Cannabis e malattie neurologiche: epilessia, dolore neuropatico, sclerosi multipla e Parkinson
SALUTE

Cannabis e malattie neurologiche: epilessia, dolore neuropatico, sclerosi multipla e Parkinson

Dal farmaco al CBD approvato per Dravet e Lennox-Gastaut allo spray per la sclerosi multipla: a che punto è la ricerca sulla cannabis in neurologia.

DI Redazione CosechaLibre5 MIN DI LETTURA

La cannabis in neurologia ha già un risultato solido: il CBD riduce le crisi in alcune epilessie gravi che non rispondono ai farmaci, tanto che esiste un farmaco a base di CBD approvato negli Stati Uniti e in Europa. Su altre malattie, come il dolore neuropatico, la sclerosi multipla, il Parkinson e l’Alzheimer, la ricerca è in corso e i risultati vanno da buoni a ancora tutti da dimostrare.

Il cannabidiolo (CBD) e il tetraidrocannabinolo (THC), i due componenti più noti della pianta, sono tornati sotto i riflettori per il loro potenziale nel controllo delle crisi nei pazienti con epilessia refrattaria, cioè quelli che non rispondono bene alle terapie classiche.

In più se ne sta studiando l’efficacia in malattie come il Parkinson, la sclerosi multipla e l’Alzheimer, solo per citarne alcune.

Qui facciamo il punto sulla ricerca: i passi avanti più importanti, i problemi ancora aperti e le prospettive più promettenti.

Trattare l’epilessia con il CBD: progressi e prospettive

L’epilessia è una condizione neurologica che riguarda milioni di persone nel mondo, e trattarla non è semplice. Molti pazienti stanno meglio con i farmaci antiepilettici classici, ma una fetta importante, circa il 30 %, continua ad avere crisi che limitano la vita di tutti i giorni.

Questa resistenza ai farmaci, chiamata epilessia farmacoresistente, rende urgente trovare alternative più efficaci.

Uno dei campi più interessanti è il cannabidiolo (CBD), un composto della cannabis. In particolare, il CBD ha dato risultati promettenti nelle forme più gravi di epilessia, come le encefalopatie epilettiche: di solito compaiono nel primo anno di vita, danno crisi forti e frequenti e frenano lo sviluppo neurologico.

Il CBD nelle altre forme di epilessia

Una delle tappe più importanti della ricerca sul CBD nell’epilessia è stata la sindrome di Dravet, una forma durissima di encefalopatia epilettica.

Dopo aver visto miglioramenti nei pazienti trattati con CBD, si sono fatti studi clinici randomizzati che ne hanno confermato l’efficacia nel ridurre le crisi. Risultato: un farmaco a base di CBD approvato per questa malattia nel 2018 negli Stati Uniti e nel 2019 in Europa.

Poi sono arrivati studi simili sulla sindrome di Lennox-Gastaut, un altro disturbo grave che colpisce bambini e giovani adulti. Anche qui risultati incoraggianti, e l’approvazione di un farmaco a base di CBD per questa condizione.

Il CBD si sta studiando anche in altre forme di epilessia, come la sclerosi tuberosa, gli spasmi infantili e la sindrome di Rett. Risultati definitivi ancora non ce ne sono, ma gli studi preliminari sono promettenti.

In breve, il CBD si è dimostrato uno strumento prezioso nelle forme gravi di epilessia e una speranza per chi non risponde alle terapie classiche.

Man mano che la ricerca capisce meglio come agisce il CBD sul sistema nervoso, è probabile che il suo uso si allarghi, con nuove opzioni per chi combatte con questa malattia.

Cannabis e cervello: e il dolore neuropatico cronico?

Il dolore neuropatico cronico è una condizione debilitante che riguarda tantissime persone. Si riconosce da sintomi tipici come formicolio, intorpidimento, bruciore e scosse elettriche, che possono durare a lungo e resistere alle terapie classiche.

Non pesa solo sulla qualità della vita: tocca anche l’umore, il sonno e la concentrazione, e di riflesso ogni pezzo della giornata.

A differenza del dolore viscerale o muscolo-scheletrico, il dolore neuropatico nasce da lesioni dirette delle strutture del sistema nervoso. Possono essere centrali, nel cervello e nel midollo spinale, o periferiche, su radici nervose e nervi periferici. Le cause sono tante, dai traumi alle malattie metaboliche come il diabete.

Come si tratta?

Trattare il dolore neuropatico cronico è complicato e si lavora su più fronti. Gli antiepilettici e altri farmaci sono la norma, ma funzionano in modo variabile e a volte poco.

Qui entra in gioco il cannabidiolo (CBD) come opzione promettente. Gli studi preliminari suggeriscono che il CBD, insieme al tetraidrocannabinolo (THC), possa dare sollievo nel dolore neuropatico, ma servono altre ricerche per confermarne l’efficacia e capire dosi e vie di somministrazione giuste.

Sclerosi multipla e spasticità

La sclerosi multipla (SM) è una malattia neurodegenerativa che colpisce milioni di persone nel mondo e provoca sintomi come spasticità e spasmi muscolari. La terapia classica comprende spesso trattamenti per tenere sotto controllo questi sintomi e migliorare la qualità della vita.

In questo quadro i cannabinoidi, soprattutto THC e CBD, si sono affermati come opzioni efficaci contro la spasticità della SM.

Gli studi clinici hanno dimostrato che lo spray a base di THC e CBD (nabiximols) riduce la spasticità e altri sintomi della SM. Si è visto anche che può migliorare il dolore neuropatico, i disturbi della vescica e altri sintomi legati alla malattia.

Malattie neurodegenerative gravi: le nuove strategie

Le malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il Parkinson sono una bella sfida per la neurologia, perché peggiorano nel tempo e non esistono terapie che le guariscano.

Il CBD però è emerso come possibile candidato neuroprotettivo, grazie alla capacità di modulare lo stress ossidativo e forse di prevenire la morte dei neuroni.

Gli studi clinici in questo campo sono pochi, ma i primi risultati sono incoraggianti e suggeriscono che il CBD potrebbe avere un ruolo importante nella gestione di queste malattie.

Il futuro dei cannabinoidi in neurologia

Negli ultimi decenni l’interesse per i cannabinoidi nelle malattie neurologiche è cresciuto parecchio.

Dall’epilessia alle malattie neurodegenerative, i cannabinoidi si sono rivelati un’opzione promettente, anche se serve ancora ricerca per capire bene efficacia e sicurezza nelle diverse condizioni.

Per andare avanti con terapie a base di cannabinoidi servono due cose: basarsi sulle prove scientifiche e far lavorare insieme specialisti diversi, così i pazienti ricevono le cure migliori possibili.

Più capiamo come agiscono i cannabinoidi sul sistema nervoso, più si aprono strade nuove per trattare malattie neurologiche difficili e migliorare la vita di chi ci convive.