Cannabis e sostenibilità: fitorimedio, zero sprechi e Agenda 2030
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Cannabis e sostenibilità: fitorimedio, zero sprechi e Agenda 2030

La canapa ripulisce i terreni e l’industria prova a sprecare meno: cosa c’è di vero nella cannabis «verde».

DI Redazione CosechaLibre5 MIN DI LETTURA

La cannabis può fare bene all’ambiente in due modi: direttamente, perché la canapa assorbe dal terreno metalli e sostanze tossiche (il cosiddetto fitorimedio) e dà fibre, semi e biomassa, e indirettamente, con un’industria legale (ricreativa, terapeutica e industriale) che punta su meno acqua, meno chimica e zero sprechi. Non è una bacchetta magica, ma secondo un osservatorio europeo potrebbe contribuire a 64 dei 169 traguardi dell’Agenda 2030.

Questo settore, che cresce senza sosta, promette buoni margini e mercati nuovi, ma può anche giocare un ruolo nella lotta alla crisi ecologica globale, e non solo far girare l’economia.

La coltivazione di cannabis, in particolare, sforna ogni giorno progressi tecnici, innovazioni e strumenti che potrebbero aiutare a risolvere diversi problemi ambientali. È una spinta che va nella direzione della sostenibilità: soddisfare i bisogni di oggi senza togliere alle generazioni future la possibilità di soddisfare i loro, tenendo insieme i tre pilastri economico, ambientale e sociale (profitto, pianeta e persone).

Coltivazione sostenibile: in cosa può aiutare la cannabis?

Con la domanda in crescita, i grower hanno messo a punto tecniche avanzate per produrre in modo più efficiente, con più qualità e meno impatto sull’ambiente. Parliamo di metodi che usano meno acqua, evitano fertilizzanti e pesticidi chimici e, in alcuni casi, puntano alla certificazione biologica.

In più si stanno studiando approcci nuovi per far crescere prima diverse colture, aumentare i raccolti, ridurre i danni all’ecosistema e sprecare meno acqua.

Varietà che crescono più in fretta: un aiuto alla sostenibilità

Secondo i suoi sostenitori, l’industria della cannabis può dare una mano anche sul fronte alimentare, sviluppando varietà che crescono più in fretta, resistono meglio e danno raccolti più abbondanti e nutrienti. Poi ci sono pratiche come l’essiccazione senza calore o l’estrazione di oli essenziali senza residui chimici, che servono a conservare meglio il prodotto e a sprecare meno energia.

Genetica e coltivazione sostenibile

Si usano anche tecniche moderne di genetica, impollinazione controllata, clonazione e germinazione per creare nuove varietà di cannabis con caratteristiche migliorate. Il settore produce poi integratori, proteine, concentrati e fibre di qualità per la salute di persone e animali, con processi biologici e un’impronta di carbonio più bassa.

La cultura dello «zero sprechi»: un nuovo modo di essere sostenibili

Nel mondo della cannabis la cultura dello «zero sprechi» sta diventando centrale: ogni risorsa, dall’acqua ai materiali agli imballaggi, viene pensata per essere riciclata. Molte aziende integrano energie rinnovabili come eolico e solare nei processi produttivi. E la pianta si usa tutta: con gli scarti si fanno nanomateriali, fibre, filtri, fertilizzanti e altri prodotti utili.

Questo approccio non fa bene solo all’ambiente: può anche spingere verso terapie alternative per diversi disturbi, riducendo la dipendenza da sostanze chimiche dannose. E tagliare pesticidi e fertilizzanti chimici è ormai una necessità, non un vezzo, se si vuole combattere l’inquinamento.

Riassumendo: l’industria della cannabis non sta solo cambiando l’economia globale, sta anche spingendo verso pratiche più sostenibili e verso soluzioni per i problemi ambientali di oggi.

Cannabis, sostenibilità e Agenda 2030

Ci sono voluti decenni perché sostenibilità e tutela dell’ambiente diventassero un tema di primo piano. E ironia della sorte, la presa di coscienza è arrivata solo vedendo il mondo sprofondare nel caos ambientale.

Da lì si è capito che serviva un piano d’azione. Con i governi di tutto il mondo impegnati, almeno sulla carta, a ridurre le emissioni e a puntare su una crescita sostenibile, è nata l’Agenda 2030.

Secondo l’Osservatorio Europeo sul Consumo e la Coltivazione di Cannabis (OECCC), la Cannabis sativa L. potrebbe contribuire a 64 dei 169 traguardi fissati in 15 dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Sempre secondo l’osservatorio, legalizzare la marijuana avrebbe effetti positivi diretti sui piccoli coltivatori e porterebbe a regole di mercato più solide.

Tra i vantaggi della cannabis per la sostenibilità se ne distinguono due tipi: quello che fa direttamente la pianta per migliorare l’ambiente e le azioni indirette che hanno un effetto positivo sull’ambiente e sulla sostenibilità.

I benefici della cannabis per l’ambiente

Dei benefici della marijuana per la salute si parla in tutto il mondo: dopo anni di ricerca, alcuni studi suggeriscono che i cannabinoidi possano alleviare diversi disturbi e aiutare in varie malattie. Ma oltre all’effetto sulla salute, la pianta ha vantaggi notevoli per l’ambiente, soprattutto quando si coltiva all’aperto, in piena terra.

La canapa, una varietà di cannabis, ha una proprietà notevole che, insieme a piante come i girasoli o le graminacee, la rende una coltura preziosa: riesce ad assorbire dal terreno sostanze tossiche ed elementi dannosi, li richiama verso le radici e li accumula nella pianta, che poi si raccoglie e si porta via dal campo.

A Chernobyl, in Bielorussia e in altri posti dove la terra era contaminata e praticamente inutilizzabile, sono state fatte coltivazioni di canapa con risultati promettenti, anche se modesti. Queste coltivazioni possono aiutare a bonificare il terreno, ma migliorano anche l’aerazione del suolo e gli danno nutrienti di qualità, preparandolo per le colture successive.

Oltre al fitorimedio, le fibre di cannabis sono versatili: si usano nel tessile, nella carta, per produrre etanolo e come materiale per la bioedilizia o come biomassa.

I semi di canapa sono una buona fonte di proteine, vitamine e omega-3 e si possono usare come integratore, per un’alimentazione più equilibrata.