
Stress termico nella cannabis: sintomi del caldo e del freddo e come prevenirli
Foglie accartocciate, bordi secchi, crescita ferma: come riconosci lo stress da caldo o da freddo e cosa fare indoor e outdoor.
Lo stress termico è il danno che subisce la cannabis quando passa troppo tempo fuori dalla sua fascia di temperatura ideale, che per la maggior parte delle colture sta tra 20 e 30 °C: col caldo le foglie si arricciano, si seccano ai bordi e la crescita rallenta, col freddo la pianta si blocca. Si previene isolando bene lo spazio, ventilando, ombreggiando e scegliendo varietà adatte al tuo clima. Per chi coltiva in casa è uno dei problemi più frequenti, e qui trovi cosa fare contro il caldo e il freddo eccessivi.
Cos’è lo stress termico
Lo stress termico nelle piante arriva quando restano esposte a lungo a tanta luce solare e tanto calore. Con questo termine si indica un periodo in cui le piante subiscono temperature alte abbastanza a lungo da compromettere, anche in modo permanente, la loro capacità di funzionare o di crescere normalmente.
La fascia di temperatura ideale per la maggior parte delle colture va dai 20 ai 30 °C. Temperature fuori da questa fascia, nell’aria o nel terreno, di giorno o di notte, fanno male alle piante.
Lo stress da calore è il risultato di tre cose che si sommano: quanto è intenso il caldo, quanto dura e quanto velocemente sale la temperatura.
I sintomi del troppo caldo nelle piante
Lo stress termico si vede in vari modi, ma riconoscerlo non è sempre facile, perché i sintomi somigliano a quelli di certi parassiti o di malattie specifiche delle colture.
In più, lo stress termico, da caldo o da siccità, può rendere le piante più vulnerabili ad altre malattie. Guardando questi sintomi tutti insieme, la diagnosi diventa più precisa:
- Foglie che si arrotolano e si incurvano a coppa: è il trucco che usano piante come il mais e i pomodori per limitare la perdita d’acqua. La superficie della foglia si contrae e gli stomi si chiudono.
- Appassimento: succede quando c’è meno umidità disponibile di quella che la pianta riesce ad assorbire, e si crea un deficit di pressione dell’acqua. Più aspetti a intervenire, più rischi danni che non si recuperano.
- Bordi delle foglie secchi: alcune colture fanno seccare i bordi esterni delle foglie per sopravvivere. Capita soprattutto a zucche e zucchine.
- Danni da ozono: temperature alte insieme a una cattiva qualità dell’aria possono causare danni da ozono. Si vedono come puntini marroni secchi tra le venature delle foglie.
- Caduta di fiori e frutti: nelle piante ornamentali lo stress termico può far cadere boccioli e fiori o bloccare la fioritura. In ortaggi come cetrioli, zucche e peperoni il caldo può far cadere fiori e frutti.
- Fioritura anticipata: come reazione allo stress termico, alcune colture vanno a fiore prima del tempo, prima della loro stagione di raccolta. È quello che negli orti si chiama «montare a seme», e può fare danni soprattutto alle colture da clima fresco.
- Scottature da sole: frutti come mele, pomodori e meloni possono bruciarsi con il caldo estremo, soprattutto sul lato esposto direttamente al sole. Si vede da scolorimenti, macchie acquose, vesciche o macchie dure e infossate sulla buccia.
- Marciume apicale: caldo e sole forte accelerano fotosintesi e traspirazione e spostano acqua e calcio dai frutti verso le foglie. Il risultato è il marciume dell’estremità del frutto, una macchia scura e acquosa che si vede soprattutto sui pomodori.
Cosa fa lo stress termico alle piante
Lo stress termico disidrata le piante e ne rallenta lo sviluppo. Il calo della fotosintesi è una conseguenza diretta dell’effetto del caldo sul contenuto d’acqua delle foglie e sul potenziale idrico della pianta.
In pratica, lo stress termico fa perdere acqua alla pianta, che poi appassisce. Se però lo stress è passeggero o moderato, le piante riescono a regolare respirazione e traspirazione per ritrovare un equilibrio termico.
