
Come ottenere i semi da una pianta di marijuana, dall’incrocio alla raccolta
Impollinazione controllata, quando raccogliere, come separare i semi dalle cime e come farli germinare dopo.
Per ottenere semi da una pianta di marijuana serve che una femmina venga impollinata, da un maschio o, per i femminizzati, dal polline di una femmina stressata ad arte. I semi si raccolgono quando sono gonfi e scuri, con le classiche striature tigrate, di solito dopo sei-otto settimane di fioritura: si fanno seccare le cime, si sbriciolano e si recuperano i semi che cadono. C’è stato un tempo, neanche tanto lontano, in cui una cima aveva quasi sempre i suoi semi; poi, con l’evoluzione della coltivazione, è cresciuta la domanda di «sinsemilla», l’erba senza semi di alta qualità. I breeder hanno cominciato a sviluppare varietà proprie e a specializzarsi nella produzione di semi specifici, che servono sia per continuare a incrociare sia per distribuire la varietà creata.
Per arrivare alla varietà perfetta serve una produzione di semi controllata. I breeder devono far produrre polline alle loro piante preferite e usarlo per impollinare altre varietà a cui tengono, creando così degli «incroci» dei due genitori scelti. Produrre semi di marijuana è un lavoro di precisione: serve un ambiente pulito e controllato, completamente sigillato, perché non entri polline da fuori.
Una volta scelti gli incroci, le piante possono restare in «vegetativa», cioè continuare la fase di crescita, se l’idea è farle diventare più grandi prima che parta la produzione di semi, ma non è obbligatorio. Quando le piante sono abbastanza grandi, si passa al fotoperiodo di fioritura: 12 ore di luce e 12 di buio totale.
Nel giro di qualche settimana il maschio forma le sacche di polline, che presto si aprono e lo liberano nell’aria fino alle femmine. A quel punto le femmine producono semi, che si possono usare per continuare gli incroci oppure raccogliere.
Come la cannabis produce semi da sola
La cannabis è una pianta tostissima e non ha per forza bisogno di un maschio per fare semi. L’evoluzione le ha dato una capacità sorprendente di autoimpollinarsi quando non ci sono maschi in giro. Che sia stressata o vecchia (per esempio una femmina non raccolta in tempo), se sente che l’ambiente non le garantisce un futuro, produce semi per lasciare un’eredità.
È così che nascono i semi femminizzati. I breeder stressano con cura una femmina sana per «fregarla» e farle credere che la sua vita o la sua sicurezza siano in pericolo.
Perché ci sono cime con i semi?
Anche se l’obiettivo è avere cime senza semi, nella realtà può succedere di tutto. La domanda allora è: perché nella mia coltivazione ci sono cime con i semi? I motivi possono essere diversi, ma il punto di partenza è sempre lo stesso: quando il polline delle piante maschio entra in contatto con la porta d’ingresso della femmina, cioè i pistilli, cominciano a formarsi cime con i semi.
Da grower, quando te ne accorgi devi eliminare le piante maschio e quelle ermafrodite, così ottieni l’erba con la concentrazione di cannabinoidi più alta possibile.
Come si tolgono i semi da una pianta?
Molte coltivazioni puntano a eliminare i semi per avere una «sinsemilla» di qualità, ma a volte i breeder i semi li vogliono. Che sia per le proprie coltivazioni o per venderli a un pubblico esigente, chi coltiva per i semi punta a semi sani e belli pieni, non a cime grosse e scenografiche. E allora, cosa succede se tolgo i semi dalla mia pianta di marijuana?
Le coltivazioni da seme si raccolgono quando i semi sono gonfi e scuri, spesso con delle striature tigrate (più o meno dopo sei-otto settimane di fioritura).
Dopo il raccolto, le cime si fanno seccare e si recuperano i semi. In piccolo basta sbriciolare il fiore e raccogliere i semi che cadono.
La raccolta commerciale di solito usa macchine apposite che triturano i fiori secchi e separano scarti e semi in contenitori diversi. Una volta raccolti, i semi si conservano in contenitori opachi ed ermetici, perché non marciscano e non germinino prima del tempo.
Anche se di solito la cannabis si coltiva senza semi, a volte i semi sono proprio l’obiettivo. Quando coltivano per i semi, i breeder fanno particolare attenzione a impollinazione, momento del raccolto ed essiccazione, per aumentare le probabilità di un buon risultato.
Come si germinano i semi di marijuana?
La germinazione dei semi di marijuana è un processo abbastanza facile e veloce, ma ci sono alcuni fattori importanti da tenere a mente se vuoi la percentuale di germinazione più alta possibile.
Quando metti il seme in un substrato umido, parte una serie di reazioni che lo porteranno a germinare nel giro di qualche ora o qualche giorno.
Qualunque substrato tu usi per la germinazione, non deve mai seccarsi del tutto: molto probabilmente il seme, non sentendo più umidità intorno, si blocca e non germina più.
Controlla ogni giorno che il substrato sia ancora umido: è una cosa da non dimenticare se non vuoi brutte sorprese. In idroponica conviene sempre germinare nei cubetti di lana di roccia, che ovviamente devono restare sempre umidi.
Per non avere problemi, la cosa migliore è piantare i semi quando la radichetta è lunga 1 cm, 2 al massimo.
Terra o carta assorbente?
In terra, se interri il seme direttamente nel substrato, rischi che finisca troppo in profondità, soprattutto se annaffi dopo averlo messo a germinare.
Il metodo più sicuro…
Ottieni risultati molto migliori se germini nella carta da cucina o nelle pastiglie di torba pressata. Quando i semi sono nati, le piantine si trapiantano nel substrato.
I semi di cannabis germinano bene con temperatura e umidità abbastanza alte.
In certi periodi dell’anno servirà una fonte di calore per arrivare a circa 26-28 °C.
L’ideale è tenere il substrato di germinazione a circa 26-28 °C e al 70 % di umidità
Per germinare nella carta si fa un «sandwich» di piatto e carta come nell’immagine, e quando il seme spunta e arriva a uno o due centimetri si passa nel substrato. È un metodo sicuro, perché vedi come sta il seme semplicemente sollevando la carta.
IL CLUB
Entra nella community
Grower con nome e cognome, lotti tracciabili, una community vera. Niente fuffa, niente promesse a vuoto.
Entra nel clubCONTINUA A LEGGERE
COLTIVAZIONEPianta di cannabis che muore: primo soccorso in 3 passi per salvarla
Foglie gialle, pianta afflosciata, punte bruciate: come capire cosa non va e sistemare acqua e concime prima che sia tardi.
COLTIVAZIONESistema idroponico fai da te: come funziona e come costruirlo in casa
Mezzo inerte, nutrienti nell’acqua e pH tra 5,5 e 6,5: i sistemi idroponici spiegati e un impianto casalingo montato passo passo.