Positivo al THC nell’antidoping: la cannabis si paga nello sport?
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Positivo al THC nell’antidoping: la cannabis si paga nello sport?

Per la WADA il THC non è più un dopante ma una «sostanza d’abuso». Però un positivo in gara ti costa caro lo stesso.

DI Redazione CosechaLibre5 MIN DI LETTURA

Sì, un positivo al THC può ancora costarti una sanzione. L’Agenzia Mondiale Antidoping (WADA) oggi classifica il THC come «sostanza d’abuso» e non come sostanza che migliora la prestazione, ma resta vietato in gara: se superi la soglia fissata nel controllo rischi lo stesso la squalifica. Il controllo antidoping serve a garantire una competizione pulita e alla pari, e negli ultimi anni l’approccio al THC, il principio psicoattivo della marijuana, è cambiato parecchio.

Cosa sono il doping e l’antidoping?

Il doping è l’uso di sostanze o metodi vietati nello sport per migliorare la prestazione. Il controllo antidoping è la procedura con cui si prelevano campioni agli atleti per cercare nel loro organismo le sostanze proibite.

La marijuana è una sostanza proibita?

Dipende dall’organizzazione sportiva e da come la pensa sulla marijuana. L’Agenzia Mondiale Antidoping ha aggiornato le sue regole con una sottocategoria chiamata «sostanze d’abuso», in cui rientra il THC. In pratica la marijuana non viene più considerata una sostanza che migliora la prestazione. Gli atleti però possono essere sanzionati lo stesso se risultano positivi a un controllo.

Come funzionano i controlli antidoping?

I controlli cercano tracce di sostanze proibite nell’organismo degli atleti. Il THC è una delle più discusse perché resta nel corpo a lungo. Le analisi delle urine possono rivelare la concentrazione di THC, ma non quando è stato consumato. Ed è qui il problema: è difficile capire se l’uso aveva lo scopo di migliorare la prestazione.

Occhi rossi dopo aver fumato cannabis

Quanto tempo deve passare per risultare negativi?

Il tempo che serve al THC per sparire dal corpo cambia in base a diversi fattori, come la frequenza d’uso e il metabolismo. La WADA ha fissato delle soglie di tolleranza nei controlli: il positivo scatta solo se la concentrazione di THC supera un certo livello. In più, gli atleti non devono consumare marijuana dalla mezzanotte che precede la gara fino alla fine della competizione.

Come risultare negativi a un antidoping per THC?

Uscire puliti da un controllo per THC può essere complicato, perché la sostanza si rileva per parecchio tempo. Gli atleti devono conoscere le regole della loro federazione e non consumare marijuana nel periodo vietato. Dimostrare che l’uso non serviva a migliorare la prestazione è fondamentale per ridurre le sanzioni.

Marijuana e THC restano un tema caldo nel mondo dello sport. Anche se alcune organizzazioni hanno allentato le regole, ogni atleta deve conoscere quelle della propria disciplina. Risultare negativi a un controllo per THC si può, ma bisogna rispettare le norme e dimostrare che il consumo non aveva lo scopo di migliorare la prestazione. La lotta al doping cambia insieme al modo in cui vengono viste certe sostanze.

Per quanti giorni la marijuana risulta all’antidoping?

Dipende da diversi fattori: quanto spesso fumi, quanta ne consumi e che tipo di test fanno. Ecco una stima generale:

  1. Test delle urine: in un’analisi delle urine standard, il THC, il principale composto psicoattivo della marijuana, di solito si rileva fino a circa 30 giorni dopo l’uso nei consumatori abituali. Nei consumatori occasionali, dopo circa una settimana potrebbe non vedersi più.
  2. Test del sangue: nel sangue il THC si rileva per meno tempo che nelle urine: da 1 a 7 giorni dopo l’uso, a seconda di quanto e quanto spesso consumi.
  3. Test del capello: qui il THC si può rilevare molto più a lungo, fino a 90 giorni e oltre. Il motivo è che i metaboliti del THC entrano nel fusto del capello mentre cresce.

Occhio: sono valori indicativi, e il risultato di un test può cambiare da persona a persona. In più, regolamenti sportivi e protocolli antidoping possono avere limiti di rilevazione e soglie di «positività» diversi. Se sei un atleta sottoposto a controlli, controlla sempre le regole della tua federazione e, se serve, fatti consigliare da un legale o da un medico per capire bene la tua situazione.

Cannabis e controlli medici

Quanto bisogna fumare per risultare positivi all’antidoping?

La quantità esatta di marijuana che fa scattare un positivo cambia moltissimo in base a diversi fattori: la sensibilità del test, quanto THC c’era nel prodotto, il metabolismo della persona e la frequenza d’uso. Non esiste una dose precisa da prendere come regola.

I test antidoping di solito non cercano il THC attivo ma i suoi metaboliti, come l’acido 11-nor-9-carbossi-delta-9-tetraidrocannabinolo (THC-COOH). Questi metaboliti possono restare nel corpo a lungo dopo l’uso, e quanto restano rilevabili dipende da frequenza e quantità. Chi fuma spesso o tanto può avere livelli più alti di metaboliti e quindi risultare positivo più a lungo.

Quindi una quantità esatta che fa risultare positivi non si può stabilire. Invece di fare calcoli sul filo, conviene conoscere bene le regole antidoping che valgono per te e decidere con la testa se e quando consumare marijuana, se sei sottoposto a controlli. Se hai dubbi su come l’erba possa incidere su un test, chiedi consiglio a un legale o a un medico.