Cos’è il CBD: a cosa serve il cannabidiolo, effetti collaterali e farmaci
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Cos’è il CBD: a cosa serve il cannabidiolo, effetti collaterali e farmaci

Non sballa, ha un farmaco approvato contro l’epilessia e tanta ricerca in corso. Ecco cosa sappiamo, cosa no e a cosa stare attenti.

DI Redazione CosechaLibre5 MIN DI LETTURA

Il cannabidiolo, o CBD, è uno dei cannabinoidi principali della cannabis: non sballa e si usa soprattutto per scopi terapeutici, con un farmaco approvato contro alcune forme gravi di epilessia. Si trova nel fiore resinoso e può arrivare fino al 45 % dell’estratto della pianta. È uno degli oltre 100 cannabinoidi che esistono solo nella cannabis.

CBD e THC sono la stessa cosa?

No, CBD e THC non sono la stessa cosa. La cannabis contiene più di 500 composti organici, e almeno 113 sono cannabinoidi. Tra questi spiccano, per il loro interesse terapeutico, il CBD e il THC. Il THC, il tetraidrocannabinolo, è il principale composto psicoattivo della pianta: è lui che dà la botta per cui la cannabis è famosa.

Il CBD non è psicoattivo; il THC sì. Tutti e due però hanno un potenziale terapeutico interessante, che sembra aumentare quando «lavorano» insieme, in sinergia: alcuni studi suggeriscono che il CBD rafforzi certe proprietà del THC, come quella analgesica, e allo stesso tempo ne smorzi l’effetto psicoattivo. Le ipotesi su un effetto antitumorale vengono per ora da studi di laboratorio.

Cos’è il CBD e a cosa serve?

Il CBD è stato approvato per la prima volta come farmaco nel 2018 dalla Food and Drug Administration statunitense (FDA), con il nome di «Epidiolex», per trattare le crisi convulsive nei bambini con forme gravi di epilessia. A parte questo, tantissime persone nel mondo usano il CBD per vari disturbi, tra cui dolore, sonno e benessere generale.

Oltre all’epilessia, alcuni studi suggeriscono che il CBD possa aiutare a ridurre l’ansia in persone con schizofrenia o psicosi, o con diverse dipendenze.

Il CBD viene studiato per tanti possibili usi terapeutici. Si studia il suo ruolo su stress, depressione e disturbi mentali, e le prime ricerche indicano un possibile effetto neuroprotettivo e miorilassante: per questo alcuni professionisti lo propongono come trattamento palliativo per il dolore e altri sintomi di malessere.

L’olio di cannabis ricco di CBD viene usato nella vita di tutti i giorni come integratore, rimedio topico o trattamento farmacologico, e i pazienti riferiscono di usarlo per alleviare:

  • dolore cronico,
  • infiammazione nelle malattie infiammatorie intestinali o della pelle,
  • ansia,
  • depressione
  • gravità e frequenza delle crisi nelle epilessie farmacoresistenti, ecc.

L’olio di cannabis viene usato anche per i sintomi di malattie neurologiche o neuropsichiatriche come:

  • sclerosi multipla,
  • Alzheimer,
  • Parkinson
  • schizofrenia.

Il CBD è solo una delle oltre 500 sostanze attive diverse della marijuana, e uno degli oltre 100 cannabinoidi conosciuti fino a oggi.

Olio di CBD e infiorescenza di cannabis

Come agisce il CBD nel cervello

Il cervello, il midollo spinale e il sistema nervoso periferico ospitano i recettori naturali CB1 e CB2, quelli che interagiscono con i cannabinoidi. Questa interazione attiva e stimola le risposte naturali del corpo a stress, ansia e dolore. L’omeostasi è il modo in cui il corpo si autoregola, e alcuni studi suggeriscono che il CBD possa sostenere questo equilibrio naturale.

Schema dei recettori dei cannabinoidi

Come prendere l’olio di CBD per il dolore

Il CBD si può prendere per bocca o applicare sulla pelle, a seconda del prodotto. Le opzioni sono tante: oli e capsule molli, che secondo chi li vende alleviano l’ansia, ma anche sali da bagno rilassanti, creme e oli. Certo, si può anche fumare, ma se usi il CBD per scopi terapeutici meglio evitare la combustione e scegliere modi di consumo più sani. 

Diversi studi clinici hanno mostrato che il CBD ha un effetto anticonvulsivo efficace in alcune forme di epilessia, e il suo uso si è diffuso molto anche perché non è psicoattivo.

Grazie ai progressi nella coltivazione, oggi ci sono varietà quasi solo a CBD, senza bisogno di consumare il THC, che invece è psicoattivo.

CBD e farmaci: le controindicazioni

Il CBD interagisce con i farmaci e può ridurne o allungarne l’azione: blocca o potenzia gli enzimi del citocromo P450 (CYP). Così cambia il modo in cui il corpo metabolizza un sacco di composti e medicinali.

L’ideale è parlarne con il medico se prendi qualche farmaco. E vacci con cautela se hai una storia di disturbi mentali, abuso di alcol o droghe, o se sei incinta o allatti.

Molti oli di cannabis da vaporizzare (i liquidi per sigaretta elettronica) contengono glicole propilenico. Questo additivo, se si surriscalda, produce formaldeide, una sostanza cancerogena.

Effetti collaterali del CBD

Il CBD non è psicoattivo ed è considerato sicuro, ma può avere effetti collaterali. Tra questi ci sono nausea, stanchezza e irritabilità.

Il CBD può far salire nel sangue il livello di anticoagulanti e di altri farmaci, perché compete con loro per gli enzimi del fegato che li smaltiscono. «Chi prende dosi alte di CBD può mostrare valori anomali negli esami del sangue legati al fegato», scrive Harvard Health Publishing. Lo stesso succede con tanti farmaci da banco, come il paracetamolo.

Altri possibili effetti collaterali: bocca secca, debolezza, stanchezza, mal di testa e capogiri.

Il CBD è il componente della cannabis più usato per scopi terapeutici, e i risultati su alcune patologie sono promettenti, ma come tutto nel mondo della cannabis c’è ancora tanto da scoprire.

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