CBD e ovaio policistico: cosa dice la ricerca su insulina, peso e ansia
SALUTE

CBD e ovaio policistico: cosa dice la ricerca su insulina, peso e ansia

Il CBD non cura la PCOS: cosa suggeriscono i primi studi su insulina, peso e ansia, e perché dose e interazioni vanno viste col medico.

DI Redazione CosechaLibre6 MIN DI LETTURA

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è un disturbo ormonale comune che colpisce tante donne in età fertile, con cicli irregolari, eccesso di androgeni e cisti alle ovaie. Il CBD non la cura: le prime ricerche, per lo più su animali o osservazionali, suggeriscono che possa aiutare con alcuni problemi collegati, come insulino-resistenza, peso e ansia. Se pensi di provarlo, se ne parla prima con il medico, che valuta dose e interazioni con i farmaci. La PCOS non tocca solo la salute riproduttiva, ma anche il benessere generale, il metabolismo e l’aspetto fisico.

Tra chi cerca rimedi naturali, il cannabidiolo (CBD) è diventato un’opzione su cui si punta parecchio. Studiato per le sue possibili proprietà antinfiammatorie, analgesiche e ansiolitiche, il CBD potrebbe alleviare diversi fastidi legati alla PCOS.

Pianta di cannabis in fioritura

Come può aiutare il CBD se hai la PCOS?

Il cannabidiolo (CBD) viene studiato come possibile aiuto per chi soffre di sindrome dell’ovaio policistico (PCOS). Questo composto naturale potrebbe contribuire all’omeostasi, cioè all’equilibrio del corpo.

Il CBD potrebbe agire su diversi aspetti che la PCOS mette sottosopra: ormoni, neurotrasmettitori, metabolismo e attività neurologica.

I possibili benefici del CBD per la PCOS

Insulina e zuccheri nel sangue

L’iperinsulinemia, cioè troppa insulina in circolo, è strettamente legata al diabete ed è frequente in chi ha la PCOS.

Uno studio osservazionale su circa 4600 adulti statunitensi ha visto che chi consumava marijuana aveva l’insulina a digiuno più bassa di circa il 16 % e meno insulino-resistenza rispetto a chi non ne consumava. Questo tipo di studio non dimostra un rapporto di causa-effetto, e misurava il consumo di marijuana, non di CBD; alcuni ricercatori ipotizzano che il CBD possa essere uno dei composti coinvolti, modulando i recettori CB1.

Nei modelli animali, bloccare questi recettori ha migliorato la sensibilità all’insulina: segno che il sistema endocannabinoide e i recettori CB1 hanno un ruolo importante nel funzionamento dell’insulina.

Se questo venisse confermato nelle persone, potrebbe migliorare la regolazione di zuccheri e insulina, cosa fondamentale per chi ha la PCOS; mancano però ancora studi sul CBD negli esseri umani.

Il peso

Molte persone con PCOS sono in sovrappeso, anche se le stime cambiano parecchio da uno studio all’altro. Può dipendere dalla stanchezza che riduce l’attività fisica, dall’iperinsulinemia che aumenta la produzione di grasso e da una predisposizione genetica.

Secondo studi di laboratorio e sugli animali, il CBD potrebbe incidere sul peso in diversi modi:

  • Regolando la funzione dei mitocondri, per bruciare meglio zuccheri e grassi.
  • Riducendo l’insulino-resistenza, per regolare meglio la glicemia.
  • Riducendo l’appetito, e quindi le calorie che mangi.

Se questi effetti venissero confermati nelle persone, potrebbero aiutare chi ha la PCOS a perdere i chili di troppo, cosa fondamentale per migliorare i sintomi.

Ansia e depressione

L’ansia è un effetto frequente della PCOS, probabilmente per lo stress che la condizione si porta dietro e per gli squilibri ormonali.

