Luce UV sulla cannabis: può davvero alzare il THC?
COLTIVAZIONE

Luce UV sulla cannabis: può davvero alzare il THC?

UVA, UVB e UVC, perché la pianta reagisce facendo più resina e in quale fase accendere la lampada ultravioletta (e quando spegnerla).

DI Redazione CosechaLibre5 MIN DI LETTURA

La luce UV può aumentare THC, terpeni e tricomi perché la cannabis, quando la sente, produce resina come «crema solare» naturale per proteggersi. In indoor conviene puntare soprattutto sugli UVA, che stimolano questa difesa senza fare troppi danni alla pianta, e usarli in vegetativa, non sulle piantine. Per anni si è pensato che la potenza dipendesse quasi solo dalla genetica e dagli incroci, ma con la legalizzazione che avanza in tanti paesi la ricerca ha aperto strade nuove.

Le tecniche di selezione e incrocio un tempo erano considerate il metodo principe per alzare THC e terpeni; oggi sono solo una delle strade per aumentare la potenza. Tra le più conosciute c’è l’uso delle radiazioni ultraviolette, cioè della luce UV.

Interno di una growbox con le piante sotto le lampade

Cos’è la luce ultravioletta?

La radiazione ultravioletta (UV), o luce ultravioletta, è una forma di radiazione non ionizzante emessa dal sole e da fonti artificiali. Alle persone porta qualche vantaggio, come la produzione di vitamina D, ma comporta anche dei rischi per la salute.

È una frequenza di luce che sta più in alto nello spettro rispetto a quella che l’occhio umano riesce a vedere. Molte forme di vita sulla Terra dipendono dagli UV, soprattutto per produrre vitamina D. Le piante, che sono quelle che ci interessano qui, fanno la fotosintesi soprattutto con la luce visibile: gli UV funzionano più che altro come un segnale che accende le loro risposte di difesa.

Però non tutta la luce ultravioletta fa bene. Anzi, non tutta quella emessa dal sole riesce a superare l’atmosfera. La luce ultravioletta si divide in tre sottocategorie in base alla lunghezza d’onda: UVA (da 315 a 400 nm), UVB (da 280 a 315 nm) e UVC (da 100 a 280 nm).

A cosa serve la luce ultravioletta alle piante?

Oggi si sa che ambiente, nutrizione e modifiche genetiche sono le leve per manipolare la produzione di terpeni e THC. Anche fattori ambientali come gli sbalzi di temperatura possono cambiare la produzione di THC e terpeni, ma c’è un fattore che nelle coltivazioni moderne viene spesso ignorato: l’esposizione delle piante agli UV.

Quando le piante prendono luce ultravioletta, producono composti che fanno da filtro solare naturale. È un po’ come noi, che produciamo melanina e ci abbronziamo stando al sole. Questa reazione a lunghezze d’onda specifiche si chiama fotomorfogenesi. Le risposte fotomorfogeniche agli UV creano diversi composti naturali, una specie di salvavita evolutivo. Nella cannabis questi composti sono THC, CBD e terpeni.

La cannabis ha un suo sistema per bloccare gli UVB dannosi: produce più tricomi e più cannabinoidi (CBD, THC e tanti altri), insieme a più terpeni. Questi filtri solari naturali si formano con l’esposizione sia agli UVA sia agli UVB, anche se solo gli UVB danneggiano il DNA delle piante. Gli UVA dello spettro luminoso sono i più sicuri e i meno dannosi per la pianta, e intanto continuano a scatenare questa risposta fotomorfogenica.

Come portare la luce ultravioletta in indoor?

La luce ultravioletta per le piante di marijuana coltivate indoor (soprattutto gli UVA) può aumentare terpeni, antiossidanti, flavonoidi, THC, CBD e vitamine, senza fare troppi danni alle piante e senza rischi di tumori alla pelle per chi ci lavora. Per questo è la parte dello spettro più interessante per chi coltiva al chiuso.

La maggior parte delle lampade usate per la cannabis (HPS e LED) praticamente non emette UV, quindi chi coltiva indoor si perde l’aumento di tricomi, cannabinoidi e flavonoidi che i raggi ultravioletti possono dare. Perfino chi coltiva in serra se lo perde, perché i teli di plastica bloccano gli UV naturali del sole per non rovinarsi a loro volta.

Schema di come la luce UV agisce sulle piante di cannabis

Qual è la soluzione?

Puoi affiancare alle lampade che hai delle lampade UV, ma azzeccare il rapporto tra UV e luce visibile è complicato, e le lampade UV separate distribuiscono i raggi in modo poco uniforme sulla zona di coltivazione. Per questo l’ideale è una lampada da coltivazione che abbia già integrata la giusta quota di UVA in ogni apparecchio.

E visto che la cannabis va verso la legalizzazione in sempre più paesi grazie a una maggiore accettazione sociale, è probabile che arrivino tecniche e tecnologie ancora più innovative per spingere THC e CBD come mai prima d’ora.

Si può coltivare cannabis con la luce di Wood?

La classica lampada di Wood, la «luce nera» delle feste, non è l’ideale per nessuna coltivazione di cannabis: non è abbastanza potente e non ha la lunghezza d’onda giusta per fare il suo lavoro. Anche se fosse potentissima, l’effetto sarebbe comunque minimo.

Quando dare la luce ultravioletta fai-da-te?

Nella fase di piantina l’ideale è spegnere del tutto la lampada UV. In natura i livelli di luce possono essere forti e ben accetti, ma le luci indoor sono intense e le piantine sono fragili: la priorità è che partano bene e in salute.

È in vegetativa che puoi sfruttare a fondo questo spettro. All’aperto le piante restano in vegetativa per tutta l’estate, quando il sole picchia di più. Se gli dai una bella dose di UV, gli fai capire che non devono allungarsi per competere e che possono spendere energia per crescere folte e compatte. Quando cominci, vedrai che fanno più foglie, quindi più fotosintesi e più energia.

Quando arriva la fioritura, di solito siamo in una stagione piuttosto ballerina: l’autunno, in cui il sole non è più protagonista. Per questo, secondo noi, conviene ridurre o spegnere gli UVB in questa fase. Le piante si concentreranno solo a fare cime.