Per difendersi, le piante cambiano la concentrazione di proteine solubili e zuccheri per controllare la pressione osmotica dentro le cellule. E le perdite di produzione dovute allo stress termico si vedono in tante colture, dai cereali ai legumi fino agli ortaggi da radice.
Tra i cambiamenti biochimici e fisiologici più gravi causati dallo stress termico ci sono:
- Chiusura degli stomi: con le temperature alte gli stomi si chiudono e le piante non riescono a catturare abbastanza anidride carbonica (CO2) per la fotosintesi, quindi crescono meno e rendono meno.
- Danni alle proteine: le alte temperature danneggiano le proteine, gli enzimi funzionano peggio e tanti processi metabolici ne risentono.
- Stress ossidativo: il caldo estremo può scatenare stress ossidativo, che libera specie reattive dell’ossigeno, danneggia le cellule vegetali e frena la crescita.
- Più traspirazione: con le alte temperature la pianta traspira di più, ha meno acqua a disposizione e finisce in stress idrico.

Come proteggere la coltivazione indoor dal caldo
Indoor hai molto più controllo sull’ambiente, e quindi puoi fare parecchio per proteggere le tue piante di marijuana dal caldo eccessivo.
Qui sotto trovi le strategie che puoi usare, dalla scelta del posto giusto per coltivare fino all’impianto di illuminazione.
Scegli il posto giusto per il tuo indoor
Il posto in cui piazzi la coltivazione indoor conta tanto per proteggere le piante dal caldo. La regola è semplice: più la stanza è isolata dall’esterno, meglio è. Se vivi in una zona calda e scegli una stanza con i muri esposti a sud, d’estate tenere a bada la temperatura dentro sarà un bello sbatti.
Ventilazione ed estrazione dell’aria
Una buona ventilazione è fondamentale per tenere l’aria in movimento dentro l’indoor ed evitare accumuli di calore e sacche di umidità.
I ventilatori dentro la growbox o la stanza fanno circolare l’aria, la distribuiscono in modo uniforme e tengono lontani possibili patogeni. Portano aria nuova in ogni angolo, e questo è essenziale perché le piante crescano bene.
Scegliere un buon impianto di estrazione, che ricambi come si deve l’aria della stanza o della growbox, è fondamentale. Per questo devi calcolare bene le dimensioni del tuo spazio e capire quanta potenza di estrazione ti serve.
Sistemi di raffreddamento
Se coltivi indoor d’estate in una zona fresca, con estati corte che non arrivano a temperature molto alte, forse ti basta l’estrattore per tenere la temperatura nei valori giusti. Deve però essere bello potente e, idealmente, regolabile con un controller, così aumenti l’estrazione man mano che sale la temperatura.
Nella maggior parte dei casi, però, non basta: se fuori ci sono 30 gradi, è impossibile che dentro il tuo indoor faccia più fresco solo cambiando l’aria.
Per questo, quasi sempre, coltivare indoor d’estate vuol dire usare il condizionatore.
Gestire le luci e il calore che producono nell’indoor
Le luci di un indoor scaldano e fanno salire la temperatura della stanza. Scegliere l’illuminazione giusta è quindi fondamentale per limitarne l’effetto sulla temperatura della stanza o della growbox.
Ricorda che la distanza tra la lampada e le piante è decisiva per regolare il calore che ricevono. Se le piante sono troppo vicine alle lampade possono cominciare a bruciarsi in cima: in quel caso devi allontanare la lampada per risolvere.
Le lampade al sodio HPS (high pressure sodium) hanno dominato il mercato per anni, ma sono anche quelle che scaldano di più. Se il tuo obiettivo è tenere la temperatura sotto controllo, forse non sono la scelta migliore.
I sistemi LED o LEC, invece, scaldano meno. È vero che all’inizio costano un po’ di più, ma alla lunga si ripagano perché in bolletta spendi meno.

Come proteggere la coltivazione outdoor dal caldo
All’aperto controllare l’ambiente è più difficile, ma qualcosa per proteggere le tue piante di marijuana dal caldo puoi farlo comunque.
