Cannabis e stanchezza cronica: cosa riferiscono i pazienti con CFS
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Cannabis e stanchezza cronica: cosa riferiscono i pazienti con CFS

Sonno, dolori, umore: dove la cannabis terapeutica sembra aiutare chi convive con la ME/CFS, e cosa dicono davvero gli studi.

DI Redazione CosechaLibre4 MIN DI LETTURA

La cannabis non è una cura per la sindrome da stanchezza cronica, e gli studi specifici sono ancora pochi. Però tanti pazienti riferiscono che li aiuta con sonno, dolori e umore, cioè proprio i sintomi che rendono la CFS così pesante da vivere.

La sindrome da stanchezza cronica (CFS) è una malattia complessa che si riconosce da una stanchezza fortissima che i medici non riescono a spiegare con nessun altro disturbo di fondo.

Spesso i sintomi della CFS arrivano all’improvviso. In altri casi si fanno strada piano, nel giro di settimane o mesi. Possono cambiare nell’arco della giornata o da una settimana all’altra, sparire per un po’ e poi tornare. La stessa malattia si chiama anche encefalomielite mialgica (ME): per questo trovi spesso la sigla ME/CFS.

La causa della sindrome da stanchezza cronica non si conosce. Di teorie ce ne sono tante, dallo stress psicologico alle infezioni virali. Secondo alcuni esperti a farla scattare sarebbe un mix di fattori.

La cannabis potrebbe dare una mano con la sindrome da stanchezza cronica e i suoi sintomi. Di varietà di cannabis terapeutica usate per la stanchezza cronica ce ne sono parecchie, e si scelgono in base ai sintomi di ogni paziente.

Gli studi clinici che misurano proprio l’effetto della cannabis terapeutica sui sintomi della ME/CFS sono ancora pochi. Ma molti pazienti raccontano che, quando la usano come terapia, alcuni sintomi si alleggeriscono.

Sonno che non riposa o disturbato, dolori a muscoli e articolazioni, sbalzi d’umore e depressione: sono alcuni dei sintomi della CFS su cui, secondo chi la usa, la cannabis terapeutica può fare qualcosa. La maggior parte dice di aver trovato sollievo soprattutto con varietà a dominanza sativa, per il loro effetto energizzante.

Le terapie tradizionali a volte riescono ad alleviare alcuni sintomi della sindrome da stanchezza cronica, ma si portano dietro i loro effetti collaterali. Secondo molti pazienti la cannabis non aiuta solo con i sintomi della CFS, ma anche con gli effetti collaterali delle altre terapie.

Diversi studi hanno guardato al rapporto tra cannabis e sonno: alcuni suggeriscono che, anche se accorcia la fase REM, la marijuana potrebbe aumentare il sonno profondo, e quindi farti svegliare più riposato.

Un altro punto a favore della cannabis riguarda il dolore cronico. Ci sono pazienti che riferiscono che li aiuta con diversi tipi di dolore, compreso quello neuropatico, causato da un nervo danneggiato o che funziona male.

Altri studi suggeriscono che la marijuana potrebbe aiutare con il declino cognitivo e la depressione, ma molto dipende da quanto spesso la usi, dalla dose, dall’ambiente e dalla genetica.

Spesso la stanchezza arriva anche da uno o più farmaci che stai già prendendo per un altro problema di salute. Steroidi, antidepressivi e sedativi, per esempio, possono buttarti giù più o meno pesantemente.

Altri sintomi della stanchezza cronica su cui, a sentire i pazienti, la marijuana dà una mano: spossatezza, mal di testa, dolori articolari e debolezza muscolare; e c’è chi dice che dia anche più energia.

La strada migliore contro la stanchezza è capire cosa la provoca e trattare quello. In generale, chi la usa per la stanchezza preferisce sativa e ibridi a dominanza sativa, per il loro effetto energizzante e stimolante per la testa. Alcune varietà che si citano spesso: Super Silver Haze, Jack Herer e Green Crack. 

Fumarla è il modo più diffuso di usare la cannabis terapeutica per la stanchezza cronica, ma non l’unico. C’è chi sceglie capsule, tinture, vaporizzatore o edibili.

Di informazioni sulla cannabis terapeutica, sui suoi usi e sui suoi benefici ce ne sono tante. Ma se la usi per un disturbo o una malattia è fondamentale sentire uno specialista: ogni corpo è diverso, e quello che funziona per un paziente può non andare bene per un altro.