Il CBD viene studiato per il suo possibile effetto ansiolitico. In piccoli studi in doppio cieco e controllati con placebo, una dose singola di CBD ha abbassato l’ansia, anche se le dosi usate erano molto più alte di quelle di partenza che trovi più sotto.

Negli studi in cui l’ansia veniva provocata facendo parlare le persone in pubblico, il CBD ha migliorato in modo significativo i punteggi di ansia rispetto al placebo.

Il CBD sembra potenziare l’attività del GABA nel cervello, il principale neurotrasmettitore inibitorio, e questo potrebbe aiutare a calmare l’iperattività cerebrale e a smorzare i picchi d’ansia.

Talee di cannabis

Su cos’altro si studia il CBD

Il CBD è oggetto di ricerca anche per diverse condizioni legate al sistema endocrino, come:

  • Diabete di tipo 2
  • Menopausa
  • Osteoporosi
  • Obesità
  • Ipertiroidismo
  • Ipotiroidismo
  • Sindrome premestruale (PMS)

Quanto CBD per la PCOS? Dipende, e lo decide il medico

La dose giusta di olio di CBD per la sindrome dell’ovaio policistico può cambiare parecchio da persona a persona. Dipende da diversi fattori individuali che influenzano come il corpo metabolizza il CBD e come reagisce.

I fattori che cambiano la dose di CBD

  1. Peso corporeo: chi pesa di più può aver bisogno di dosi più alte per avere gli stessi effetti di chi pesa meno.
  2. Età: l’età può incidere sul metabolismo e su come il corpo elabora il CBD.
  3. Rapporto tra muscoli e grasso: chi ha più massa muscolare può avere bisogno di dosi diverse rispetto a chi ha più grasso corporeo.
  4. Genetica: i geni possono cambiare il modo in cui il corpo metabolizza il CBD.
  5. Attività degli enzimi del fegato: sono loro a scomporre il CBD, e la loro attività varia da persona a persona.
  6. Altre condizioni di salute: la presenza di altri problemi di salute può cambiare la dose necessaria.
  7. Funzione digestiva: la capacità dell’intestino di assorbire ed elaborare il CBD non è uguale per tutti.
  8. Farmaci: alcuni farmaci possono interagire con il CBD e cambiarne l’efficacia e la dose necessaria.

Come trovare la dose giusta di CBD per la PCOS

Non esiste una dose standard di CBD per la PCOS, e nessuna linea guida la indica. Le guide che circolano consigliano in genere di partire basso e salire poco alla volta, ma dose di partenza e aumenti vanno decisi con il medico. Lo schema che si legge più spesso è questo:

  1. Dose bassa all’inizio: le cifre che circolano sono sui 10–20 mg di CBD al giorno, da confermare con il medico.
  2. Aumenti lenti: si parla di 5–10 mg in più a settimana, solo se il medico è d’accordo.
  3. Osserva gli effetti: fai caso a come risponde il tuo corpo a ogni aumento. Segnati qualsiasi cambiamento nei sintomi della PCOS.
  4. Aggiusta quando serve: quando trovi una dose che allevia i sintomi senza effetti collaterali fastidiosi, fermati lì. Se i sintomi restano o cambiano, rivedi la dose.

Serve pazienza, perché trovare la dose ideale può richiedere tempo. E prima di cominciare con il CBD parlane sempre con un medico, soprattutto se prendi altri farmaci (il CBD può interagire con alcuni di quelli che passano dal fegato, come certi antidepressivi, antiepilettici e anticoagulanti), se hai problemi al fegato o se sei incinta, stai cercando una gravidanza o allatti. Il CBD può affiancare la terapia per la PCOS, non sostituirla.

CBD e PCOS: in conclusione

La dose di olio di CBD per la PCOS cambia da persona a persona, per tanti motivi. Di solito si parte basso e si sale piano, osservando come reagisce il corpo, ma il passaggio dal medico è indispensabile: è lui che può dirti se il CBD ha senso ed è sicuro nel tuo caso.