
La marijuana fa male o fa bene? Le conseguenze sul corpo, senza filtri
Terapia per alcuni, problema per altri: cosa dicono i CDC su cervello, polmoni e cuore, e cosa fa la differenza.

Le conseguenze della marijuana sul corpo
Fa male o fa bene? Tutte e due le cose, dipende da come e quanto. La cannabis viene usata come terapia per dolore, spasmi e nausea da chemio, ma l’uso frequente è legato a problemi di memoria, concentrazione, polmoni e cuore, soprattutto se si comincia prima dei 18 anni.
La cannabis è una delle sostanze più consumate al mondo, insieme a tabacco, alcol e caffeina, e molti Paesi l’hanno legalizzata per i suoi usi terapeutici: viene usata come antinfiammatorio, contro il dolore cronico e come miorilassante, ed è diventata un aiuto molto comune per i pazienti in chemioterapia, perché ne allevia gli effetti collaterali.
La pianta ha più di 100 composti, e due spiccano per gli effetti che hanno sull’organismo: il tetraidrocannabinolo (THC), il composto psicoattivo che altera il normale funzionamento del cervello, e il cannabidiolo (CBD), che non altera la mente e a cui si attribuisce buona parte dei benefici terapeutici della pianta.
Però non è tutto rose e fiori. Accanto agli effetti positivi che quasi tutti riconoscono, è innegabile che l’uso ripetuto di cannabis sia associato anche a effetti negativi.
Secondo i CDC (i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie degli Stati Uniti), la marijuana colpisce soprattutto le aree del cervello che gestiscono attenzione, coordinazione, decisioni, apprendimento, memoria e tempi di reazione. Alcuni effetti arrivano a breve termine, cioè subito dopo il consumo. Altri invece possono durare nel tempo, se il consumo è ripetuto.
Le conseguenze negative
Secondo una recente analisi ripresa dalla CNN, che ha messo insieme studi su più di 43.000 persone, il THC ha un impatto sulle funzioni di pensiero più complesse del cervello. È una cosa importante, perché oltre a quanto detto sopra, il cervello si occupa anche di pianificare, organizzare, risolvere problemi e tenere a bada emozioni e comportamento.
Da qui la conclusione: la marijuana può danneggiare lo sviluppo cognitivo dei ragazzi, che hanno un cervello ancora in piena crescita. Secondo i CDC, infatti, consumarla prima dei 18 anni può incidere sul modo in cui il cervello crea le connessioni che servono per attenzione, memoria e apprendimento.

D’altra parte, il consumo cronico di marijuana può fare danni a polmoni e cuore. L’apparato respiratorio è il più esposto quando fumi, perché il fumo contiene molte delle stesse tossine, sostanze irritanti e cancerogene del fumo di tabacco.
I rischi più comuni di fumare marijuana sono tosse, catarro e perfino bronchite, sintomi che di solito migliorano quando si smette. Chi fuma può anche danneggiare il tessuto polmonare e i piccoli vasi sanguigni. Detto questo, servono ancora parecchie ricerche per capire a fondo quali sono gli effetti specifici della marijuana fumata.
Anche se sembra meno dannoso di una canna, pure lo svapo ha il suo prezzo per i polmoni: secondo uno studio pubblicato nel 2021, chi svapa marijuana ha quasi il doppio delle probabilità di riferire «fischi» o respiro sibilante nel petto rispetto a chi fuma sigarette o usa la sigaretta elettronica.
Sul fronte del cuore, si sa che la marijuana può aumentare il rischio di malattie cardiache e di ictus. In più, subito dopo aver fumato, la pressione e il battito possono salire.
Riassumendo, in alcune persone l’uso ripetuto di cannabis è stato collegato a:
- Calo della concentrazione.
- Riduzione delle capacità cognitive e del rendimento intellettuale.
- Perdita di autocontrollo e, in alcuni casi, episodi di aggressività.
- Sonnolenza.
- Perdita di memoria.
- Possibili danni ai neuroni (le prove sono contrastanti).
- Episodi psicotici.
- Difficoltà nelle relazioni e nelle situazioni sociali.
- Calo delle capacità psicomotorie, cioè movimenti lenti e goffi.
- Umore depresso.
- Battito accelerato.
- Ansia.
I fattori che contano
I CDC spiegano che ci sono diversi fattori personali che influiscono su come la marijuana agisce su una persona. Tra questi, quanta se ne consuma e quanto spesso, e se la si mischia con altre sostanze come alcol o altre droghe, cosa che può aumentare il rischio di effetti dannosi.
Anche il modo di consumo conta tantissimo. I modi più comuni sono fumarla in canne, blunt (arrotolati nella foglia di tabacco, tipo sigaro) o bong, vaporizzarla oppure mangiarla o berla in cibi e bevande, per esempio brownie o bibite.
Ci sono poi altri due fattori: l’esperienza che la persona ha già con la cannabis o con altre droghe e aspetti puramente biologici, come i geni e il sesso.
Anche se sembra tutto negativo, la cannabis terapeutica è uno strumento fondamentale per molti pazienti che devono affrontare malattie diverse. Il nostro consiglio è rivolgersi a un medico esperto di cannabis o, se non è possibile, andarci con prudenza e cautela quando si comincia.
E ancora: è importantissimo non usare oli o preparati di cannabis trovati sui social o sul mercato informale, senza certificazioni o di dubbia provenienza. È difficilissimo sapere cosa contengono, e possono fare male alla salute, perché spesso l’ultima cosa che c’è dentro è proprio l’erba.
La cosa migliore è informarsi e rivolgersi a posti affidabili e sicuri. Il consumo responsabile è la risposta.
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