Marijuana e adolescenti: cosa fa l’erba a un cervello ancora in costruzione
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Marijuana e adolescenti: cosa fa l’erba a un cervello ancora in costruzione

Fino ai 25 anni il cervello è un cantiere aperto: ecco cosa dice la ricerca su scuola, salute mentale, dipendenza e gravidanza.

DI Redazione CosechaLibre6 MIN DI LETTURA

Sugli adolescenti l’erba pesa più che sugli adulti, perché il cervello continua a svilupparsi fino ai 25 anni circa. Le ricerche collegano l’uso regolare in età giovane a problemi di memoria, attenzione e apprendimento, a peggiori risultati a scuola, a disturbi dell’umore e a un rischio di dipendenza quasi doppio: intorno al 17 % di chi inizia da ragazzo contro il 9 % circa di tutti i consumatori. Con la legalizzazione e l’accettazione sociale che crescono in mezzo mondo, capire cosa fa la cannabis allo sviluppo fisico, mentale ed emotivo dei più giovani è diventato uno dei temi caldi del dibattito.

Cannabis, marijuana, erba: è tutta la stessa cosa?

Nelle chiacchiere al bar e nei telegiornali girano ancora mille nomi, ma ormai «cannabis» è il termine più usato per le sostanze che vengono dalla pianta di cannabis sativa.

«Marijuana» si usa spesso come sinonimo di «cannabis», ma tecnicamente c’è una differenza. Con marijuana si intende, in generale, qualsiasi parte della pianta (o prodotto) con livelli significativi di tetraidrocannabinolo (THC), il composto responsabile degli effetti psicoattivi.

C’è anche chi evita la parola «marijuana» per le connotazioni negative e i pregiudizi anti-messicani che storicamente si porta dietro. E il THC non è l’unico principio attivo della pianta: i cannabinoidi sono più di 100, tra cui il famoso cannabidiolo (CBD).

L’hashish, o fumo, si ricava dalla resina che si concentra soprattutto sulle cime, cioè i fiori della cannabis.

Le varie forme di cannabis si possono fumare, tirare col bong o «svapare» con penne e altri vaporizzatori. Si possono anche mettere in cibi, bevande o dolci, e allora si parla di edibili. Pure i concentrati e gli oli si inalano, con una tecnica che si chiama «dabbing».

Cosa fa la marijuana agli adolescenti?

Gli effetti che trovi qui sotto dipendono da quanto consuma un ragazzo, quanto spesso, per quanto tempo e a che età ha cominciato.

Rendimento scolastico

Se un ragazzo, o peggio un bambino, fuma spesso, possono arrivare difficoltà a scuola e meno prospettive all’università e nel lavoro. I risultati di 48 studi (in inglese) mostrano che chi consuma cannabis con regolarità da giovane ha molte più probabilità di mollare la scuola prima del diploma o della laurea.

Vie respiratorie

Come quello del tabacco, il fumo dell’erba irrita bocca, gola e polmoni. Contiene anzi molte delle stesse tossine e sostanze cancerogene del fumo di sigaretta. Fumare può scatenare una bronchite, con tosse e catarro che rovinano anche il sonno. E occhio: nemmeno lo svapo è a rischio zero per i ragazzi, ha i suoi problemi specifici.

Sistema nervoso centrale e pubertà

Il punto chiave è che il cervello di un adolescente è un cantiere aperto, e resta tale fino ai 25 anni circa. Gli effetti della marijuana sul sistema nervoso centrale possono disturbarne lo sviluppo e causare:

  • Difficoltà a ragionare e a risolvere problemi
  • Problemi di memoria e di apprendimento
  • Coordinazione e tempi di reazione peggiori
  • Fatica a concentrarsi e a restare attenti

Le prove scientifiche che si stanno accumulando indicano che l’esposizione precoce aumenta il rischio di danni in alcune aree del cervello. Diversi autori segnalano alterazioni in processi fondamentali come la neurogenesi (la nascita di nuovi neuroni), la mielinizzazione, la migrazione di glioblasti e neuroblasti, le connessioni tra neuroni e la maturazione dei sistemi di neurotrasmettitori.

