Anandamide: la «molecola della felicità» e il sistema endocannabinoide
SALUTE

Anandamide: la «molecola della felicità» e il sistema endocannabinoide

Il tuo corpo produce da solo una sostanza che lavora sugli stessi recettori del THC. Ecco cos’è e cosa sa (e non sa) la scienza.

DI Redazione CosechaLibre6 MIN DI LETTURA

L’anandamide (AEA) è un endocannabinoide: una sostanza simile ai cannabinoidi che il tuo corpo produce da solo, soprannominata «molecola della felicità». In termini scientifici è una molecola lipidica che agisce soprattutto sui recettori CB1 del sistema endocannabinoide, dove partecipa alla regolazione di umore, memoria, appetito e dolore.

Essendo un endocannabinoide, l’anandamide nasce dentro il corpo, non arriva da una pianta. Il tuo organismo la produce per un sacco di funzioni diverse.

I fitocannabinoidi (quelli che arrivano dalla pianta) più conosciuti sono:

  • Cannabinolo (CBN)

Oggi nella cannabis si conoscono più di 150 cannabinoidi. Per ognuno si stanno studiando possibili benefici per la salute, che dipendono da diversi fattori.

Struttura molecolare dell’anandamide

Gli endocannabinoidi principali sono due:

1. Anandamide (detta anche AEA o arachidonoiletanolamide)

2. 2-arachidonoilglicerolo (2-AG)

Anche questi due endocannabinoidi sono studiati per i loro possibili effetti sulla salute, ma invece di prenderli da una pianta, il tuo corpo se li fa da solo.

Se endocannabinoidi come il 2-AG e l’anandamide aiutano a mantenere l’equilibrio (l’omeostasi) a livello cellulare, ha senso che alcuni ricercatori si chiedano se i cannabinoidi della marijuana, THC e CBD, che lavorano sullo stesso sistema anche se in modo diverso, possano dare una mano quando il SEC funziona male.

Diversi studi suggeriscono che l’anandamide possa avere un ruolo nei circuiti della memoria e del sistema di ricompensa del cervello.

L’anandamide si lega ai recettori dei cannabinoidi chiamati CB1. I recettori CB1 e CB2, insieme, formano una grande rete conosciuta come sistema endocannabinoide (SEC).

Cima di cannabis carica di tricomi

Cosa fa l’anandamide nel sistema endocannabinoide

Il SEC si occupa di tantissime cose, ma la sua priorità sembra essere tenere il corpo in equilibrio, la cosiddetta omeostasi. Per farlo può usare sia i cannabinoidi prodotti dal corpo sia i fitocannabinoidi (come il CBD). Alcuni studi indicano che il CBD potenzia il segnale dell’anandamide nel cervello. L’anandamide viene spesso chiamata «molecola della felicità», e livelli nella norma sono stati collegati a sensazioni di benessere.

Le ricerche attuali suggeriscono che l’anandamide possa avere un ruolo nel ridurre il dolore. Quando senti dolore, l’anandamide si lega al recettore CB1 e può frenare il segnale del dolore. Potrebbe essere uno dei motivi per cui alcune persone che usano CBD (che rallenta la degradazione dell’anandamide) riferiscono meno dolore.

Cos’altro c’è da sapere sull’anandamide?

  • L’anandamide non è una droga. È una sostanza che il corpo produce a partire dall’acido arachidonico, un acido grasso essenziale a catena lunga.
  • L’anandamide e gli altri endocannabinoidi vengono rilasciati dai neuroni, poi passano negli astrociti e nei neuroni, dove li demolisce un enzima chiamato amide idrolasi degli acidi grassi, o FAAH.

La FAAH è un enzima tipico dei mammiferi. Serve a scomporre una famiglia di lipidi, le amidi degli acidi grassi. Tra questi c’è anche l’anandamide.

  • I livelli di anandamide sono più alti in alcune zone del cervello, come il tronco encefalico. Gli studi più recenti la collocano in una famiglia di composti derivati dagli acidi grassi.

Per questo gli endocannabinoidi sono una pista di ricerca interessante per diverse patologie. Alcuni farmaci cannabinoidi oggi in sperimentazione clinica per certi disturbi psichiatrici potrebbero, un giorno, aprire strade nuove in quel campo.

Visto che cannabinoidi ed endocannabinoidi agiscono sugli stessi recettori (CB1 e CB2), gli scienziati continuano a studiare cosa possono fare e cosa no.

Ci vorranno altro tempo e altre ricerche, da parte di medici e istituti scientifici diversi, prima che la medicina capisca come sfruttare al meglio gli endocannabinoidi come l’anandamide (AEA).

Come agisce l’anandamide?

L’anandamide è un neurotrasmettitore endogeno, cioè prodotto dal corpo umano, che fa parte del sistema endocannabinoide. Questo sistema è formato dai recettori CB1 e CB2, dagli endocannabinoidi e dagli enzimi che li producono e li demoliscono.

L’anandamide si lega soprattutto al recettore CB1, che si trova principalmente nel cervello e nel sistema nervoso centrale. Partecipa alla regolazione dell’umore, della memoria, dell’appetito e della percezione del dolore. Fa anche da messaggero retrogrado: viaggia «all’indietro» tra le cellule nervose e così regola il flusso di informazioni tra loro.

Si pensa che l’anandamide abbia un effetto simile a quello del THC, il principale componente psicoattivo della cannabis, ma molto più leggero. Il THC si lega ai recettori dei cannabinoidi nel cervello e dà euforia, rilassamento e, a volte, alterazioni della percezione. L’anandamide invece la produce il corpo, e la rilascia in piccole quantità per mantenere l’equilibrio.

In sintesi: l’anandamide è un endocannabinoide prodotto naturalmente dal corpo umano che funziona da neurotrasmettitore. Si lega soprattutto al recettore CB1 del sistema endocannabinoide e partecipa alla regolazione di umore, memoria, appetito e percezione del dolore.

Cosa c’entra l’anandamide con la cannabis terapeutica?

Il sistema endocannabinoide umano è un sistema fisiologico che regola diverse funzioni del corpo, come sonno, appetito, dolore e sistema immunitario. È formato dai recettori CB1 e CB2, dagli endocannabinoidi e dagli enzimi che li producono e li demoliscono.

Anandamide e 2-AG sono i due endocannabinoidi che si legano ai recettori CB1 e CB2. L’anandamide, in particolare, il corpo la produce da solo e la rilascia in piccole quantità per mantenere l’equilibrio. Alcuni studi, molti su animali, suggeriscono che possa avere effetti analgesici, antinfiammatori, antidepressivi e ansiolitici.

Quanto alla cannabis terapeutica, si è scoperto che i suoi principi attivi, come THC e CBD, agiscono anch’essi sul sistema endocannabinoide umano. Il THC si lega soprattutto al recettore CB1, e da lì arrivano euforia e rilassamento; il CBD invece non si lega direttamente ai recettori, ma agisce sul sistema in altri modi.

Alcune ricerche indicano che il CBD potrebbe aumentare i livelli di anandamide nel cervello, e i pazienti che usano cannabis terapeutica con THC e CBD riferiscono a volte un umore migliore, meno ansia e meno dolore cronico. Viene inoltre studiata, e in alcuni casi usata con ricetta, per condizioni come sclerosi multipla, epilessia, artrite o i sintomi del cancro.

Insomma, anandamide e sistema endocannabinoide sono al centro di quello che sappiamo sulla cannabis terapeutica. THC e CBD agiscono su questo sistema, e la ricerca sta cercando di capire fino a che punto questo si traduca in benefici concreti per diverse condizioni di salute.

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