
La cannabis può prevenire il diabete? Cosa dicono davvero gli studi
Uno studio la lega a meno resistenza all’insulina, un altro a più prediabete: perché i medici, per ora, non la consigliano.
La cannabis come medicina preventiva?
Ad oggi non ci sono prove che la cannabis prevenga il diabete: alcuni studi osservazionali la associano a meno resistenza all’insulina, altri a un rischio più alto di prediabete, e i medici in genere non la consigliano per questo. La pianta contiene sostanze chimiche chiamate cannabinoidi, con effetti di vario tipo, tra cui più appetito e meno dolore e infiammazione. Detto così sembra tutto bellissimo, ma cosa si sa davvero?
Anche se alcune ricerche preliminari suggeriscono che la cannabis terapeutica potrebbe aiutare a controllare meglio la glicemia e la resistenza all’insulina, i medici in generale non la consigliano per prevenire il diabete. Il motivo è che la maggior parte degli studi non rispetta gli standard della ricerca medica: la cannabis terapeutica non è stata testata in grandi studi controllati su persone con diabete di tipo 2, e quello che c’è sono più che altro osservazioni.
Cosa dicono gli studi?
Questi studi osservazionali possono comunque dare qualche indizio su come la cannabis influisce sul diabete. Per esempio, uno studio pubblicato a luglio 2013 su The American Journal of Medicine ha analizzato quasi 600 adulti, uomini e donne, che usavano marijuana in quel periodo e circa 2.000 che l’avevano usata in passato. Dopo una notte a digiuno, gli è stato fatto un prelievo di sangue e sono stati valutati altri fattori di salute, come la pressione e l’indice di massa corporea (IMC). Rispetto a chi non l’aveva mai usata, chi la usava in quel periodo aveva livelli di insulina a digiuno e misure di resistenza all’insulina più bassi, rispettivamente del 16 e del 17 per cento.
Partendo da questi risultati preliminari, gli autori hanno ipotizzato che certi recettori cannabinoidi del corpo possano aiutare a migliorare la sensibilità all’insulina. Chi usa cannabis mangia in media più calorie, eppure tende ad avere un IMC più basso. Una possibile spiegazione: ricerche precedenti avevano visto che, dando marijuana a topi obesi, gli animali dimagrivano e le loro cellule beta, quelle che producono l’insulina, funzionavano meglio. E infine, l’uso di cannabis potrebbe influire anche su una proteina chiamata adiponectina, legata a una migliore sensibilità all’insulina.
Uno studio pubblicato a dicembre 2015 su Diabetologia ha trovato invece un’associazione del tutto diversa tra marijuana e rischio di diabete. In quella ricerca i giovani adulti che fumavano avevano il 65 per cento di probabilità in più di sviluppare prediabete in mezza età rispetto a chi non aveva mai fumato. Occhio: in tutti e due gli studi i dati si basavano su quanto le persone dichiaravano di fumare, con precisione e onestà, e questo può falsare i risultati.
Uno dei primi grandi rapporti pubblicati dall’Alleanza Americana per la Cannabis Terapeutica (AAMC) sosteneva che la cannabis potrebbe avere questi benefici per chi ha il diabete:
-Stabilizzare la glicemia.
-Un’azione antinfiammatoria che potrebbe calmare in parte l’infiammazione delle arterie, frequente nel diabete.
-Effetti «neuroprotettivi» che potrebbero aiutare con l’infiammazione dei nervi.
-Fare da «vasodilatatore» per tenere aperti i vasi sanguigni e migliorare la circolazione.
-Aiutare ad abbassare la pressione nel tempo.
-Servire per creme da applicare sulla pelle che alleviano il dolore neuropatico e il formicolio a mani e piedi.
Insomma: gli studi sono sempre di più e sempre più precisi, ma la medicina non si sbilancia ancora sugli effetti della cannabis sul diabete. Il punto è che serve ancora tanta ricerca perché i pazienti possano affidarsi con sicurezza a trattamenti a base di cannabis e cannabinoidi.
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