
Cannabis ruderalis: cos’è e come ha fatto nascere le autofiorenti
La sottospecie piccola e resistente al freddo che fiorisce senza guardare la luce: differenze con sativa e indica, pro e contro delle auto e come germinarle.
Che differenza c’è tra sativa, indica e ruderalis?
Sativa, indica e ruderalis si distinguono soprattutto per origine, modo di crescere ed effetti: la sativa è alta e dà una botta energica, l’indica è bassa e rilassante, la ruderalis è piccola, ha poco THC e fiorisce da sola senza dipendere dalle ore di luce. Sono tutte e tre sottospecie del genere Cannabis, ognuna con tratti che la rendono unica.
La Cannabis sativa nasce in climi tropicali e subtropicali, e tende a crescere alta e slanciata, con foglie lunghe e strette. Di solito ha tanto THC, che si traduce in effetti psicoattivi più energici ed euforici. È nota per stimolare creatività e voglia di stare in compagnia, ed è perfetta di giorno.
La Cannabis indica, invece, viene da zone di montagna e da climi più freddi. È più bassa e robusta, con foglie più larghe e compatte. Si dice spesso che l’indica abbia più CBD della sativa (anche se cambia molto da una varietà all’altra) e la si associa a effetti più rilassanti e sedativi. È più tranquillizzante, adatta per staccare e allentare stress e tensione.
La Cannabis ruderalis è la meno conosciuta e si distingue perché fiorisce indipendentemente dal fotoperiodo. Vuol dire che non aspetta il cambio delle ore di luce per partire in fioritura, come fanno sativa e indica. Cresce soprattutto nelle regioni a latitudini settentrionali ed è stata usata per sviluppare le varietà autofiorenti.
Quindi sativa, indica e ruderalis si differenziano per origine, modo di crescere, contenuto di cannabinoidi ed effetti su chi le usa. La sativa è famosa per l’effetto stimolante ed energico, l’indica per quello rilassante e sedativo, mentre la ruderalis si fa notare per la sua capacità di autofiorire. Ognuna ha il suo fascino e le sue caratteristiche, ed è grazie a loro che oggi c’è una varietà enorme di coltivazioni e genetiche.

Cos’è la cannabis ruderalis?
La cannabis ruderalis è una sottospecie della canapa che cresce soprattutto in zone fredde come l’Europa dell’Est, l’Asia centrale e altre aree con un clima decisamente ostile per la marijuana. È bassa, ha poco THC e soprattutto fiorisce in automatico, a prescindere dalla luce che riceve.
Incrociando la ruderalis con indica o sativa si ottengono le cosiddette autofiorenti, piante che iniziano a fiorire tra la seconda e la quarta settimana di crescita, qualunque sia la luce che ricevono (fotoperiodo).
Per questo, e per altri motivi, tante banche di semi autofiorenti e marchi di semi di marijuana in blister si sono concentrati sulla creazione di semi autofiorenti.
L’autofioritura è un processo unico e raro. Nasce quando chi coltiva le classiche varietà di Cannabis indica o sativa ci aggiunge la genetica della Cannabis ruderalis.
Le indica e le sativa pure dipendono dal fotoperiodo (cioè dal rapporto tra ore di luce e di buio a cui sono esposte) per fiorire, mentre le ruderalis quasi sempre no.
I vantaggi di coltivare piante automatiche
- I semi autofiorenti permettono a chi coltiva all’aperto di fare raccolti facili e veloci. In più puoi portare a termine interi cicli di autofiorenti mentre le fotoperiodiche crescono o sono in fioritura. In Argentina, le autofiorenti all’aperto si possono coltivare grazie al REPROCANN, il registro argentino della cannabis terapeutica.
- Sono piccole (al massimo circa 1 metro d’altezza), quindi le autofiorenti sono molto discrete per coltivare all’aperto su terrazzi, balconi o verande.
- Se il clima lo permette (minime sempre sopra i 10 °C), puoi coltivare automatiche all’aperto tutto l’anno.
- Visto che crescono veloci e hanno un ciclo corto, sono meno esposte a parassiti di ogni tipo.
- Se coltivi automatiche all’aperto, noterai che reggono meglio il freddo, anche se preferiscono i climi temperati.
Gli svantaggi dei semi automatici
- In indoor, con semi femminizzati fotoperiodici a fioritura rapida arrivi agli stessi tempi di un’autofiorente, ma con più qualità e più produzione.
- Siccome non rispondono al fotoperiodo, non puoi conservare nessuna genetica autofiorente: niente piante madri e niente talee.
- I semi autofiorenti hanno meno cannabinoidi della stessa genetica in versione fotoperiodica.
Come germinare i semi di marijuana autofiorenti
Germinare il seme:
Ti servono un metodo di germinazione e uno dei tanti semi che trovi sulla nostra pagina.
Preparare i vasi:
Quando i semi sono germinati, devi avere pronti dei vasetti 7×7 con terra, dove la radice possa crescere senza ostacoli. Meglio evitare di germinare i semi in un Jiffy.
Per prima cosa riempi i vasetti di terra e poi annaffia, ma bene, perché finché la piantina non spunta in superficie non dovrai bagnarla di nuovo. Se annaffi quando il seme non è ancora uscito, può succedere che si sposti, risalga in superficie, finisca troppo in profondità o si bruci quando spunta con la terra troppo bagnata.
Interrare il seme:
Interra il seme a mezzo centimetro o un centimetro di profondità, facendo un buco con una penna o qualcosa di simile. Mettici dentro il seme con la radichetta verso il basso. Coprilo con un po’ di terra, senza pressare troppo, e lascialo lì finché non spunta in superficie.
L’ideale è dare 24 ore di luce durante questa fase, finché non le trapianti nel vaso definitivo. Se non hai una lampada, dai tutta la luce che puoi e fai in modo che il vaso non prenda freddo.
E ora si aspetta:
Devi aspettare che la piantina esca dalla terra e faccia quello scatto tipico dei semi di cannabis che cercano la luce. Ci vogliono quattro o cinque giorni, non molto di più, e bisogna stare attenti a non far passare troppo tempo. Occhio in questa fase: la pianta non deve iniziare a svilupparsi in quel vasetto.
Passarle nel vaso definitivo:
Riempi il vaso definitivo fino in cima con terra ben sistemata, così quando annaffi non si abbassa troppo; se la pressi troppo, però, non entra abbastanza ossigeno e le radici non crescono sane. Va pressata il giusto, e anche questo si impara col tempo. La luce ideale è di 20 ore fino alla fine, o il massimo di ore di sole possibile.
Con il vaso definitivo pieno di terra, fai il buco per metterci la pianta del vasetto, bello profondo, perché va interrata con tutto il fusto. Poi annaffia poco alla volta e lungo i bordi, così la terra si inzuppa bene.
Occhio al pH
Il pH del terreno decide quanto la pianta riesce ad assorbire i fertilizzanti che ci sono dentro. Se il pH è troppo alto (alcalino) o troppo basso (acido), può esserci un blocco dei nutrienti e la pianta va in carenza. La cannabis cresce meglio in un terreno con pH tra 6,0 e 6,5.
Il terriccio ideale per le autofiorenti
Per coltivare le autofiorenti scegli un buon terriccio, di qualità e ben arieggiato.
Di solito il terriccio contiene già fibra di cocco, ma puoi aggiungerne altra (un 30-50%) per dargli più aerazione.
Puoi anche usare direttamente il cocco, ma ricorda che è un substrato inerte, quindi dovrai concimare fin dall’inizio.
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