Fumare cannabis come terapia: funziona o fa più danni?
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Fumare cannabis come terapia: funziona o fa più danni?

Catrame, bronchiti ed effetto bifasico del THC: cosa sai prima di usare la canna come medicina.

DI Redazione CosechaLibre5 MIN DI LETTURA

Fumare cannabis come terapia ha un prezzo: la combustione porta nei polmoni catrame e sostanze cancerogene, e chi fuma a lungo sviluppa un’infiammazione delle vie aeree simile a quella dei fumatori di sigarette. Il THC, poi, ha un effetto a due facce: a dosi basse può calmare, a dosi alte può far salire ansia e paranoia. Come medicina funziona per alcuni, ma fumarla non è il modo più pulito di prenderla.

La pianta accompagna l’uomo da più di 10.000 anni come medicina e come sballo: è originaria dell’Asia, le prime citazioni scritte arrivano da Cina e India e la tradizione la fa risalire al 2737 a.C. e all’imperatore Shen Nung, considerato il padre della medicina cinese. Anche gli egizi, nel Papiro Ebers, ne riconoscevano le proprietà medicinali, tra cui l’uso come supposta contro le emorroidi. E secondo alcune interpretazioni, nel libro dell’Esodo si parla di un unguento sacro fatto con il «kaneh-bosem», che sarebbe proprio la cannabis.

Per questo, quando si parla dei benefici della marijuana, non si possono non citare le diverse terapie che la usano.

Sala di coltivazione di cannabis al giorno 37

Cannabis terapeutica fumata: cosa succede ai polmoni?

Uno dei modi più comuni di assumere la marijuana è inalarla, cioè fumarla, di solito in canne girate a mano.

Ma fa bene? Si può fumare la cannabis terapeutica? Partiamo dalle conseguenze: la quantità di catrame che arriva alle vie respiratorie superiori è circa tre volte quella che si inala con il fumo di una sigaretta industriale.

In più, queste canne hanno concentrazioni più alte di benzantraceni e benzopireni, sostanze riconosciute come cancerogene. E chi fuma erba tende a fare tiri più ampi di un terzo, più profondi di un terzo e a tenere il fumo dentro quattro volte più a lungo: tutte abitudini per massimizzare l’assorbimento, che però peggiorano le cose.

L’erba brucia a temperature più alte: è un problema?

Secondo alcuni ricercatori, la temperatura più alta a cui brucia la marijuana rispetto al tabacco potrebbe irritare di più le mucose. È un’ipotesi, non una certezza.

Si è visto però che nei fumatori di cannabis aumentano parecchio i casi di bronchite, con più sintomi come respiro sibilante e tosse con catarro.

Altri studi sui danni hanno trovato effetti sull’epitelio delle vie aeree principali, con edema e arrossamento (eritema). Nelle biopsie della mucosa, iperplasia delle cellule caliciformi con più secrezioni, perdita dell’epitelio ciliato e metaplasia squamosa erano presenti nel 97% dei fumatori.

La conclusione: fumare marijuana è associato a un’infiammazione cronica delle vie aeree, con cambiamenti simili a quelli di chi fuma tabacco tutti i giorni.

Fumare erba o tabacco: c’è differenza?

Secondo questi studi, le complicazioni polmonari nei fumatori cronici di marijuana sono paragonabili a quelle dei fumatori cronici di tabacco. Si è arrivati a stimare che 3-4 canne al giorno equivalgono più o meno a 20 sigarette in termini di danni ai bronchi.

Come agisce il THC quando usi la cannabis come terapia?

Il THC è la molecola responsabile dell’effetto psicoattivo della cannabis: si lega ai recettori CB1 del cervello e fa aumentare la dopamina.

Di solito, più THC prendi, più forte è la botta. Negli ultimi decenni i grower hanno puntato tutto sulla selezione di varietà con livelli sempre più alti di questo cannabinoide. Tra gli effetti del THC che chi lo usa considera positivi ci sono:

  • Euforia
  • Creatività
  • Più appetito (la famosa fame chimica)
  • Relax

Alcuni di questi effetti potrebbero aiutare certe persone con l’ansia. Chi però è alle prime armi o è molto sensibile al THC può ritrovarsi con l’ansia che peggiora, sia sul momento sia nel lungo periodo. Tra gli effetti negativi noti ci sono:

  • Ansia
  • Paranoia
  • Confusione
  • Problemi di memoria a breve termine

Come usare il THC perché ti faccia «bene»?

Detto questo, il THC è un’arma a doppio taglio. Molti, dopo aver fumato varietà ricche di THC, riferiscono una calma profonda; altri invece vedono peggiorare i propri sintomi.

Alcune ricerche indicano che dosi basse di THC possono aiutare a ridurre l’ansia, mentre dosi alte possono aumentarla. Per questo il consiglio è orientarsi su varietà di potenza medio-bassa.

Cima di Gorilla Ghost

Per fortuna, e per evitare brutte sorprese, le banche dei semi hanno cominciato a sviluppare varietà con poco THC e tanti cannabinoidi non psicoattivi, come il CBD.

In sintesi: la cannabis terapeutica va fumata?

Per quello che dicono gli studi finora, il THC ha una risposta bifasica alla dose. In parole povere: a dosi basse fa una cosa e a dosi alte fa l’esatto contrario.

Per questo, purtroppo, non c’è una dose giusta per tutti: si va per tentativi, partendo bassi, e si guarda come ti fa stare ognuna. Ti senti euforico? Ti sei rilassato? Sei confuso o paranoico? L’ansia è calata? Sono queste le domande da farti per capire qual è la dose che fa per te. Senza provare, non lo sai.

Intanto la psicoterapia assistita da psichedelici comincia a farsi strada, e apre uno scenario in cui un giorno anche la marijuana potrebbe essere usata in un contesto terapeutico più professionale. Per ora le ricerche sono poche. Se vuoi usarla per stare meglio, vai piano, ascoltati e, se puoi, fatti seguire da un medico.