Vie di somministrazione della cannabis terapeutica: quali sono e perché
SALUTE

Vie di somministrazione della cannabis terapeutica: quali sono e perché

Olio sublinguale, vaporizzatore, creme e via rettale: cosa cambia tra una via e l’altra e per quali sintomi si usa la cannabis.

DI Redazione CosechaLibre4 MIN DI LETTURA

Le principali vie di somministrazione della cannabis terapeutica sono quattro: orale o sublinguale (olio o tintura), inalatoria con vaporizzatore, transdermica (creme e unguenti) e rettale. Cambiano velocità d’azione, durata dell’effetto e quanto si sente la parte psicoattiva, quindi la scelta dipende da cosa serve al paziente.

Si va dalle vie più tradizionali alle più moderne, ognuna con i suoi pro e le sue accortezze. Conoscerle aiuta a capire come la cannabis interagisce con il corpo e a sfruttarne al meglio i possibili benefici, riducendo il più possibile gli effetti indesiderati.

Come funziona ogni via di somministrazione della cannabis terapeutica

Cannabinoidi e terpeni, sostanze volatili o semivolatili, si misurano con la cromatografia, in particolare con la cromatografia liquida ad alta prestazione (HPLC). Questa tecnica permette di riconoscerli in miscele complesse come la cannabis e di sapere con precisione quanto ce n’è.

Via orale o sublinguale

  • Caratteristiche: i cannabinoidi vengono sciolti in olio d’oliva o di girasole, oppure in etanolo per l’uso sublinguale. L’assorbimento passa dalla mucosa della bocca: l’effetto arriva più lento ma dura di più.
  • Per chi: ideale per i pazienti che preferiscono non inalare. Adatta ai trattamenti lunghi, proprio perché l’effetto dura.

Via inalatoria con vaporizzatore

  • Caratteristiche: questa via ha un’alta biodisponibilità senza combustione, quindi riduce i rischi legati al fumo. Si vaporizza a temperature specifiche per ogni cannabinoide e terpene.
  • Per chi: azione rapida e controllo preciso della dose. Indicata per i pazienti che hanno bisogno di sollievo veloce e vogliono evitare la combustione.

Via transdermica o percutanea

  • Caratteristiche: i cannabinoidi si applicano sulla pelle in creme o unguenti e vengono assorbiti attraverso la cute. Viene spesso usata per trattamenti locali, per esempio in caso di artrite o psoriasi.
  • Per chi: adatta ai pazienti con dolore localizzato o infiammazione della pelle, senza effetti psicoattivi rilevanti.

Via rettale

  • Caratteristiche: i cannabinoidi vengono somministrati per via rettale, saltando il primo passaggio nel fegato, con un assorbimento che varia a seconda della mucosa rettale.
  • Per chi: alcuni pazienti la usano per attenuare l’effetto psicoattivo del THC, ma servono preparazioni specifiche perché l’assorbimento sia adeguato.

Ogni via di somministrazione ha i suoi vantaggi e le sue accortezze. Quella giusta dipende da cosa serve al paziente, da quanto in fretta deve agire e dalle preferenze personali.

È fondamentale usare prodotti standardizzati e analizzati come si deve, per garantire sicurezza ed efficacia del trattamento.

Per quali sintomi e malattie si usa la cannabis terapeutica

Secondo un rapporto del 2022 di una sottocommissione specializzata, l’uso terapeutico dei cannabinoidi ha dato risultati in diverse condizioni:

Spasticità nei pazienti con sclerosi multipla

La cannabis può alleviare la spasticità muscolare, frequente nei pazienti con sclerosi multipla, e migliorare la qualità della vita.

Epilessia

Alcune forme di epilessia resistente ai farmaci hanno risposto bene al trattamento con cannabinoidi, con una riduzione della frequenza delle crisi.

Nausea e vomito da chemioterapia nei pazienti oncologici

Le ricerche indicano che la cannabis può aiutare a ridurre nausea e vomito causati dalla chemioterapia, rendendo il trattamento più sopportabile.

Endometriosi

Nell’endometriosi, alcune pazienti riferiscono sollievo dal dolore con la cannabis, e alcuni studi suggeriscono che possa ridurre l’infiammazione legata a questa condizione ginecologica.

Dolore oncologico

Per chi ha dolore legato al cancro, la cannabis può essere un’opzione per gestire sintomi come il dolore intenso.

Dolore cronico non oncologico (compreso il dolore neuropatico)

Alcuni studi indicano benefici della cannabis nella gestione del dolore cronico non legato al cancro, compreso quello neuropatico, con un miglioramento della qualità della vita dei pazienti.

Queste indicazioni mostrano il potenziale terapeutico della cannabis in diverse condizioni mediche, come opzione in più per la salute e il benessere dei pazienti.