
Olio di cannabis per l’ansia: come si prende e quante gocce
Dose di partenza, sublinguale, tempi d’effetto, differenze tra CBD e THC e le interazioni con i farmaci da conoscere prima di cominciare.
Quante gocce di olio di cannabis prendere per l’ansia?
Non c’è un numero di gocce valido per tutti: la dose di olio di cannabis per l’ansia dipende dalla concentrazione del prodotto e dalla persona. Di solito si parte basso, con 1 o 2 gocce, e si sale piano piano finché non trovi la dose che ti fa stare meglio. Ogni organismo reagisce ai cannabinoidi a modo suo.
In pratica: comincia con poco e aumenta gradualmente finché non trovi la dose che ti dà sollievo. Tieni un diario degli effetti e aggiusta la dose di conseguenza.
Prima di usare olio di cannabis per l’ansia, però, parlane con un medico, soprattutto se prendi altri farmaci o hai già qualche problema di salute. Un medico o uno specialista in cannabis terapeutica può darti indicazioni su misura e assicurarsi che l’uso sia sicuro ed efficace per te.
Come usare l’olio di CBD per l’ansia?
L’olio di cannabidiolo (CBD) viene usato sempre di più per l’ansia, per le sue possibili proprietà ansiolitiche e rilassanti. Ecco qualche indicazione generale su come usarlo:
- Parla con un medico: prima di cominciare a usare olio di CBD per l’ansia, confrontati con un medico o un professionista sanitario, soprattutto se prendi altri farmaci o hai qualche patologia.
- Scegli il prodotto giusto: il CBD si trova in tante forme, come tinture, capsule, liquidi da vapo o creme. Le tinture sublinguali vanno per la maggiore perché si assorbono in fretta attraverso i vasi sanguigni sotto la lingua.
- Trova la dose giusta: la dose di CBD cambia da persona a persona e in base alla concentrazione del prodotto. Meglio partire basso e salire piano finché non trovi quella che funziona per te.
- Datti degli orari: prendere l’olio di CBD a orari regolari aiuta. Può essere utile dividere la dose giornaliera in più prese piccole durante la giornata.
- Osserva gli effetti: segnati come ti senti dopo aver preso l’olio. Fai caso a ogni cambiamento nei livelli d’ansia e aggiusta la dose se serve.
- Abbinalo ad altre strategie: l’olio di CBD può affiancare altri modi di gestire l’ansia, come la terapia cognitivo-comportamentale, la meditazione, lo sport e le tecniche di rilassamento.

Dopo quanto tempo fa effetto il CBD per l’ansia?
Il tempo che ci mette il CBD a fare effetto sull’ansia cambia da persona a persona e in base a come lo prendi. C’è chi sente sollievo nel giro di pochi minuti e chi ha bisogno di più tempo per notare qualcosa.
Con l’olio sublinguale (qualche goccia sotto la lingua, tenuta lì per qualche secondo prima di deglutire) di solito l’effetto arriva prima, perché il CBD passa in fretta dai vasi sanguigni sotto la lingua e arriva nel sangue in modo più diretto.
In generale, molti consumatori di CBD riferiscono di sentire l’effetto tra 15 e 60 minuti dopo averlo preso sotto la lingua. Ad alcuni però serve più tempo, e possono volerci giorni o settimane di uso regolare per avere risultati più costanti.
Ricorda che ognuno risponde al CBD in modo diverso per via di dose, metabolismo, peso e sensibilità personale. Per questo si consiglia di partire con una dose bassa e aumentarla piano piano fino a trovare quella che funziona meglio per te.
CBD e THC: sono la stessa cosa?
No, CBD e THC non sono la stessa cosa. La cannabis contiene più di 500 composti organici, e almeno 113 sono cannabinoidi. Tra questi, per il loro interesse terapeutico, spiccano il CBD e il THC. Il THC, il tetraidrocannabinolo, è il principale composto psicoattivo della pianta: è lui che ti fa sballare.
Il CBD non ha effetti psicoattivi, il THC sì. Ma tutti e due hanno un valore terapeutico importante, che aumenta quando «lavorano» insieme: si parla di effetto sinergico, in cui il CBD potenzia alcune proprietà del THC, come quelle analgesiche o quelle antitumorali studiate in laboratorio, e allo stesso tempo ne smorza la psicoattività.

Cos’è il CBD e a cosa serve?
