Piantine di cannabis: come curarle e quando travasarle
COLTIVAZIONE

Piantine di cannabis: come curarle e quando travasarle

Appena spuntate sono fragilissime: poca acqua, tanta luce e un travaso fatto presto e con le mani leggere.

DI Redazione CosechaLibre5 MIN DI LETTURA

Le piantine di cannabis vogliono un substrato umido ma non zuppo, luce appena escono dalla terra e un travaso presto, quando mostrano le prime foglie vere e le radici spuntano dal fondo. Vedere germinare i semi è una soddisfazione enorme, ma le piantine sono fragilissime e vanno travasate poco dopo essere spuntate.

La piantina è una pianta appena nata che ha bisogno di cure speciali per crescere forte e sana. Qui trovi qualche dritta per curarla e travasarla senza fare danni, così il raccolto parte col piede giusto.

Quanto dura la fase di piantina della marijuana?

Tra la germinazione del seme e il travaso passa poco tempo. Però, le conseguenze sono pesanti se in questa fase non ti prendi cura bene delle piantine. 

Sembra una cosa ovvia, eppure tanti principianti non sanno quanta acqua dare alle piantine di cannabis.

Ricordati che sono all’inizio della loro vita, quindi per sopravvivere non chiedono molto. Le radici di una piantina sono in miniatura rispetto a quelle di una pianta adulta. Non serve affogarle: basta che il substrato resti umido (non bagnato). Con un’umidità costante le radici delicate non si seccano e il fusto, che è sensibile, non marcisce.

Appena la piantina esce dal substrato, deve avere luce.

Perché le piantine di marijuana hanno bisogno di luce?

Luce artificiale o naturale serve per due motivi:

Non far allungare il fusto 

Fotosintesi

Con la luce, naturale o artificiale, le piantine non si allungano troppo e non ti ritrovi con fusti filati e mollicci che si piegano e si spezzano. In più, la luce permette alle piantine di fare la fotosintesi e quindi di produrre l’energia per crescere.

Con le piantine serve delicatezza: basta un movimento sbagliato per farle fuori. Qualche modo per sistemare una piantina danneggiata c’è, ma il recupero rallenta tutta la coltivazione. Per questo vanno maneggiate con cura, così il travaso fila liscio.

Con le piantine conta la taglia, ma non parliamo di altezza. Il punto è che le piantine devono mostrare il primo giro di foglie e le radici che escono dal substrato di germinazione. Quindi controlla se le radici spuntano dal fondo. E la comparsa delle foglie vere (non i cotiledoni) è l’altro segnale che sono pronte per il travaso.

Come travasare le piantine

Una delle prime cose che impari da grower è come travasare le piantine di marijuana, ma magari non hai ben chiaro perché si fa. 

Travasare spinge la crescita delle radici, e qui entra in gioco una parola che sentirai spesso: rootbound. Si dice rootbound quando le radici di una pianta hanno occupato tutto lo spazio disponibile nel substrato, nel vaso o nel contenitore. Una pianta di cannabis con le radici strette così non riesce a crescere bene. Quindi è meglio evitare in ogni modo che le piantine arrivino a quel punto.

Quando sposti le piantine in un vaso più grande, continuano a crescere perché le radici cominciano subito a colonizzare il nuovo substrato.

Le cure di base per le tue piantine

  • Tieni le piantine in un posto con luce naturale, ma non al sole diretto.
  • Il substrato deve restare umido ma non zuppo: annaffia con delicatezza, con uno spruzzino o un annaffiatoio a pioggia leggera.
  • Controlla la temperatura dell’ambiente, perché le piantine hanno bisogno di un intervallo preciso per crescere bene.

Se non le travasi, le piantine si indeboliscono perché non ricevono nutrienti, umidità e ossigeno a sufficienza. E una piantina debole si ammala più facilmente. Ecco perché il travaso è un passaggio necessario che rafforza le difese della pianta.

Quanto al substrato del travaso, la cosa migliore è restare su quello usato per la germinazione. Se hai fatto germinare i semi in terra, travasa le piantine in un vaso più grande con terriccio. Se hai scelto un substrato idroponico, travasa in un substrato idroponico.

Un dubbio classico dei principianti è quale vaso scegliere dopo, e le strade sono due:

Travasare in un vaso intermedio più grande.

Travasare direttamente nel vaso definitivo.

Tutte e due hanno i loro vantaggi: alla fine dipende dal tuo modo di coltivare.

Se il travaso è fatto male, le piantine rischiano lo shock da trapianto. Il tuo obiettivo numero uno da grower è imparare a travasare evitando gli stress pesanti che portano allo shock da trapianto.

Cose che possono causarlo: mani pesanti, radici o foglie rotte, fusto schiacciato e/o tecnica di travaso sbagliata.

I sintomi dello shock da trapianto sono: foglie che cadono o appassiscono, fusto debole, rami che seccano e/o morte improvvisa della pianta.

Per ridurre al minimo il colpo del travaso, maneggia sempre le piantine con la massima delicatezza. E parti da semi di qualità, che siano femminizzati o autofiorenti.

Ora che sai di cosa hanno bisogno le piantine, puoi andare avanti col tuo viaggio da grower.

Come fare un travaso che va a buon fine

  • Prima del travaso, controlla che le piantine abbiano almeno due foglie vere e un apparato radicale sviluppato.
  • Prepara un substrato adatto alla pianta che stai travasando e assicurati che dreni bene.
  • Tira fuori la pianta dal vaso con delicatezza e mettila in quello nuovo, attento a non rovinare le radici.
  • Annaffia dopo il travaso, così la pianta si ambienta meglio nella nuova casa.