il suo possibile uso terapeutico in diversi disturbi mentali.

Piante di cannabis nel giorno del travaso

Che effetti ha la marijuana sul cervello? Cosa dicono scienza e psicologia

La storia dell’umanità va a braccetto da millenni con la pianta di cannabis sativa, quella che tutti chiamano marijuana. Nei secoli è diventata molto più di una pianta: un fenomeno culturale, usata sia per sballarsi sia come medicina in mezzo mondo.

Da un lato c’è l’uso ricreativo, che porta milioni di persone a fumarla o mangiarla; dall’altro, sempre più Paesi la accettano come strumento terapeutico. Ruoli diversissimi per la stessa pianta. Ma che impatto ha davvero sulla nostra testa?

Negli ultimi anni tre studi di peso, pubblicati sul Journal of Psychopharmacology, su Neuropsychopharmacology e sull’International Journal of Neuropsychopharmacology, hanno fatto un po’ di luce sul rapporto complicato tra cannabis e funzioni cognitive.

Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC), nel 2016 circa 192 milioni di persone tra i 15 e i 64 anni nel mondo hanno usato cannabis (stima del World Drug Report 2018; i rapporti più recenti danno cifre più alte): un numero che dice tutto su quanto sia diffusa. E occhio a questo: circa il 35% di loro ha tra 18 e 25 anni. Vuol dire che una bella fetta di chi fuma è giovane, con un cervello che sta ancora finendo di formarsi.

Il THC e il cervello: cosa succede

Il protagonista psicoattivo della cannabis, il tetraidrocannabinolo (THC), lavora sul sistema endocannabinoide del cervello, pieno di recettori che rispondono ai composti chimici della pianta. Questi recettori abbondano nelle aree prefrontali e limbiche, dove regolano ricompensa e motivazione e gestiscono neurotrasmettitori chiave come la dopamina, l’acido gamma-amminobutirrico (GABA) e il glutammato.

Questo gioco di neurotrasmettitori pesa parecchio. La dopamina, che c’entra con motivazione, ricompensa e apprendimento, viene influenzata direttamente dal THC. E anche glutammato e GABA, fondamentali per memoria e apprendimento, entrano in partita.

Andando avanti in questo viaggio tra scienza e psicologia, si capisce meglio come la cannabis, con il suo mix di cannabinoidi, plasmi la nostra esperienza mentale. Dal sistema endocannabinoide alle sfumature della comunicazione tra neuroni, vediamo le strade che collegano l’erba e la mente.

Visita a una coltivazione di cannabis

L’erba fa male alla memoria? Gli effetti cognitivi della cannabis

Il legame tra cannabis e funzioni cognitive è stato studiato parecchio, soprattutto in chi ha un disturbo da uso di cannabis. Si tratta di un bisogno persistente di fumare che finisce per mettersi in mezzo alla vita di tutti i giorni, e secondo alcune stime riguarda circa il 10% dei consumatori.

La ricerca, raccontata dalla BBC, ha messo a confronto 39 persone con diagnosi di disturbo da uso di cannabis e un gruppo di controllo di 20 persone che fumano raramente o mai. Il giorno del test i partecipanti dovevano essere lucidi e hanno fatto prove di memoria con la Cambridge Neuropsychological Test Automated Battery (CANTAB), una batteria di test pensata per misurare quanto il cervello trattiene le informazioni.

Cosa hanno trovato?

Chi aveva il disturbo da uso è andato peggio nei test di memoria, il che conferma un legame tra uso pesante e prolungato e problemi di memoria. In più sono uscite peggio anche le «funzioni esecutive», cioè i processi mentali come il pensiero flessibile: segno che la cannabis può pesare sulla capacità di gestire compiti mentali complessi.

L’età in cui si comincia conta tantissimo: chi aveva iniziato da giovanissimo mostrava un calo più netto nelle funzioni esecutive.

E gli effetti sulla testa non riguardano solo chi fuma tutti i giorni: anche i consumatori occasionali tendevano a prendere decisioni più rischiose e a fare più fatica a pianificare.

L’erba fa effetti diversi su uomini e donne?

Pare di sì: i ricercatori hanno notato differenze tra i sessi. Gli uomini che fumano tendevano ad avere problemi di memoria e a fare fatica a riconoscere oggetti, mentre le donne avevano più difficoltà con l’attenzione e con le funzioni esecutive. Differenze che restavano anche tenendo conto di età, quoziente intellettivo, alcol e nicotina, umore, sintomi d’ansia e altri comportamenti compulsivi.

Messi insieme, questi risultati danno un quadro piuttosto chiaro di come la cannabis può incidere sulle funzioni cognitive, e ricordano che i rischi di un uso pesante vanno conosciuti e presi sul serio.

Erba, motivazione e salute mentale: gli effetti collaterali

Oltre agli effetti sulla testa più evidenti, le ricerche recenti suggeriscono che la cannabis ha un ruolo anche su motivazione e salute mentale. Studi precedenti avevano già mostrato un intreccio complicato tra cannabis e i processi cerebrali legati a ricompensa e motivazione.

Quei lavori indicavano che la cannabis può toccare i circuiti della ricompensa e della motivazione, con possibili conseguenze sul rendimento a scuola e al lavoro e sulla voglia di fare in generale.

Nello studio più recente raccontato dalla BBC, i partecipanti facevano un compito mentre gli scansionavano il cervello: guardavano quadrati blu e arancioni, e quelli arancioni davano una ricompensa in soldi a seconda della risposta. Così si poteva vedere come il cervello reagisce alle ricompense.

Concentrandosi sullo striato ventrale, una zona chiave del sistema di ricompensa, i ricercatori hanno trovato effetti leggeri della cannabis. Da notare: i partecipanti erano consumatori moderati, quindi negli utilizzatori cronici gli effetti emotivi dell’erba potrebbero essere più marcati.

In sintesi: cosa sappiamo su cannabis ed emozioni

Ci sono prove che fumare erba tutti i giorni può essere collegato a problemi di salute mentale. In particolare, negli adolescenti è stato associato a livelli alti di anedonia, cioè l’incapacità di provare piacere.

Tutto questo ci dice che il rapporto tra cannabis, motivazione e salute mentale è complicato e va capito bene. Più se ne sa, più è chiaro che i rischi di un uso pesante ci sono e che vale la pena conoscerli, per la motivazione e per il benessere mentale.