
Cannabis e ginecologia: dalla medicina antica agli studi di oggi
Dai rimedi delle civiltà antiche alle ricerche di oggi: cosa si sa della cannabis in ginecologia, dal disturbo disforico premestruale alla fertilità, con lo sguardo di una ginecologa argentina.
La cannabis terapeutica in ginecologia viene studiata soprattutto per il dolore: crampi mestruali, endometriosi, dolore pelvico. Le prime ricerche indicano un possibile ruolo anche su sindrome premestruale, menopausa e ovaio policistico, ma siamo ancora agli inizi. Per secoli diverse culture l’hanno usata contro i dolori femminili, e oggi la scienza sta provando a capire cosa c’era di vero.
Dai dolori mestruali all’endometriosi, dalla vulvodinia ai sintomi della menopausa, la cannabis si sta facendo spazio come alternativa interessante alle terapie classiche.

A cosa può servire l’olio di cannabis in ginecologia?
La medicina moderna ha visto la cannabis terapeutica prendere un sacco di strade diverse. Dal dolore cronico alla sclerosi multipla, dall’Alzheimer al glaucoma, fino all’epilessia, all’HIV e alla sclerosi laterale amiotrofica (SLA), in vari campi si è rivelata uno strumento utile.
Negli ultimi anni le ricerche sul CBD hanno dato risultati promettenti anche sui disturbi ginecologici, soprattutto nei casi in cui la medicina tradizionale non funziona.
Come la usavano le civiltà antiche per i disturbi dell’apparato riproduttivo femminile
Già nell’antichità si conoscevano bene gli effetti della cannabis sui disturbi dell’apparato riproduttivo femminile. La pianta veniva usata per i disturbi del ciclo, per calmare il dolore e facilitare il parto, e perfino contro tumori dell’utero e gonorrea.
Gli oli di canapa si applicavano sulla pelle per ridurre il dolore del parto, e le infiorescenze si bruciavano per inalarne il fumo. Queste pratiche sono documentate in tante culture: dalla Cina ai sumeri e agli egizi, e poi nel Medio Oriente e nel mondo arabo.
Nell’Europa del primo Medioevo la cannabis restò nella farmacopea, con usi nuovi come il seno gonfio e dolorante e i fastidi all’utero.
La cannabis nella medicina erboristica
Nell’antichità la medicina a base di erbe usava parecchio la marijuana, spesso mescolata ad altre piante o a sostanze come il miele per ottenere l’effetto cercato.
Le culture antiche apprezzavano la cannabis per i disturbi dell’apparato riproduttivo femminile. Non sapevano spiegarsi come funzionasse, ma osservavano benefici sui disturbi dell’utero, sulla menopausa e nella prevenzione degli aborti spontanei.
Settecento e Ottocento: la cannabis entra nella ginecologia moderna
Tra il XVIII e il XIX secolo la medicina fece un bel salto in avanti. I medici, con conoscenze di anatomia più solide, cominciarono a studiare e descrivere meglio come la cannabis potesse aiutare con la dismenorrea (i crampi mestruali), la menorragia (il ciclo molto abbondante) e la nausea con vomito forte in gravidanza.
Cosa dicono gli studi clinici sull’olio di cannabis nei disturbi femminili
Con l’interesse crescente di scienza e industria farmaceutica, sono partiti studi preclinici e clinici per misurare e confrontare i risultati. L’obiettivo è capire quanto ci si possa fidare dei prodotti a base di cannabis per i disturbi dell’apparato riproduttivo femminile, far conoscere il tema e migliorare le terapie.
Il CBD e l’endometriosi
Spesso le terapie ginecologiche non danno l’effetto sperato, hanno effetti collaterali o fanno effetto per poco. La cannabis sembra un’opzione promettente, soprattutto per l’endometriosi.
Le pazienti riferiscono sollievo su sintomi come il dolore pelvico, e in studi di laboratorio il CBD ha inibito la decidualizzazione delle cellule stromali dell’endometrio. Visto che circa il 10 % delle donne in età fertile ha l’endometriosi, se questi risultati venissero confermati riguarderebbero circa 200 milioni di donne nel mondo.
