
Cannabis e disturbi alimentari: cosa dice la ricerca su anoressia, bulimia e abbuffate
La fame chimica esiste, ma i disturbi alimentari sono un’altra storia: cosa c’entra il sistema endocannabinoide con l’appetito e perché la cannabis non è una terapia riconosciuta per questi disturbi.
La cannabis può aiutare nei disturbi alimentari? La ricerca indica che il sistema endocannabinoide ha un ruolo reale nella fame e nell’alimentazione, e alcuni piccoli studi hanno valutato farmaci a base di THC nell’anoressia, ma non esiste una raccomandazione clinica condivisa per usare la cannabis contro anoressia, bulimia o disturbo da alimentazione incontrollata. Questi disturbi spesso si intrecciano con un uso problematico di sostanze e, con abbuffate e bulimia, la spinta del THC sull’appetito può peggiorare le cose invece di aiutare. Se tu o una persona vicina a te ci state passando, il primo passo è un medico o un centro specializzato nei disturbi alimentari. Da millenni la marijuana è nota perché stimola l’appetito, ma il suo legame con il cibo e l’appetito va oltre la semplice fame chimica.
Da tempo la cannabis viene provata anche contro la perdita di appetito, e alcuni ricercatori l’hanno studiata nell’anoressia e nei disturbi collegati. Oggi la ricerca suggerisce che il legame tra sistema endocannabinoide e condizioni come l’anoressia possa essere più profondo di quanto si pensasse, anche se il quadro è tutt’altro che chiaro.
Cosa sono i disturbi alimentari?
I disturbi alimentari sono condizioni serie di salute mentale, non una scelta né una fase. Spesso la persona usa il controllo del cibo per gestire sentimenti ed emozioni. I comportamenti alimentari poco sani possono essere mangiare troppo o troppo poco, oppure preoccuparsi in modo ossessivo del peso o della forma del corpo.
Va detto chiaramente che ogni disturbo alimentare richiede un trattamento diverso, a seconda della condizione e della storia della persona.
I tipi di disturbi alimentari
Disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating):
Significa mangiare senza controllo ben oltre il punto di sazietà, spesso fino a stare male. Le abbuffate di solito sono seguite da sensi di colpa e vergogna. Questo disturbo può portare ad aumento di peso e obesità.
Bulimia nervosa:
Qui le abbuffate si alternano a comportamenti per «liberarsi» del cibo, come il vomito autoindotto, i lassativi, o comportamenti di compenso come il digiuno o l’esercizio fisico eccessivo. Chi ne soffre può essere leggermente sottopeso, normopeso o in sovrappeso.
Anoressia nervosa:
Anche se è meno comune degli altri due, l’anoressia ha uno dei tassi di mortalità più alti tra i disturbi mentali. Chi ne soffre si sente in sovrappeso anche quando è pericolosamente sottopeso. Questo porta a restrizioni alimentari severe e a un forte deperimento fisico.
Come si cura l’anoressia nervosa
Di solito l’anoressia nervosa si tratta con un’équipe: medici, professionisti della salute mentale e dietisti, tutti con esperienza nell’anoressia e negli altri disturbi alimentari. La terapia continuativa e l’ educazione alimentare sono fondamentali per una guarigione che duri.

Cosa tenere presente nel trattamento:
- Una delle difficoltà cliniche principali è che i disturbi alimentari spesso convivono con un disturbo da uso di sostanze. Compreso l’abuso di cannabis, che può iniziare prima, insieme o dopo il disturbo alimentare.
- Un’altra difficoltà è che chi soffre di anoressia si sente più forte quando resiste alla tentazione di mangiare. Per questo l’effetto della cannabis sull’appetito non basta necessariamente a superare i problemi neurobiologici legati a questo disturbo.
La cannabis può aiutare nei disturbi alimentari?
Alcuni ricercatori stanno valutando se la cannabis terapeutica possa essere uno strumento complementare per alcune persone, sempre dentro un percorso professionale come la terapia cognitivo-comportamentale (TCC), mai al suo posto. Le varietà di cannabis si dividono di solito in tre gruppi: sativa, indica e ibride.
