Cannabis per animali: cos’è la medicina veterinaria cannabinoide
SALUTE

Cannabis per animali: cos’è la medicina veterinaria cannabinoide

Dalle coliche dei cavalli curate con la resina al CBD per cani e gatti: storia, ricerca e limiti della MVC.

DI Redazione CosechaLibre6 MIN DI LETTURA

La Medicina Veterinaria Cannabinoide (MVC) è il campo che studia l’uso dei composti della cannabis, soprattutto il cannabidiolo (CBD), per la salute e il benessere degli animali. Oggi si lavora quasi solo con prodotti a base di CBD, perché non sballano e gli studi indicano un buon profilo di sicurezza. Più cresce l’interesse per i cannabinoidi nelle persone, più veterinari e ricercatori si chiedono come possano aiutare i nostri animali.

Nella MVC si usa di solito l’olio di cannabis terapeutica, per problemi che vanno dal dolore e dall’infiammazione fino all’ansia e ai disturbi neurologici. Come noi, anche gli animali hanno un sistema endocannabinoide (SEC), che regola diverse funzioni biologiche.

Raccolto di cannabis

I cannabinoidi interagiscono con questo sistema e possono avere effetti terapeutici. In veterinaria si usano soprattutto prodotti a base di CBD, che non hanno effetti psicoattivi e finora hanno mostrato un profilo di sicurezza favorevole.

Con l’avanzare della ricerca, la MVC potrebbe diventare uno strumento prezioso per migliorare la qualità di vita dei nostri animali, con alternative naturali per diversi problemi di salute.

Cannabis terapeutica per animali: passato, presente e futuro

La storia della Medicina Veterinaria Cannabinoide

La MVC ha una storia lunga secoli: la cannabis era un pezzo importante della farmacopea veterinaria prima dell’ondata proibizionista degli anni ’30 e ’40.

Il dottor Ethan Russo, farmacologo noto per le sue ricerche sulla cannabis terapeutica e figlio di una famiglia di veterinari, ha ricordato in seminari recenti, come quello dell’Associazione di Medicina Veterinaria Cannabinoide dell’America Latina (AMVC Latam), quanto la cannabis sia stata importante nella cura degli animali.

India

In India la cannabis si usava contro la diarrea del bestiame, per aumentare il latte delle vacche e per calmarle. Ai buoi dava più energia e più resistenza al lavoro.

Sir William Brooke O'Shaughnessy, considerato il padre della medicina cannabinoide in Occidente, fece i suoi studi sulla cannabis proprio in India. Prima di darla ai suoi pazienti umani, la somministrò a cani randagi per dimostrare che era poco tossica.

Cina

Nell’Impero cinese l’uso era simile: la cannabis serviva per i disturbi dell’apparato digerente degli animali e come anticonvulsivante.

Europa

  • Francia: l’olio di semi di cannabis si usava come purgante per i bovini e per i problemi di pelle dei cani.
  • Italia: la resina di cannabis sativa si usava per curare le coliche dei cavalli.
  • Scozia: visti gli effetti positivi della cannabis sugli esseri umani (analgesico, antispasmodico e ipnotico), il suo uso si diffuse anche in veterinaria.
  • Inghilterra: i veterinari usavano la cannabis per asma, convulsioni, tosse, cistite e tetano.

Sudafrica

La cannabis si usava per l’infiammazione intestinale e la tosse dei cavalli, e per l’epilessia nei cani.

Stati Uniti

  • Cornell University: se ne studiò l’uso per cistite e tetano e l’efficacia nella fase di eccitazione dell’azoturia, la rabdomiolisi da sforzo dei cavalli.
  • University of Pennsylvania: si fece uno studio approfondito sulle proprietà analgesiche, antispasmodiche e ipnotiche della cannabis.
  • Harvard University: si osservò il ruolo della cannabis nell’alta sopravvivenza di pazienti con il tetano.

Presente e futuro della Medicina Veterinaria Cannabinoide

Oggi la MVC continua a evolversi, con nuovi studi che mostrano i possibili benefici dei cannabinoidi in diverse patologie animali. L’attenzione è tutta su composti come il CBD, che non ha effetti psicoattivi e che, secondo alcuni studi, ha un buon profilo di sicurezza negli animali.

Il futuro della MVC promette una crescita importante, man mano che si fa più ricerca e nascono prodotti pensati apposta per gli animali. La domanda di trattamenti naturali continua a salire, e questo apre nuove possibilità e nuove applicazioni.

Con il progresso della ricerca e dei prodotti, la MVC potrebbe cambiare la cura veterinaria, offrendo alternative naturali per far stare meglio i nostri animali.

Come si è sviluppata la Medicina Veterinaria Cannabinoide

Storia e precedenti

Dagli anni ’60, con il ritorno della ricerca e dell’uso clinico della cannabis, la medicina veterinaria ha fatto passi notevoli. Prima del proibizionismo la cannabis era uno strumento terapeutico molto usato dai veterinari.

I primi studi seri sulla cannabis in veterinaria, però, riguardavano soprattutto casi di intossicazione da cannabis in diversi animali.

Nello stesso periodo il dottor Raphael Mechoulam e il suo gruppo di ricerca facevano un lavoro pionieristico sulla descrizione funzionale del sistema endocannabinoide (SEC), un traguardo raggiunto alla fine del Novecento.

Capito meglio il SEC, i ricercatori hanno cominciato a studiare gli effetti della cannabis sugli organismi, e quelli degli organismi sulla cannabis, aprendo nuove strade alla veterinaria.

Oggi: gli ultimi passi avanti

Negli ultimi 10 anni la medicina veterinaria cannabinoide è cresciuta parecchio, e si è accumulata una buona mole di informazioni a sostegno di un uso formale della cannabis sui pazienti animali.

Per esempio, studi come quello di Matthew E. Miller del 2018 hanno fatto luce sulle differenze tra il SEC umano e quello del cane, il modello clinico più comune in veterinaria.

Miller ha trovato che nei cani la distribuzione dei recettori cannabinoidi è simile a quella umana, ma con una presenza maggiore dei recettori di tipo 1 (CB1).

Questa maggiore sensibilità dei cani alla cannabis dipende in parte dall’abbondanza di recettori CB1 nel loro sistema nervoso centrale e in parte da come il loro corpo metabolizza il THC.

Cannabis per cani e gatti: ostacoli e possibilità

Nonostante i progressi, restano ostacoli importanti nello sviluppo e nella regolamentazione della medicina veterinaria cannabinoide. In molti paesi mancano regole chiare, e questo rende difficile accedere in sicurezza a farmaci veterinari a base di cannabis. In più, nelle università la formazione dei veterinari sulla medicina cannabinoide è scarsa, e il divario di conoscenze nella categoria si allarga.

Ci sono però anche possibilità interessanti. La domanda crescente di trattamenti naturali spinge investimenti e ricerca sui prodotti a base di cannabis per uso veterinario.

E organizzazioni come la Canadian Association of Veterinary Cannabinoid Medicine (CAVCM) ed EndoVet stanno portando avanti iniziative di formazione specializzata, come il primo corso certificato in medicina veterinaria cannabinoide offerto dall’Universidad Nacional de Colombia.

Cima di cannabis

In conclusione

Lo sviluppo della medicina veterinaria cannabinoide è un passo avanti interessante per la salute animale. Mentre si continuano a studiare le applicazioni terapeutiche della cannabis negli animali, bisogna affrontare i nodi normativi e formativi per garantire un accesso sicuro a questi trattamenti. E non improvvisare: parlane sempre con il tuo veterinario.