Ombra e riparo dal sole nelle ore più calde
Troppo sole sulle piante è da evitare. Se vivi in una zona dove d’estate si superano i 35 gradi, proteggere le piante di marijuana dal sole nelle ore in cui picchia di più è fondamentale. Basta un semplice telo ombreggiante o una tenda da sole per fare la giusta ombra e riparare la coltivazione nelle ore più calde.
Irrigazione e umidità
Annaffiare bene e mantenere l’umidità giusta è fondamentale perché le piante restino idratate e non vadano in stress da caldo. Anche l’orario conta per farle assorbire bene l’acqua: meglio annaffiare la mattina presto o la sera, quando il sole è già calato. Nelle ore meno calde le piante assorbono di più e l’irrigazione funziona meglio.
Usa i vasi giusti
Anche tenere le radici lontane dal caldo eccessivo è importante per evitare lo stress termico. Per questo è meglio non usare vasi neri, che attirano più calore, oppure, se li usi, rivestirli per esempio con plastica bianca.
Un’altra opzione sono i vasi in tessuto, che in più fanno respirare meglio le radici. E se sai già che dovrai spostare le piante per evitare le ore più calde, scegli vasi di una misura e di un tipo che riesci davvero a trasportare.
Usa pacciamatura, sovescio o altro materiale per coprire il terriccio
La pacciamatura, o «mulch», è una copertura fatta di materiale organico sciolto, come la paglia, che si stende sul terriccio intorno alle piante. Così il terreno è protetto e mantiene le condizioni giuste.
Si può fare anche con il cosiddetto «sovescio», cioè una coltura di copertura che ha lo stesso scopo. Con queste coperture riduci l’evaporazione e conservi l’umidità del terreno nella tua coltivazione outdoor.
Scegli varietà che reggono il caldo
Non tutte le genetiche di marijuana reggono le alte temperature allo stesso modo. La cannabis è una pianta parecchio resistente, che si è adattata a climi e condizioni diverse, ma in questo caso scegliere la varietà giusta fa la differenza.
Ci sono genetiche che sopportano il caldo meglio di altre: se coltivi outdoor in zone molto calde, eccoti qualche idea:
- Marruecos Beldía Kif
- Sweet Afghani Delicious Auto
- Amnesia
- High Level
- Jamaican Dream
- Acapulco Gold
- LSD 25 Auto
- Lemon King
Lo stress da freddo nelle piante
Lo stress da freddo, al contrario di quello da caldo, si presenta quando la temperatura dell’aria e del terreno scende sotto la fascia ideale per lo sviluppo delle piante, e può fare danni alla crescita della coltivazione.
Durante questo tipo di stress le piante subiscono vari cambiamenti biochimici e fisiologici, che si vedono come crescita rallentata, raccolto più scarso e, nei casi estremi, perfino la morte della pianta.
I geni regolati dal freddo (geni COR) e l’accumulo di crioprotettori, come zuccheri, proteine e amminoacidi, si sono evoluti come meccanismi di tolleranza al freddo: limitano la disidratazione e proteggono le membrane delle cellule.
Quanto una pianta stressata resiste al freddo dipende dalla specie e da quanto velocemente e quanto forte scende la temperatura. Un calo graduale le permette di abituarsi meglio al freddo, mentre i cambi bruschi fanno più stress e più danni, soprattutto in autunno e all’inizio dell’inverno.
Chi coltiva può proteggere le piante dal freddo scegliendo con cura e curandole come si deve. Annaffiare bene prima di una gelata può aiutare a proteggerle durante le ondate di freddo.
Un terreno ben annaffiato accumula più calore e lo rilascia dopo, e questo rende le piante più resistenti allo stress da freddo. In più, la pacciamatura aiuta a trattenere l’umidità del terreno nella stagione fredda.
Per gestire bene questi stress ambientali, chi coltiva ha bisogno di dati meteo precisi e aggiornati, di saper valutare i danni da gelo e da caldo e di conoscere bene come crescono le piante e come cambia il microclima nel proprio spazio. Così può muoversi in fretta per proteggere le piante da quello che le stressa.
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