
Timer, centraline e fertirrigazione: gli strumenti per automatizzare la growbox
Dal timer da pochi euro alla centralina che regola clima e pH: gli strumenti per far andare la coltivazione quasi da sola.
Automatizzare la coltivazione di cannabis: da dove partire
Per automatizzare una coltivazione di cannabis in casa si parte dai timer per luci e ventole, si passa alle centraline che controllano clima, pH e nutrienti e, per chi vuole fare sul serio, si arriva alla fertirrigazione. L’automazione è forse uno dei settori che crescono più in fretta nel mondo della cannabis, e non riguarda solo le grandi coltivazioni industriali: offre soluzioni anche ai piccoli grower casalinghi che vogliono meno lavoro e più efficienza e controllo sulle loro piante.
Se coltivi in casa per uso personale, i motivi per automatizzare sono tanti. Per qualcuno la chiave è avere più controllo. Altri vogliono poter lasciare le piante da sole senza dover chiedere a qualcuno di passare a dare un’occhiata.
Qualunque sia il budget o la dimensione, ci sono un sacco di modi per portare l’automazione nella tua coltivazione e, sorpresa, molte soluzioni sono semplici ed economiche.
Timer: il primo passo
I timer sono il primo passo per automatizzare una coltivazione indoor.
Chi coltiva poche piante può usarli per un sacco di cose, e dire addio al controllo manuale costa meno di quanto pensi. Un semplice timer analogico costa pochissimo e ti risolve parecchie cose quando lo colleghi a luci, ventole, pompe e altri elementi del controllo clima.
È lo strumento perfetto se vuoi lavorare meno e perdere meno tempo in compiti ripetitivi. Qualche timer magari non basta per lasciare le piante da sole per lunghi periodi, ma ti risparmia parecchi giri nella growbox.
Molti timer hanno più prese, così più elementi del controllo clima possono andare con lo stesso orario. Se hai più luci e ventole, questi timer sono fondamentali per non stare ad accendere e spegnere tutto a mano di continuo.
Centraline e misuratori per il clima
Chi coltiva indoor, in serra o in idroponica dipende tantissimo dal controllo del clima per far filare tutto liscio. Una centralina ambientale digitale con pilota automatico, per esempio, non solo monitora e regola CO2, temperatura e umidità, ma può anche registrare e salvare i dati della coltivazione. Dispositivi così sono ottimi per raccogliere informazioni come picchi e cali di temperatura e umidità, oltre al VPD (deficit di pressione di vapore), così puoi regolare il clima al millimetro su quello che chiedono le piante.
Tra gli altri misuratori c’è il monitor di pH in continuo, pensato per controllare in automatico pH e TDS (solidi disciolti totali) nel tempo. Misura senza sosta l’acidità del substrato e i livelli di PPM, per capire se le piante ricevono abbastanza nutrienti.
Irrigazione e nutrienti automatici: la fertirrigazione
Irrigazione e concimazione sono un po’ più difficili da automatizzare rispetto al clima. In parte perché, nello stesso spazio, ogni pianta può aver bisogno di quantità diverse di acqua e nutrienti a seconda del microclima, della genetica e di altri fattori. Per questo i sistemi che concimano e irrigano da soli in modo efficace di solito sono complessi e costosi.
Quando un sistema di concimazione si integra in un impianto di irrigazione automatica si parla di «fertirrigazione», una pratica ormai diffusa nell’agricoltura commerciale, sia all’aperto sia in ambiente controllato. In pratica semplifica tutto il piano di concimazione, perché calcola e mescola i nutrienti direttamente nell’acqua di irrigazione.
Per il grower casalingo l’automazione può andare molto oltre misuratori, timer e sistemi di concimazione. Dai cubi di coltivazione per una sola pianta agli armadi completamente controllati, le opzioni aumentano di continuo. Alcuni sistemi si gestiscono tutti da un’app sul telefono. Altri sono box di essiccazione e concia post-raccolto, pensati per regolare temperatura e umidità delle cime raccolte. E poi ci sono le macchine trimmer, che si prendono il lavoro meno amato di tutti: la manicure e la sfogliatura delle cime secche.

Che tu sia alle prime armi o un grower navigato, con tanto o poco budget, di opzioni per lavorare in modo più furbo ce ne sono tante.
Cosa sono le piante automatiche?
Le piante automatiche, o autofiorenti, sono varietà di cannabis con un ciclo di vita più corto che non dipendono dal fotoperiodo per andare in fioritura. Sono popolarissime nell’indoor perché si adattano bene agli spazi piccoli e ai cicli di luce fissi.
Uno dei loro grandi vantaggi è che completano crescita e fioritura in due o tre mesi dal seme, quindi raccogli prima rispetto alle varietà fotoperiodiche. Per chi cerca risultati veloci ed efficienti sono una scelta che fa gola.
Un indoor casalingo con le automatiche si può fare in una growbox pensata per controllare l’ambiente e dare le condizioni ideali di luce, temperatura, umidità e ventilazione. Le automatiche sono perfette per questo tipo di coltivazione, perché restano compatte e fioriscono a prescindere dal fotoperiodo.
Perché le autofiorenti vanno a nozze con una growbox automatizzata
Le autofiorenti e l’automazione sono fatte l’una per l’altra: visto che non devi cambiare il fotoperiodo per farle fiorire, puoi lasciare la luce sempre sullo stesso orario dal seme al raccolto, e un solo timer fa tutto il lavoro.
Il ciclo corto, due o tre mesi dal seme, fa il resto: meno settimane da gestire vuol dire meno occasioni di sbagliare con irrigazione e nutrienti, e un sistema di fertirrigazione o una centralina del clima ti tengono tutto sotto controllo anche quando non ci sei.
E dato che restano basse e compatte, si incastrano bene nei cubi e negli armadi di coltivazione già pronti, quelli con luci, ventilazione e sensori integrati: monti tutto una volta, controlli dal telefono e ti godi il raccolto.
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