
Cannabis e ferite: cosa fa la sativa sulla pelle danneggiata
Dai papiri egizi ai recettori CB₁: perché si studia la cannabis per far guarire tagli e ustioni, e quanto c’è di dimostrato.
Sulle ferite la cannabis sativa viene studiata per tre cose: calmare l’infiammazione, attenuare il dolore e aiutare i tessuti a ripararsi. Le prime ricerche, quasi tutte su animali, suggeriscono che il sistema endocannabinoide abbia un ruolo nella cicatrizzazione, ma le prove sull’uomo sono ancora poche: è una pista promettente, non una cura dimostrata. Del resto la storia della cannabis in campo terapeutico è lunghissima, ferite comprese, e la scienza adesso sta provando a capire cosa c’era di vero.
Dai graffi alle ferite più serie, si parla molto della cannabis sativa come aiuto per guarire prima e rigenerare la pelle. I suoi principi attivi, cannabinoidi e terpeni, hanno proprietà antinfiammatorie, analgesiche e antiossidanti che potrebbero ridurre l’infiammazione, alleviare il dolore e proteggere la pelle danneggiata dallo stress ossidativo.
Più la ricerca va avanti sui meccanismi dietro questi effetti, più la cannabis si guadagna spazio nella medicina rigenerativa e nella cura delle ferite. Qui sotto vediamo meglio cosa può fare questa pianta antichissima e cosa sta cambiando oggi nel trattamento delle ferite.

La cannabis e le ferite: una storia vecchia di millenni
Fin dagli albori della civiltà le varietà di cannabis sativa sono state apprezzate per le loro proprietà medicinali, soprattutto per curare ferite e lesioni della pelle. Popoli diversissimi, in epoche diverse, hanno scoperto e sfruttato questa pianta tuttofare.
Nell’antico Egitto i testi medici parlano di unguenti a base di cannabis per tagli, sbucciature e ustioni. I papiri egizi raccontano di impasti di cannabis e grasso usati come antisettici sulle ferite. Nell’antica Grecia, intanto, autori del I secolo a.C. descrivevano l’uso della cannabis per curare ferite e piaghe dei cavalli e per fermare il sangue dal naso nelle persone.
Nel XVI secolo erboristi come Ruellius in Francia e Tabernaemontanus in Germania consigliavano estratti di cannabis per ferite e ustioni. Questo sapere è passato di secolo in secolo fino al XVII e al XVIII, quando gente come Nicholas Culpeper in Inghilterra e Thomas Short nella sua Medicina Britannica esaltava le proprietà antisettiche dell’olio e della crema di cannabis contro ustioni, punture d’insetto e ulcere.
Tutta questa storia mostra quanto sia vecchio il legame tra cannabis e cicatrizzazione: una tradizione che è sopravvissuta per millenni e che ancora oggi spinge la ricerca scientifica.
Cosa dice la ricerca su cannabis e cicatrizzazione
Nella caccia a soluzioni nuove per far guarire meglio le ferite, i ricercatori stanno studiando la cannabis e i suoi derivati. Alcuni studi recenti suggeriscono che i preparati di cannabis terapeutica possano ridurre dolore, infiammazione e gonfiore di tagli e ustioni, e dare una mano alla riparazione della pelle.
Le prove raccolte finora indicano che la cannabis ha proprietà analgesiche, antinfiammatorie e antisettiche, e questo ne fa una candidata interessante per aiutare la pelle a riprendersi. In più si è visto che il sistema endocannabinoide, quello con cui interagiscono i principi attivi della cannabis, ha un ruolo importante nella cicatrizzazione.
Il sistema endocannabinoide lavora in tutte le fasi della guarigione di una ferita. Dopo una lesione, nei tessuti colpiti salgono i livelli di anandamide, un endocannabinoide che fa da messaggero chimico: agisce sui recettori CB₁ dei nervi periferici e dà un effetto analgesico.
Cosa dicono gli studi sulla crema alla marijuana?
Gli studi sugli animali mostrano che agire su questi recettori può rafforzare ancora di più l’effetto antidolorifico: è quello che si è visto con il composto sintetico URB937, che ha alzato i livelli di anandamide e migliorato l’analgesia.
La ricerca ha trovato anche cambiamenti nella quantità di recettori CB₁ nella zona della lesione, il che fa pensare che c’entrino con l’infiammazione e la risposta immunitaria durante la guarigione. L’aumento dei CB₁ coincide con la prima fase, quella infiammatoria, e continua durante la fase in cui le cellule si moltiplicano: segno che contribuiscono alla rigenerazione del tessuto per tutto il processo.
I meccanismi precisi non sono ancora chiari del tutto, ma sembra che l’asse anandamide-recettori CB₁ conti parecchio nella cicatrizzazione.

Sono scoperte che aprono strade nuove nella medicina rigenerativa e in dermatologia, dove la crema alla marijuana e i suoi componenti potrebbero un giorno avere un ruolo nel migliorare le cure per le ferite.
Se la ricerca su questo rapporto tra cannabis e cicatrizzazione andrà avanti, potrebbero arrivare terapie nuove utili a tantissime persone.
Olio di semi di canapa per le ferite
L’olio di semi di canapa è diventato un rimedio naturale abbastanza popolare per le ferite, grazie al suo profilo di acidi grassi essenziali omega-3 e omega-6, fondamentali per la salute.
Anche se i semi di canapa non contengono cannabinoidi in quantità significative, il loro mix equilibrato di nutrienti li rende un’opzione interessante per ustioni, tagli e altre lesioni esterne.
Gli studi seri sull’olio di semi di canapa sulle ferite sono pochi, ma le prime ricerche suggeriscono che i suoi acidi grassi essenziali possano aiutare nella guarigione e nella cicatrizzazione. In più, uno studio clinico ha visto che l’olio di semi di canapa potrebbe migliorare la guarigione delle mucose dopo interventi chirurgici a occhi, naso e gola.
Sia l’olio di semi di canapa sia i preparati ricchi di cannabinoidi come il CBD potrebbero tornare utili per le lesioni della pelle. Molti oli di CBD a spettro completo contengono diversi fitocannabinoidi interessanti, come CBD, CBC, CBG e CBN, studiati per le loro possibili proprietà terapeutiche.
Cannabis terapeutica: e le ferite interne?
Anche per le lesioni di tessuti e organi interni i cannabinoidi mostrano del potenziale, ma serve molta più ricerca prima di arrivare a terapie specifiche. Il sistema endocannabinoide è complicato: bisogna capire bene dosi e proporzioni giuste dei cannabinoidi per evitare effetti indesiderati e ottenere il massimo beneficio.
Con un approccio prudente e basato sulle prove, i cannabinoidi potrebbero portare soluzioni nuove nella cura delle ferite. Nel frattempo, una ferita seria la fai vedere a un medico, non la curi con l’erba.
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