
Coltivare semi femminizzati: 8 consigli dal seme al raccolto
Fotoperiodo da cambiare a mano, potature, acqua, umidità, luce e nutrienti: come portare a raccolto una femminizzata, con i consigli di @bsfseeds.
Consigli per coltivare semi femminizzati, con @bsfseeds In breve: una femminizzata dà quasi sempre una femmina, ma resta fotoperiodica. Al chiuso la tieni a 18 ore di luce finché vuoi farla crescere e poi la mandi in fioritura a 12/12; all’aperto, nell’emisfero nord, si pianta tra marzo e giugno e si raccoglie tra settembre e novembre. Il resto è acqua giusta, aria, luce, nutrienti e qualche potatura.
Quando uno vuole cominciare a coltivare cannabis, le domande sono mille. E non solo: la paura di affrontare un ciclo, di far crescere le piante e di non farle morire, è tanta.
Per questo, se vuoi coltivare per il tuo consumo, la scelta più sensata sono i semi femminizzati: è la strada più diretta verso il raccolto che ti serve.
Ma cosa sono i semi femminizzati? Sono semi pensati per togliere di mezzo la possibilità che nascano piante maschio. Però chiedono le stesse cure e le stesse condizioni di crescita, perché dipendono dalla luce esattamente come i regolari: per andare in fioritura bisogna passare da 18 a 12 ore di luce al giorno. Al chiuso il cambio lo decide il grower, che si gestisce la crescita come vuole. E a differenza dei maschi, sono le femmine a fare le cime con il THC.

Da dove arrivano i semi femminizzati?
La tecnica più usata sfrutta piante con tendenza all’ermafroditismo.
Prima si scelgono delle piante femmina e le si mette sotto stress ormonale. Come? Coltivandole in condizioni sfavorevoli in cui non trovano modo di riprodursi: per esempio con cicli di luce interrotti o con potature che le spingono a fare fiori maschili.
Per effetto dello stress, e come meccanismo di sopravvivenza, alcune di queste piante producono delle sacche di polline per impollinare i propri fiori femminili, cioè diventano ermafrodite. Il polline di quelle sacche porta il cromosoma X, e non l’Y come quello di un maschio normale; quando impollina i fiori femminili dà semi femminizzati con cromosomi XX. Così, nel 99,9 % dei casi, le piante che nascono da quei semi sono femmine.
L’unico svantaggio è che i semi ottenuti così possono ereditare la tendenza all’ermafroditismo, e quindi rendere meno. Per questo molti grower sono passati a usare l’argento, per esempio la soluzione di tiosolfato d’argento (STS): applicata sulla pianta provoca lo stress ormonale, ma riduce il rischio di avere poi piante ermafrodite.
Come si comportano in coltivazione
Conoscere questi semi è fondamentale per sapere cosa aspettarti dalle loro caratteristiche.
Per il passaggio alla fioritura, per esempio, al chiuso le femminizzate vogliono un intervento manuale: si passa da 18 a 12 ore di luce. All’aperto invece seguono un calendario fisso: nell’emisfero nord si piantano tra marzo e giugno e si raccolgono tra settembre e novembre.
Le femminizzate hanno un ciclo di vita più lungo. Per questo chiedono un po’ più di esperienza e qualche base per evitare danni e imprevisti. Il bello è che al chiuso puoi controllarne lo sviluppo, allungare la vegetativa e rimandare la fioritura se c’è un problema o una carenza di nutrienti.
Un altro vantaggio: le puoi potare in vari modi per tenere a bada l’altezza e dare forma alla pianta, cosa che con le autofiorenti non si fa. E allungando la vegetativa, o seminando presto, ottieni piante più grosse.
Sul rapporto calice/foglia vincono le femminizzate: le autofiorenti di solito fanno più foglie, e questo complica la manicure al raccolto.
Quanto alle cime, le femminizzate, soprattutto le indica, sono belle dense. Fanno anche più resina intorno ai fiori, quindi sapori e aromi più intensi. E per via della genetica ruderalis, le autofiorenti di solito hanno meno THC delle fotoperiodiche.
Otto consigli per coltivare semi femminizzati
1- Non farla seccare:
Con le femminizzate è importantissimo che la pianta non si secchi: tieni sempre l’acqua al livello giusto.
2- Non affogarla:
L’acqua è indispensabile, ma devi trovare la misura giusta per non dargliene troppa.
3- Valuta l’idroponica:
è uno dei modi migliori per tenere l’acqua sempre al livello giusto.
4- Umidità alta in crescita:
come in ogni coltivazione, l’umidità è fondamentale. In crescita è meglio che resti sopra il 60 %; in fioritura invece va abbassata, per non invitare la muffa.
5- La temperatura giusta:
Il caldo eccessivo fa male allo sviluppo della pianta. Per questo consigliamo una temperatura media tra 20 e 22 gradi.
6- La luce giusta:
Con una luce tendente al rosso, in crescita, le piante rischiano di stressarsi e allungarsi. Per questo consigliamo una luce bluastra o bianca.
7- Azoto nella crescita:
Per una crescita sana conviene dare nutrienti a base di azoto, tenendo d’occhio le dosi per non esagerare.
8- Fosforo e potassio in fioritura:
Oltre all’azoto, in fioritura fosforo e potassio danno alla pianta i nutrienti che le servono.
Se cerchi un effetto euforico e carico, puoi puntare su femminizzate sativa come Amnesia Bilbo, Kali Mist, Sweet Tooth o Hawaiian Snow. Se invece vuoi un effetto più rilassante, da corpo, vai su femminizzate indica come Blueberry, Kritikal Bilbo, California HashPlant o Blue Cheese.
Come in ogni coltivazione, le piante vanno curate e bisogna sapere quali nutrienti e cosa chiedono per crescere forti. Con questi consigli e le basi giuste, le tue femminizzate faranno invidia agli altri grower.
Quanto ci mette a crescere una femminizzata?
Il tempo che ci mette una femminizzata a crescere cambia in base a genetica, condizioni ambientali, metodo di coltivazione e cure che le dai. In generale una femmina di un mese misura in media tra i 20 e i 30 cm. Da lì continua la vegetativa e, quando arriva alla maturità sessuale, comincia a fare le cime. I femminizzati piacciono tanto proprio perché danno solo femmine, cioè solo piante che fanno cime. Controlla comunque le piante con regolarità per beccare qualsiasi segno di ermafroditismo e intervenire prima che si impollinino e facciano semi.
Come coltivare semi femminizzati indoor
Per coltivare femminizzati al chiuso si parte da semi di buona qualità. Poi serve l’ambiente giusto: temperatura costante, un buon ricambio d’aria e una luce adeguata. In vegetativa la luce va accesa tra le 18 e le 24 ore al giorno, in fioritura 12. Poi bisogna dare alle piante i nutrienti che servono, cioè azoto, fosforo e potassio, per una crescita sana. Conviene anche controllare pH ed EC dell’acqua, per non sovralimentarle e non lasciarle in carenza. Infine tieni d’occhio umidità e annaffiature, per evitare funghi e muffe.
Il resto lo fa la pazienza: buon raccolto.
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