
Cosa dice l’ONU sulla legalizzazione della cannabis: il voto del 2020
Dalle raccomandazioni dell’OMS all’uscita dalla Tabella IV: come le Nazioni Unite hanno cambiato posizione sulla cannabis, e chi si è opposto.
L’ONU non ha legalizzato la cannabis, ma il 2 dicembre 2020 l’ha tolta dalla Tabella IV della Convenzione del 1961, quella delle sostanze più pericolose, riconoscendone di fatto il valore terapeutico. Resta comunque sotto controllo internazionale nella Tabella I. La legalizzazione della marijuana è un tema di dibattito in tutto il mondo, e la posizione delle Nazioni Unite pesa parecchio: negli anni l’ONU ha affrontato la questione da più lati, tra salute pubblica, diritti umani e lotta al narcotraffico internazionale.
La posizione dell’ONU sulla cannabis è cambiata col tempo, seguendo gli atteggiamenti e le politiche dei suoi Stati membri. Dalle prime convenzioni sulle droghe del Novecento fino alle discussioni più recenti, l’organizzazione ha spinto per un controllo stretto e una regolamentazione rigida, per prevenire abusi e traffico illecito di stupefacenti, cannabis compresa.

Il riconoscimento dopo una lunga attesa
Nel gennaio 2019 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha presentato sei raccomandazioni chiave sulla cannabis e sulla sua uscita dai trattati ONU di controllo delle droghe. Era un passo importante verso una revisione delle politiche globali sulla cannabis.
Il voto rimandato e la richiesta di più tempo
La Commissione Stupefacenti doveva votare queste proposte nella sessione di marzo dello stesso anno. Molti paesi però hanno chiesto più tempo per valutare se appoggiare l’uscita della cannabis dalla categoria dei narcotici e definire meglio la propria posizione, secondo diverse fonti di stampa.
Il rinvio la dice lunga su quanto il tema sia complesso e controverso a livello internazionale.
Le raccomandazioni dell’OMS
Tra le sue raccomandazioni, l’OMS indicava che il cannabidiolo (CBD) con lo 0,2 % o meno di tetraidrocannabinolo (THC, il principio psicoattivo) non dovesse essere sottoposto a controlli internazionali. Gli Stati membri però hanno respinto questa raccomandazione, per vari motivi.
Alcuni hanno sostenuto che il CBD non era sotto controllo internazionale e che quindi non servivano altre misure. Negli ultimi anni il CBD si è preso un ruolo di primo piano nel mondo del benessere, dando vita a un’industria da miliardi di dollari.
Cannabis terapeutica e ricreativa si allargano
Al momento del voto, nel 2020, più di 50 paesi avevano programmi di cannabis terapeutica. Canada, Uruguay e 15 stati degli Stati Uniti avevano legalizzato l’uso ricreativo, e Messico e Lussemburgo ci stavano ragionando: segno di una tendenza globale verso l’accettazione e la regolamentazione della cannabis.
Le posizioni dei vari paesi
Dopo il voto alcuni paesi hanno voluto spiegare la propria scelta. L’Ecuador ha appoggiato tutte le raccomandazioni dell’OMS e ha chiesto che produzione, vendita e uso di cannabis abbiano «un quadro normativo che garantisca buone pratiche, qualità, innovazione e sviluppo della ricerca».
Gli Stati Uniti, invece, hanno votato per togliere la cannabis dalla Tabella IV della Convenzione unica, ma per lasciarla nella Tabella I. Secondo Washington la decisione è «coerente con la scienza, che dimostra che, sebbene sia stato sviluppato un trattamento derivato dalla cannabis sicuro ed efficace, la cannabis in sé continua a comportare rischi importanti per la salute pubblica, che devono restare sotto controllo in base alle convenzioni internazionali sulle droghe».
Chi si è opposto
Contro l’apertura, paesi come il Cile hanno sostenuto che «esiste una relazione diretta tra l’uso di cannabis e l’aumento della probabilità di soffrire di depressione, deficit cognitivi, ansia e sintomi psicotici», tra le altre cose.
Anche il Giappone si è detto preoccupato, affermando che l’uso non medico della pianta «potrebbe avere impatti sociali e sanitari negativi, soprattutto tra i giovani».
L’ONU e la cannabis: una svolta storica
Dopo 60 anni di rifiuto, tre anni di revisione scientifica da parte dell’OMS e due anni di trattative diplomatiche, il 2 dicembre 2020 l’ONU ha riconosciuto le proprietà terapeutiche della cannabis e della sua resina, togliendole dalla Tabella IV della Convenzione unica sugli stupefacenti del 1961, quella riservata alle sostanze più dannose.
Cosa cambia per l’America Latina
Per i grandi produttori del continente americano, come Messico e Paraguay, questa svolta può essere un’occasione enorme per spingere cambiamenti sul piano giuridico, scientifico e industriale.
La decisione apre nuove possibilità per la ricerca medica e per l’industria della cannabis, creando un contesto più favorevole allo sviluppo e alla vendita di prodotti derivati.
Una vittoria per la scienza
«È una notizia fenomenale per milioni di pazienti in tutto il mondo e una vittoria storica della scienza sulla politica», ha detto Kenzi Riboulet-Zemouli, ricercatore specializzato sul tema, in un comunicato pubblicato sul sito della sua organizzazione (FAAAT think & do tank) il giorno del voto. Parole che sottolineano quanto sia importante basare le politiche sulle droghe sulle prove scientifiche, e non su pregiudizi o calcoli politici.
La vecchia dottrina dell’ONU
La dottrina che l’ONU applicava alla cannabis era «un relitto delle leggi internazionali sulle droghe più estreme, ereditate dalla morale degli anni Cinquanta», ha sottolineato l’esperto.
Era legata «al razzismo, all’intolleranza, alla mancanza di rispetto per i popoli indigeni e per le culture, il marchio di fabbrica dell’epoca coloniale», ha aggiunto Zemouli. La decisione pesa ancora di più se si pensa che la cannabis era finita nella Tabella IV «senza essere mai stata sottoposta a una valutazione scientifica», ha spiegato.
«Con questa decisione l’ONU chiude 60 anni di negazione di quella che è documentata come una delle piante medicinali più antiche addomesticate dall’umanità», ha dichiarato da Barcellona il ricercatore franco-algerino il giorno del voto. Un’affermazione che ricorda il peso storico della cannabis come pianta medicinale e il suo potenziale per future applicazioni terapeutiche.

Questo cambio di rotta dell’ONU è un passo importante verso il riconoscimento mondiale delle proprietà medicinali della cannabis, e una tappa storica nelle politiche internazionali sulle droghe.
Conclusione
Il riconoscimento delle proprietà terapeutiche della cannabis da parte dell’ONU e la sua uscita dalla Tabella IV della Convenzione del 1961 sono una tappa importante. Ma la varietà di opinioni e la complessità del tema fanno sì che il dibattito sulla regolamentazione della cannabis andrà avanti ancora per anni.
IL CLUB
Entra nella community
Grower con nome e cognome, lotti tracciabili, una community vera. Niente fuffa, niente promesse a vuoto.
Entra nel clubCONTINUA A LEGGERE
SALUTECannabinoidi e bambini: cosa fanno al cervello e quando servono davvero
Un sistema endocannabinoide ancora in costruzione, rischi concreti e un solo uso con prove solide: il CBD contro alcune epilessie.
SALUTELa cannabis può prevenire il diabete? Cosa dicono davvero gli studi
Uno studio la lega a meno resistenza all’insulina, un altro a più prediabete: perché i medici, per ora, non la consigliano.