Diffusione della cannabis nel mondo: da Taiwan alla Persia, regione per regione
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Diffusione della cannabis nel mondo: da Taiwan alla Persia, regione per regione

Fibre a Taiwan, canapa bruciata in Romania, il trattato di Shen Nung in Cina, i bracieri del Pamir, l’hashish in Persia e il ritorno nella medicina europea: il viaggio della pianta tappa per tappa.

DI Redazione CosechaLibre4 MIN DI LETTURA

La cannabis si è diffusa nel mondo partendo dall’Asia, una regione alla volta: prima le fibre di canapa in un villaggio di Taiwan, intorno all’8000 a.C., poi la canapa bruciata nei tumuli dell’attuale Romania verso il 3500 a.C. e, in Cina, un trattato medico attribuito all’imperatore Shen Nung, datato per tradizione al 2737 a.C. Da lì è passata in India, in Persia e in Nord Africa, dove si è diffuso l’hashish, e nell’Ottocento è entrata nella medicina europea con O’Shaughnessy e Moreau, fino ad arrivare negli Stati Uniti.

Il trattato di Shen Nung descrive la marijuana come rimedio per diversi malanni, come reumatismi, gotta e malaria, e cita perfino la distrazione tra i disturbi che può aiutare.

Prima tappa: fibre a Taiwan e canapa bruciata in Romania

La scoperta e i primi usi della marijuana da parte dell’uomo risalgono a tempi antichissimi, molto prima della storia scritta. Le date esatte sono incerte, ma reperti archeologici e documenti storici ci danno un’idea abbastanza chiara di come le civiltà antiche hanno cominciato a usare la cannabis.

Pianta di cannabis in fioritura

Si stima che l’uomo abbia cominciato a coltivare canapa intorno all’8000 a.C., usandone le fibre per fare tessuti in un villaggio di Taiwan. All’inizio serviva soprattutto per tessere, ma i reperti suggeriscono che verso il 3500 a.C. si bruciava già canapa, come dimostrano i tumuli funerari della zona dell’attuale Romania.

Questo cambio indica un uso più vario della pianta, ed è probabile che sia proprio questo il periodo in cui la cannabis ha cominciato a servire anche per altro oltre ai tessuti.

Cina: il Pen Ts’ao Ching e i primi usi medicinali

Nel corso della storia la cannabis è stata usata tantissimo anche come medicina. Il più antico libro di medicina cinese che si conosca, il «Pen Ts’ao Ching», è attribuito a Shen Nung, che la tradizione colloca intorno al 2737 a.C., e descrive l’uso terapeutico della cannabis. Questa pratica si è poi diffusa tra culture e continenti diversi, facendo conoscere le proprietà della pianta.

Pamir, Cina: le prime prove che la si usava per sballarsi

L’uso della cannabis per sballarsi, cioè per i suoi effetti psicoattivi, è documentato più tardi rispetto a fibre e medicina. Nel 2019 è arrivata una scoperta importante dai monti del Pamir, in Cina, dove sono stati trovati bracieri di legno con concentrazioni alte di tetraidrocannabinolo (THC).

Il ritrovamento, datato intorno al 500 a.C., è la prova fisica che l’uomo consuma cannabis per le sue proprietà psicoattive da almeno 2500 anni. Una scoperta che fa luce sulla lunga storia dell’uso «ricreativo» della marijuana.

Dalla Cina all’India, poi Persia e Nord Africa: arriva l’hashish

Mentre si diffondeva dalla Cina all’India e poi verso il Nord Africa, la marijuana ha cominciato a essere usata non solo come medicina ma anche per piacere. In India, in particolare, il suo uso ricreativo è ben documentato, mentre nel mondo musulmano, dove il Corano vietava l’alcol, la marijuana è diventata un’alternativa molto diffusa.

È in questo contesto che i musulmani diffusero l’hashish, una forma concentrata di cannabis, che conquistò in fretta la Persia (l’attuale Iran) nel XII secolo e il Nord Africa. All’inizio si apprezzavano di più le sue proprietà medicinali, ma col tempo l’uso ricreativo si allargò parecchio, soprattutto nelle regioni dove l’alcol era vietato per motivi religiosi.

Ottocento: dall’India all’Europa e agli Stati Uniti

Nella storia moderna la marijuana ha avuto un ruolo di primo piano come medicina in tantissime culture. Quando nell’Ottocento è nata la medicina moderna, la cannabis terapeutica era un rimedio presente in mezzo mondo.

Il medico irlandese William O’Shaughnessy fu un pioniere nel riportare la cannabis nella medicina occidentale negli anni ’30 dell’Ottocento. Dopo averne visto i benefici sui pazienti in India, O’Shaughnessy introdusse le tinture di cannabis nella medicina britannica dell’epoca vittoriana. Si usavano per un sacco di disturbi, dai reumatismi all’epilessia.

Negli anni ’40 dell’Ottocento il medico francese Jacques-Joseph Moreau approfondì la ricerca sulla cannabis, rafforzandone il posto nella medicina occidentale. Moreau notò effetti positivi su mal di testa, appetito e sonno.

Piantine di cannabis appena nate

Negli anni ’50 dell’Ottocento l’uso medico della cannabis si era allargato ad altri paesi, Stati Uniti compresi, dove si usava per tante patologie diverse, come nevralgie, gotta e dipendenza da oppiacei.

Novecento: proibizione e poi il ritorno della legalizzazione

Nonostante l’ampio uso medico nell’Ottocento e nei primi del Novecento, in molti paesi il destino legale della marijuana ha preso una svolta drastica. È cominciato un periodo di proibizione e criminalizzazione durato quasi un secolo. Poi, a cavallo del nuovo millennio, il vento è cambiato e in vari paesi è partita una nuova ondata di legalizzazione, che ha segnato una svolta nel modo di vedere e regolare la marijuana.