
Cos’è il THC: come agisce sul cervello e a cosa serve
Recettori, dopamina e ippocampo: il cannabinoide che ti fa sentire fatto, spiegato dall’inizio, con i suoi usi medici e i suoi limiti.
Che cos’è il THC?
THC sta per tetraidrocannabinolo, o delta-9-tetraidrocannabinolo. È un cannabinoide della marijuana (cannabis), riconosciuto da tempo come il suo principale principio psicoattivo, cioè la sostanza che ti fa sentire fatto, «sballato», quando consumi erba. Agisce legandosi ai recettori dei cannabinoidi nel cervello e nel sistema nervoso.
Il THC è solo una delle oltre 500 sostanze attive diverse, e degli oltre 100 cannabinoidi diversi, che si conoscono finora nella marijuana. Di sicuro il THC è il cannabinoide più famoso. Un’altra molecola importante, anche lei molto conosciuta e studiatissima per le sue qualità terapeutiche, è il cannabidiolo (CBD).

Come agisce il THC e a cosa serve?
Il THC funziona legandosi ai recettori dei cannabinoidi del corpo, sparsi in tutto il cervello e nel sistema nervoso. Il THC resta rilevabile nel corpo molto più a lungo della maggior parte delle altre sostanze (da qualche ora a diverse settimane dopo il consumo, a seconda di quanto spesso lo usi e del tipo di test), anche se l’effetto psicoattivo dura solo poche ore.
I recettori dei cannabinoidi sono concentrati in alcune zone del cervello legate al pensiero, alla memoria, al piacere, alla coordinazione e alla percezione del tempo. Il THC si attacca a questi recettori, li attiva e così influisce su memoria, piacere, movimenti, pensiero, concentrazione, coordinazione e percezione dei sensi e del tempo.
Il THC spinge le cellule del cervello a rilasciare dopamina, ed ecco l’euforia. Interferisce anche con il modo in cui l’informazione viene elaborata nell’ippocampo, la parte del cervello che forma i nuovi ricordi.

Gli usi del THC
Il THC si usa per svago, ma ha anche diversi usi medici. La marijuana si usa a scopo medicinale da migliaia di anni, ma la ricerca su come alleviare e trattare le malattie con lei è ancora piuttosto recente, anche se sta andando avanti in fretta.
Alcuni dei disturbi per cui il THC viene usato o studiato:
- Ansia
- Depressione
- Glaucoma
- Infiammazione
- Malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI)
- Insonnia
- Sindrome dell’intestino irritabile
- Emicrania
- Sclerosi multipla
- Spasticità muscolare
- Nausea
- Dolore
- Poco appetito
- Disturbo da stress post-traumatico
- Convulsioni
- Sintomi legati all’HIV/AIDS
Quanto THC c’è nella marijuana
«Le percentuali di THC nella marijuana non sono più quelle di una volta, perché l’erba di oggi è molto più potente, con livelli di THC che in media arrivano al 9,6 %», secondo il National Institute on Drug Abuse statunitense (NIDA), in un dato che ha già qualche anno. Per fare un confronto, all’inizio degli anni ’90 la marijuana aveva di solito un THC intorno al 4 %.
Il THC si vede nel sangue?
Sì, il THC si può rilevare nel sangue dopo aver consumato cannabis. Quanto ci resta, però, dipende da vari fattori: quanta ne hai consumata, ogni quanto la usi, età, peso e metabolismo.
In generale il THC si trova nel sangue fino a 1-2 giorni dopo un consumo occasionale, ma in chi fuma regolarmente o tutti i giorni può restare rilevabile anche per diverse settimane.
Occhio: i livelli di THC nel sangue non vanno per forza di pari passo con quanto sei fatto o con gli effetti che senti. Questo perché il THC si accumula nei tessuti grassi e viene rilasciato piano piano nel sangue. Quindi puoi avere THC rilevabile nel sangue senza essere fatto e senza sentire nessun effetto.
Qual è la differenza tra THC e CBD?
Anche se fanno parte della stessa famiglia di composti, i cannabinoidi, hanno differenze importanti negli effetti e nelle proprietà.
Il THC è il principale composto psicoattivo della cannabis: è lui che ti dà lo «sballo» o l’euforia che si associano alla marijuana. Si lega ai recettori cannabinoidi del cervello e del corpo e produce una serie di effetti, tra cui cambiamenti di umore, percezione, memoria e coordinazione.
Il CBD invece non è psicoattivo e non ti fa sballare come il THC. Ha potenziali proprietà terapeutiche e viene usato per diversi disturbi, come epilessia, ansia e dolore cronico. Alcuni studi indicano anche che il CBD smorza alcuni effetti psicoattivi del THC, cosa utile per chi vuole i benefici medici della cannabis senza sentirsi fatto.
Il CBD si usa per aiutare o alleviare diversi disturbi, come:
- Convulsioni
- Infiammazione
- Dolore
- Psicosi o disturbi mentali
- Malattie infiammatorie croniche intestinali
- Nausea
- Emicrania
- Depressione
- Ansia
Il CBD si può prendere per bocca o applicare sulla pelle, a seconda del prodotto. Le opzioni sono tante: da oli e capsule molli, che secondo chi li vende alleviano l’ansia, a sali da bagno rilassanti, creme e oli. Certo, si può anche fumare, ma se usi il CBD a scopo terapeutico o medico meglio evitare la combustione e scegliere modi di consumo più sani.
Diversi studi hanno mostrato che il CBD ha un forte effetto anticonvulsivante che si è rivelato efficace in alcune forme di epilessia, e il suo uso è cresciuto tantissimo anche perché non ha effetti psicoattivi.
Grazie ai progressi nella coltivazione si possono piantare varietà che contengono solo CBD, senza dover assumere il THC, che invece è psicoattivo.
In conclusione
Il THC è il principio attivo della marijuana che ti fa sentire fatto. Alcuni studi indicano che può alleviare il dolore cronico e altri problemi di salute.
Ma il THC non va bene per tutti: per qualcuno può essere un problema e, anche se non esiste un’overdose mortale di THC, prenderne troppo può scatenare effetti collaterali fastidiosi come paranoia, ansia, bocca secca, nausea o vomito.
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