Sono ingranaggi essenziali per il buon funzionamento del sistema nervoso centrale, e il recupero della salute neuropsicologica può richiedere mesi, anche dopo aver smesso.

Iniziare presto può portare anche altre alterazioni, come la ginecomastia (lo sviluppo del seno nei maschi) e un calo del testosterone in circolo con l’uso cronico, anche se i livelli tornano normali quando si smette.

Nei maschi l’uso può incidere anche sulla produzione di spermatozoi e causare problemi di erezione. Se l’esposizione avviene prima della pubertà, c’è il rischio che questa arrivi in ritardo. Tieni presente che la vulnerabilità del cervello in questa fase cambia da persona a persona.

Gravidanza in adolescenza

Il THC, il principio attivo della marijuana, attraversa la placenta e può fare danni al feto durante la gestazione. Da qui la domanda: che problemi può avere un bambino se un genitore consuma marijuana?

Gli effetti negativi cambiano a seconda del momento della gravidanza. Nel primo trimestre si è visto un calo del testosterone del feto proprio nella fase di differenziazione sessuale. Se l’esposizione avviene nei trimestri successivi, sono stati registrati ritardi nella crescita fisica del feto e danni teratogeni al cervello.

Questo pesa sullo sviluppo neurologico: alla nascita si vede una circonferenza cranica nettamente più piccola e, più avanti, nell’infanzia e nell’adolescenza, possono comparire depressione, ansia, problemi di memoria, disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) e comportamenti devianti da ragazzi, anche se non per forza in età adulta.

Pancia di una donna incinta con una foglia di cannabis

Salute mentale

Il consumo di marijuana in adolescenza è stato associato a diversi disturbi, tra cui depressione, ansia, pensieri suicidi e disturbi di personalità.

Uno dei legami più citati, anche se ancora discusso, è la cosiddetta «sindrome amotivazionale»: un calo, o la sparizione totale, dell’interesse per le cose che di solito danno soddisfazione. Visto il ruolo centrale del sistema endocannabinoide nella regolazione dell’umore, prima di dare queste associazioni per certe bisogna confermarle e capirle per bene.

Vita di tutti i giorni

Guidare, andare in skate, in bici o fare sport da fatti può finire con incidenti gravi. Chi è fatto, poi, tende a correre più rischi anche nel sesso, con conseguenze che possono durare a lungo.

Dipendenza

Gira ancora l’idea che dalla cannabis non si possa diventare dipendenti, ma la ricerca dice il contrario. Circa il 9 % di tutti quelli che la usano sviluppa un disturbo da uso di cannabis; tra chi comincia in adolescenza la quota sale al 17 %.

Si parla di disturbo da uso di sostanze quando un ragazzo non riesce a smettere, anche se ci sta rimettendo o vorrebbe mollare. Oltre il 55 % dei ragazzi tra i 12 e i 17 anni che chiedono aiuto per un disturbo da uso di sostanze è in cura per la cannabis.

Farmaci a base di cannabis per bambini con malattie gravi

L’Epidiolex, un farmaco a base di cannabidiolo (CBD) purificato, si è dimostrato efficace nel controllare le crisi epilettiche della sindrome di Lennox-Gastaut e della sindrome di Dravet.

Dopo lunghe sperimentazioni, la Food and Drug Administration (FDA), l’agenzia del farmaco statunitense, ha approvato l’Epidiolex per i bambini dai 2 anni in su. Il dronabinol e il nabilone sono invece farmaci a base di THC approvati dalla FDA contro la nausea e il vomito da chemioterapia.

La nostra speranza è che, con la ricerca che va avanti, arrivino più farmaci a base di cannabis sviluppati, testati e valutati dalla FDA.

Adolescenti e marijuana: cosa possono fare i genitori

I ragazzi si affidano agli adulti che li crescono per stare al sicuro e stare bene.

Con atteggiamenti e leggi sulla cannabis che cambiano di continuo, l’American Academy of Pediatrics (AAP), la società dei pediatri statunitensi, chiede a genitori ed educatori di farsi parte attiva e di informarsi sugli effetti positivi e negativi della marijuana. Conoscere i fatti, tenere aperto il dialogo con i figli e, se il consumo ti preoccupa, chiedere consiglio e supporto al pediatra: sono questi i passi che contano.