Il CBD è stato approvato per la prima volta come farmaco nel 2018 dalla Food and Drug Administration degli Stati Uniti (FDA), con il nome di «Epidiolex», per trattare le convulsioni nei bambini con forme gravi di epilessia. A parte questo, tante persone nel mondo usano il CBD per vari disturbi, tra cui dolore, sonno e benessere generale.
Oltre al suo uso in alcune forme di epilessia, alcuni studi suggeriscono che il CBD possa aiutare a ridurre l’ansia in persone con schizofrenia o psicosi, o con diverse dipendenze.
Il CBD viene studiato per molte possibili proprietà terapeutiche. Si indaga il suo effetto su stress, depressione e altri disturbi mentali, e come neuroprotettore e miorilassante; per questo alcuni professionisti lo indicano come trattamento palliativo per il dolore e altri sintomi di malessere.
L’olio di cannabis ricco di CBD viene usato come integratore, rimedio da applicare sulla pelle o trattamento farmacologico, e i pazienti lo usano spesso per alleviare:
- dolore cronico,
- infiammazione nelle malattie infiammatorie intestinali o della pelle,
- ansia,
- depressione,
- gravità e frequenza delle crisi nelle epilessie resistenti ai farmaci, ecc.
L’olio di cannabis viene usato anche, e studiato, per i sintomi di malattie neurologiche o neuropsichiatriche come:
- sclerosi multipla,
- Alzheimer,
- Parkinson,
- schizofrenia.
Il CBD è solo una delle oltre 500 sostanze attive della marijuana conosciute finora, e uno dei suoi più di 100 cannabinoidi.
Come agisce il CBD nel cervello
Cervello, midollo spinale e sistema nervoso periferico ospitano i recettori CB1 e CB2, che interagiscono con i cannabinoidi. Questa interazione attiva e stimola le risposte naturali del corpo a stress, ansia e dolore. L’omeostasi è il modo in cui il corpo autoregola le sue funzioni, e si pensa che l’olio di CBD possa dare una mano a questo processo naturale.
Come prendere l’olio di CBD per il dolore
Il CBD si può prendere per bocca o applicare sulla pelle, a seconda del prodotto. Le opzioni sono tante: oli e capsule molli, che secondo chi li vende alleviano l’ansia, sali da bagno rilassanti, creme, oli e altro ancora. Certo, si può anche fumare, ma se usi il CBD a scopo terapeutico meglio evitare la combustione e scegliere modi di assunzione più sani.
Diversi studi hanno mostrato che il CBD ha un effetto anticonvulsivante utile in alcuni tipi di epilessia, e il suo uso si è diffuso parecchio anche perché non ha effetti psicoattivi.
Grazie ai progressi nella coltivazione, oggi si possono coltivare varietà che contengono solo CBD, senza dover assumere il THC, che invece è psicoattivo.
CBD e farmaci: le controindicazioni
Il CBD interagisce con i farmaci e può ridurne o prolungarne l’effetto: disattiva o amplifica gli enzimi del citocromo P450 (CYP). Così cambia il modo in cui l’organismo metabolizza un sacco di sostanze e di medicinali.
Se prendi qualche farmaco, la cosa migliore è parlarne con il tuo medico. E vai con i piedi di piombo se hai una storia di disturbi mentali, abuso di alcol o droghe, o se sei in gravidanza o allatti.
Molti oli di cannabis da vaporizzare (e-liquid, o liquidi per sigarette elettroniche) contengono glicole propilenico. Questo additivo, se si surriscalda, produce formaldeide, una sostanza cancerogena.
Gli effetti collaterali del CBD
Il CBD non è psicoattivo ed è considerato sicuro, ma può comunque avere effetti collaterali. Tra questi ci sono nausea, stanchezza e irritabilità.
Il CBD può far salire nel sangue i livelli di anticoagulanti e di altri farmaci, perché compete con loro per gli enzimi del fegato che li smaltiscono. «Chi prende dosi alte di CBD può avere valori alterati negli esami del sangue legati al fegato», scrive Harvard Health Publishing. Molti farmaci da banco, come il paracetamolo, fanno la stessa cosa.
Altri possibili effetti collaterali: bocca secca, debolezza, stanchezza, mal di testa e capogiri.
Il CBD è il componente della cannabis più usato a scopo medico e terapeutico, e viene studiato per tante malattie e patologie, anche se le prove solide ci sono solo per alcune. Come per tutto quello che riguarda la cannabis, c’è ancora tanto da imparare.
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