
Germinare i semi di cannabis: 8 consigli e la regola delle 32 ore
Calore, umidità, acqua giusta e mani leggere: i trucchi base per far partire i semi senza annegarli.
La germinazione è il momento in cui il seme di cannabis si risveglia dalla dormienza e comincia a diventare una pianta: gli servono calore e umidità, e da parte tua acqua pulita e mani leggere. La regola d’oro è non lasciare mai i semi in ammollo più di 32 ore; poi meglio acqua distillata, un’etichetta per ogni varietà e la radichetta da non toccare. La definizione tecnica, per i pignoli, è: «Lo sviluppo di una pianta a partire da un seme dopo un periodo di dormienza».
Quando sono completamente formati, i semi entrano in dormienza: niente attività biologica, aspettano solo le condizioni giuste per ripartire. Se li conservi bene, possono durare anni e dare comunque una pianta sana.
Ma se sono addormentati, come fanno a svegliarsi e far nascere una pianta?
I semi dormienti reagiscono al calore e all’umidità, le due cose di cui una pianta ha più bisogno per crescere. Il seme non distingue tra calore e luce del sole: quando l’ambiente si scalda abbastanza, «dà per scontato» che ci sia luce a sufficienza per crescere. Poi si mette a «cercare» umidità. Se trova abbastanza di tutte e due, si sveglia e parte.
Solo quando è spuntata la piantina (la fine della germinazione) ha bisogno di luce vera per andare avanti.

Semplicità: il metodo più usato è anche il più facile: metti i semi in un bicchiere d’acqua per 24 ore, o finché non spunta la radice principale (la radichetta). La variante è sistemarli tra due strati di carta assorbente umida.
La regola delle 32 ore: i semi, come noi, possono annegare se prendono troppa acqua, quindi non lasciarli in ammollo più di 32 ore. Tienili d’occhio e tirali fuori appena mostrano la radichetta. Se dopo 24 ore la radice non si vede, il seme potrebbe non essere vitale (oppure gli servono ancora un paio di giorni nella carta umida).
Acqua: quella del rubinetto va bene, ma la distillata è meglio. L’acqua di rubinetto contiene calcio, sodio, fluoruro e cloro: in quantità abbastanza alte, queste sostanze possono danneggiare dei semi piccoli e fragili e perfino bloccare la germinazione.
Il pH conta: il pH (potenziale idrogeno) è la scala che misura quanto un liquido è acido o alcalino. Controllare il pH dell’acqua che dai alle piante appena spuntate è fondamentale, perché hanno bisogno di un ambiente leggermente acido per assorbire e scomporre i nutrienti organici che gli darai.
L’acqua distillata parte neutra (pH 7,0), ma può assorbire anidride carbonica dall’aria e diventare leggermente acida (circa pH 5,8). Con i regolatori di pH puoi tenerla nel range ottimale, tra 6,0 e 7,0.
Etichettare ti salva: se coltivi una sola varietà, non serve. Ma se ne hai più di una, devi sapere sempre quale seme è quale.
Il modo più facile: scrivi il nome della varietà su un pezzo di nastro adesivo e attaccalo al bicchiere dove tieni i semi in ammollo.
Niente maschi: solo la pianta femmina produce le cime piene di tricomi da raccogliere per fumare, vaporizzare o mangiare.
Il maschio può rovinarti il raccolto, perché impollina le femmine. Una femmina impollinata mette le energie nel fare semi e smette di metterle nelle cime che tutti conosciamo e amiamo.
Occhio alla radice: la radichetta di un seme germinato è fragilissima, quindi non toccarla e maneggia i semi con calma quando li sposti dal bicchiere al substrato (cioè il terriccio). Un paio di pinzette ti aiuta parecchio a prendere il seme senza sfiorare la radice.
Ultimo consiglio, tra i più utili quando germini e coltivi: segna tutto su un diario di coltivazione. Devi sapere che giorno hai messo i semi in ammollo per non sforare la regola delle 32 ore, e che giorno è partita la fioritura per tenere d’occhio il sesso delle piante ed evitare impollinazioni indesiderate. Con questi consigli la germinazione dovrebbe filare liscia.

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