
Come coltivare autofiorenti: la guida completa, dal vaso al raccolto
Fioriscono da sole e in due-tre mesi sono pronte: luce, training, vasi e terriccio per far rendere le automatiche.
Le autofiorenti sono le piante più facili da coltivare: fioriscono da sole dopo 3-4 settimane, qualunque sia l’orario della luce, e sono pronte da raccogliere in due o tre mesi dalla germinazione. Per questo sono la scelta tipica di chi inizia e di chi non può stare dietro alle piante tutti i giorni. Il resto è vaso giusto, terriccio leggero e niente potature aggressive.
Le varietà autofiorenti sono programmate per fiorire in base all’età, non al cambio del ciclo di luce. Le piante di cannabis «classiche», dette fotoperiodiche, hanno invece bisogno di un orario di luce preciso: non partono in fioritura finché le ore di sole non calano, il segnale che l’inverno si avvicina.
Le automatiche iniziano a fiorire quando arrivano alle 3 o 4 settimane di vita, a prescindere dalla luce che hanno preso, e sono pronte per il raccolto in appena due o tre mesi.
Di regola un’automatica arriva al raccolto molto prima di una pianta tradizionale: dopo 2 o 3 mesi dalla germinazione. Quanto alla resa, se la segui bene per tutto il ciclo puoi contare su 100-130 g a pianta; detto questo, quante cime porti a casa dipende molto da come hai impostato la coltivazione.
Quando si parla di resa, poi, bisogna considerare che un’automatica fa più raccolti all’anno di una tradizionale, proprio perché il suo ciclo di vita è così corto.
Al di là della stima di prima, tanti grower finiscono con appena 20 g a pianta. Succede ai principianti e quando qualcosa va storto: semi con una genetica scarsa, luce insufficiente, alimentazione sbagliata.
Al contrario, chi ha più esperienza, parte da semi con una buona genetica e dà alla pianta le condizioni ideali può superare i 150-200 g.
Quante ore di luce servono a un’autofiorente?
Le automatiche iniziano a fare cime da sole dalla terza settimana dopo la germinazione, qualunque sia l’orario di luce che usi. Con le piante tradizionali, invece, devi cambiare l’orario della luce per dire alla pianta che è ora di fiorire.
Resta comunque la domanda che si fanno tutti: qual è il fotoperiodo migliore per un’automatica? La risposta breve è 18/6, cioè 18 ore di luce e 6 di buio.
Quasi tutti i grower sono d’accordo che per un’automatica l’ideale sta tra le 18 e le 24 ore di luce. C’è anche chi giura che le automatiche abbiano bisogno di un periodo di buio e che con 24 ore di luce al giorno non crescano sane. Prove a sostegno, però, non ce ne sono.
L’altra cosa da decidere è lo spettro di luce. Con le fotoperiodiche si usa più luce blu in vegetativa e più rossa in fioritura. Con le automatiche puoi fare lo stesso: luce blu finché la pianta non mostra il sesso, poi passi al rosso.
In ogni caso qualunque colore dello spettro ti dà una buona crescita, a patto che siano lampade da coltivazione.
Tecniche di coltivazione per le autofiorenti
Anche se in tanti non ci credono, un’automatica si può «allenare» nella sua breve fase vegetativa, e ne vale la pena.
L’esperienza dice che, finché le piante sono sane, le automatiche rispondono bene a una cimatura semplice o all’LST. Il bello è che si possono allenare per fare più colas e più grosse, e un training fatto bene può alzare la resa e il risultato finale del raccolto.
Sul «training» delle automatiche ci sono tre scuole di pensiero principali, ognuna con i suoi fan:
1- Niente training: visto che le automatiche restano in vegetativa per poco tempo, se le stressi troppo con un training spinto rischi di ritrovarti una pianta nana, e quindi una resa bassissima.
2- Solo LST (Low Stress Training, allenamento a basso stress): l’idea è dare alla pianta una forma a canoa, piegando i nuovi rami e legandoli verso il basso. Il grande vantaggio di questa tecnica è che stressa pochissimo la pianta.
3- Cimatura più un altro training: con la cimatura tagli la punta della pianta per costringerla a fare due colas invece di una. Di solito non stressa una pianta sana che cresce a buon ritmo, ma se non la fai con attenzione può stressarla o rallentarne la crescita.
I grower esperti sconsigliano i training aggressivi sulle automatiche, tipo il main-lining, perché la pianta ha bisogno di diverse settimane di vegetativa per riprendersi.
Che vasi servono per le autofiorenti?
Le autofiorenti vogliono vasi grandi e bianchi, per due motivi:
1- Grandi, perché con le auto non si fanno travasi: iniziano a fiorire praticamente mentre crescono e, con un ciclo così corto, conviene non stressarle per non perdere produzione. In più le autofiorenti smettono di crescere e partono in fioritura quando le radici toccano il fondo del vaso.
2- Bianchi se coltivi all’aperto: così il sole non li scalda, le radici restano più fresche e non diventano terreno fertile per i funghi.
Che terriccio usare per un’autofiorente?
1- Terriccio arieggiato: deve essere soffice, per niente compatto, così le radici crescono e si allargano come vogliono e prendono l’ossigeno che serve per svilupparsi bene.
2- Perlite: nel mix ci va la perlite, che migliora l’aerazione e il drenaggio e fa stare comode le radici.
3- Concime: di solito le auto non chiedono tanto nutrimento quanto le femminizzate fotoperiodiche, e un terriccio light è perfetto. Volendo, però, puoi scegliere un terriccio già fertilizzato che dia tutti i nutrienti necessari.
Se coltivi automatiche per la prima volta, il consiglio è germinare il seme, metterlo subito nel vaso definitivo e non applicare nessuna tecnica, per vedere come va il ciclo. Per chi inizia, questo tipo di pianta è l’ideale.
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