- Le sativa: di solito vengono descritte come energizzanti, con un effetto più di testa. C’è chi dice che aiutino con l’umore basso e la stanchezza.
- Le indica: sono descritte come più sedative, con un effetto rilassante su tutto il corpo, e a quanto si riferisce sono quelle verso cui si orienta chi ha un disturbo alimentare e usa cannabis.
- Le ibride: di solito uniscono le due e si pensa che ne bilancino gli effetti. In ogni caso queste etichette non dicono granché sull’effetto reale: conta soprattutto quanto THC e quanto CBD c’è nel prodotto.
Gli studi che indagano in modo specifico l’effetto del THC sull’appetito di chi ha un disturbo alimentare sono pochi. Ce ne sono invece parecchi su cannabis e cannabinoidi contro la perdita di appetito e il deperimento in chi soffre di malattie debilitanti come cancro, AIDS o epatite.
I risultati possono essere molto diversi tra loro, ma si può dire che il sistema endocannabinoide ha un ruolo importante nella gestione dell’appetito e dell’alimentazione. Grazie a questi studi gli scienziati capiscono meglio come funziona e che ruolo ha nella regolazione di processi biologici come l’appetito, l’assunzione di cibo e la sazietà.
Disturbi alimentari e sistema endocannabinoide
Il sistema endocannabinoide (SEC) è una rete di recettori, enzimi e molecole endocannabinoidi che mantiene l’omeostasi, cioè l’equilibrio di tante funzioni del corpo. I recettori CB1, che stanno nel sistema nervoso centrale, mandano un segnale di «calma» ai neuroni iperattivi. Visto che si trovano nelle zone del cervello che controllano l’assunzione di cibo, si pensa che ci possa essere un legame tra un SEC che non funziona bene e lo sviluppo di un disturbo alimentare.
Il THC attiva i recettori CB1, ed è per questo che tende ad aumentare l’appetito. A dosi basse in alcune persone può calmare l’ansia, ma a dosi più alte può peggiorarla. Il CBD funziona in modo diverso e il suo effetto sull’appetito nelle persone non è chiaro. Per chi soffre di abbuffate o di bulimia, una spinta in più a mangiare è proprio l’ultima cosa che serve.
Quindi, è consigliabile usare la cannabis per i disturbi alimentari?
La verità è che, visto che i disturbi alimentari possono convivere con un disturbo da uso di sostanze, non c’è una raccomandazione condivisa per usare la cannabis in questi casi, e molti medici la sconsigliano. Alcuni sostengono che, con un monitoraggio stretto e un percorso di cura seguito da vicino, possa aiutare con alcuni sintomi comportamentali e cognitivi, ma non è una posizione consolidata.
Come per qualsiasi altra condizione, la cosa importante è parlarne con un professionista e tenere sotto controllo i farmaci o le terapie che fanno parte del percorso. Se tu o una persona vicina a te state affrontando un disturbo alimentare, rivolgetevi a un medico o a un’équipe specializzata invece di provare a gestirlo da soli con la cannabis. E se ti accorgi che usi l’erba per controllare quanto mangi, dillo a chi ti segue.

La cannabis può causare disturbi alimentari negli adolescenti?
Nessuno studio ha dimostrato che l’uso di cannabis causi l’anoressia o aggravi la restrizione alimentare in chi ne soffre. Le ricerche trovano però che gli adolescenti con un disturbo alimentare usano cannabis e altre sostanze più spesso, e l’uso in adolescenza ha i suoi rischi per un cervello ancora in sviluppo. In certe circostanze, poi, la cannabis può anche ridurre l’appetito: un dato curioso, visto che il suo ruolo come stimolante dell’appetito in medicina è stato studiato a fondo.
Secondo i ricercatori, questo effetto dipenderebbe da livelli alti di CBD o di THCV, due cannabinoidi che negli studi sugli animali sembrano frenare l’appetito: una ricerca di un’azienda farmaceutica britannica lo ha osservato nei topi. Si pensa che il THCV blocchi i recettori CB1 e che il CBD ne smorzi l’attività, contrastando l’effetto sull’appetito di sostanze come l’anandamide o il THC. Se succeda anche nelle persone, alle dosi abituali, non è ancora chiaro.
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