Cannabis e ginecologia oggi: a che punto siamo
La cannabis si usa già, in piccolo, anche per altre condizioni dolorose come il dolore pelvico e per i disturbi della menopausa. Ma sono solo i primi tentativi di rifare, con basi scientifiche, quello che le culture antiche facevano senza.
Siamo appena all’inizio delle applicazioni ginecologiche della cannabis, e mancano ancora tante ricerche e tanti studi clinici. Un passo alla volta, si comincia a incidere in modo concreto e responsabile sulla salute delle donne.
Cannabis e salute ginecologica: lo sguardo di una specialista
Silvina Vulcano, la ginecologa argentina che studia la cannabis
Silvina Vulcano è una medica ostetrica-ginecologa laureata all’Università di Buenos Aires (UBA). Ha una formazione in epidemiologia, gestione e politiche sanitarie e sicurezza del paziente, e ha dedicato la carriera allo studio della cannabis nelle donne e nelle persone che hanno le mestruazioni.
Ha un diploma in Cannabis e usi terapeutici (2021) all’Università Nazionale Arturo Jauretche e ha frequentato il corso post-laurea «Approccio integrale alla pianta di cannabis per la salute» all’Università Nazionale di Rosario (UNR), entrambe in Argentina.
È la specialista a cui si è rivolto il Collegio dei Medici argentino per formare i colleghi sull’uso terapeutico della marijuana. Secondo Vulcano, «la cannabis offre risposte non solo a patologie specifiche, ma anche a situazioni quotidiane di disagio e disabilità».

Endometriosi e cannabis: il dolore
L’endometriosi, cioè la crescita di tessuto endometriale fuori dall’utero, riguarda una donna o persona con le mestruazioni su dieci e può dare un dolore fortissimo, con meccanismi nocicettivi, infiammatori e neuropatici.
Vulcano spiega che il sistema endocannabinoide, con molecole come l’anandamide e il 2-AG, ha recettori nel cuore, nella milza, nelle ghiandole endocrine e nell’apparato riproduttivo: per questo i derivati della cannabis potrebbero aiutare a regolare il dolore dell’endometriosi. La ricerca sta anche cercando di capire se uno squilibrio del sistema endocannabinoide sia legato a una maggiore diffusione della malattia.
Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) e cannabis
La sindrome dell’ovaio policistico colpisce tra il 5 e il 15 % delle donne in età fertile. La cannabis potrebbe essere utile sull’insulino-resistenza e sul sovrappeso, che in questa condizione sono frequenti.
Vulcano sottolinea che il sistema endocannabinoide ha un ruolo chiave nella regolazione dell’appetito, dell’alimentazione e del metabolismo del glucosio, e questo potrebbe aiutare nella gestione della PCOS.
Sindrome premestruale (SPM) e disturbo disforico premestruale (PMDD)
La sindrome premestruale riguarda tre persone su quattro tra quelle che hanno il ciclo, con sintomi come irritabilità, tensione, sbalzi d’umore, seno dolorante e gonfiore.
Tra il 5 e l’8 % soffre di una forma più seria, il disturbo disforico premestruale (PMDD), che può portare depressione, ansia, irritabilità, insonnia e altri sintomi fisici ed emotivi pesanti. Secondo Vulcano, «la cannabis è un’alternativa non ormonale che potrebbe dare meno effetti collaterali rispetto ai farmaci disponibili oggi».
Si racconta perfino che il medico personale della regina Vittoria, Sir John Russell Reynolds, le prescrivesse cannabis per i dolori mestruali.
Fertilità e cannabis: cosa dicono gli studi
Ci sono indizi che la cannabis possa alterare l’ovulazione e altre fasi del processo riproduttivo, ma gli studi su larga scala non hanno trovato un calo significativo della fertilità nelle donne che la usano.
La National Survey of Family Growth, la grande indagine statunitense sulla famiglia, non ha trovato un legame tra uso di cannabis e tempo necessario per rimanere incinta. Vulcano fa notare che per capire l’effetto della cannabis su ciclo e fertilità bisogna tenere conto di fattori come l’attività fisica, l’uso quotidiano e lo stress.
Silvina Vulcano chiude così: «Quando riusciamo a mettere in ordine questi fattori, l’uso della cannabis può smettere di essere stigmatizzato e cominciare a essere regolato davvero».
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