Cannabinoidi in dermatologia: psoriasi, dermatite e cosa dice la ricerca
SALUTE

Cannabinoidi in dermatologia: psoriasi, dermatite e cosa dice la ricerca

THC e CBD sulla pelle: dove la ricerca promette, dove ci sono solo topi da laboratorio e perché i dermatologi devono stare al passo.

DI Redazione CosechaLibre6 MIN DI LETTURA

I cannabinoidi in dermatologia si studiano soprattutto per psoriasi, acne, dermatite atopica e infiammazioni della pelle. Le ricerche, per ora in gran parte di laboratorio e su animali, suggeriscono che possano calmare l’infiammazione, regolare il sebo e dare sollievo a prurito e dolore. La strada è promettente, ma le prove solide sull’uomo mancano ancora.

Il sistema endocannabinoide (ECS) è sparso in tutto il corpo e aiuta a regolare un sacco di funzioni, pelle compresa. È fatto di recettori cannabinoidi (CB1 e CB2), di endocannabinoidi prodotti dal corpo e di enzimi, e mette le mani in processi come l’infiammazione, la crescita delle cellule e l’apoptosi (la morte cellulare programmata): tutta roba che conta per la salute della pelle.

Per questo i cannabinoidi sono stati studiati su diversi problemi cutanei: psoriasi, acne, dermatite atopica e infiammazioni in genere. Alcuni studi suggeriscono che possano ridurre l’infiammazione, tenere a bada la produzione di sebo e alleviare prurito e dolore.

Cannabis terapeutica e dermatologia: cosa sta cambiando

Più si allarga la legalizzazione della cannabis terapeutica, più gente usa derivati della pianta come il tetraidrocannabinolo (THC) e il cannabidiolo (CBD) per problemi di pelle.

E qui i dermatologi si trovano davanti a una sfida nuova. Secondo i ricercatori della Facoltà di Medicina e Scienze della Salute della George Washington University, negli Stati Uniti, i medici della pelle spesso restano fuori dalle scelte che i pazienti fanno da soli su questi prodotti.

Cosa dicono gli studi sull’uso terapeutico

In uno studio uscito sul Journal of Drugs in Dermatology (JDD), rivista con revisione paritaria, i ricercatori sottolineano che i consumatori «sono interessati ai prodotti a base di cannabis medica (MCP) e li usano per problemi dermatologici, soprattutto per i disturbi infiammatori della pelle».

Il punto è che molti di questi usi non passano da un dermatologo. Per questo, dicono, i medici devono conoscere meglio questi prodotti e capire dove possono servire e dove no.

«Anche la dermatologia fa parte della ricerca in corso sulla cannabis terapeutica e sul suo ruolo nelle malattie della pelle, infiammatorie e tumorali. Per esempio, i cannabinoidi medici sono stati approvati in diversi stati per condizioni dermatologiche come il lupus cutaneo, la sindrome unghia-rotula, la neurofibromatosi e la psoriasi», scrivono i ricercatori, parlando degli Stati Uniti.

Adam Friedman, professore e direttore del Dipartimento di Dermatologia della George Washington University, la mette così: «Questo studio mostra quanto i consumatori credano nei prodotti per la cura della pelle. Consumatori e pazienti usano già gli MCP per acne, rosacea, dermatite atopica e psoriasi, anche senza il consiglio di un dermatologo».

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Visto che gli MCP sono sempre più usati, i dermatologi devono essere formati bene su questi prodotti. Solo così possono guidare i pazienti e fare in modo che li usino in modo sicuro e sensato.

Se entrano davvero in dermatologia, gli MCP potrebbero aprire strade nuove per diversi problemi della pelle e migliorare la vita di parecchi pazienti.

Psoriasi: cosa potrebbe fare la cannabis per la pelle

La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica della pelle molto diffusa. Si riconosce dalla crescita esagerata e dalla desquamazione dei cheratinociti (le cellule principali dell’epidermide), dall’infiltrazione di linfociti T e neutrofili e dall’attivazione di cellule dendritiche e macrofagi.

Il meccanismo non è ancora chiaro del tutto, ma si sa che un ruolo chiave ce l’ha il sistema immunitario della pelle che va fuori giri, in particolare i linfociti Th1 e Th17.

Sull’uso di preparati topici di Cannabis sativa L. contro la psoriasi oggi ci sono solo racconti di pazienti, niente di più. Le possibilità teoriche dei cannabinoidi, però, sono ampie.

Agiscono attraverso i recettori CB2 e anche per vie che non passano dai classici recettori cannabinoidi, regolando i linfociti Th1 e Th17 (Derakhshan e Kazemi, 2016). In più, alcuni fitocannabinoidi frenano la proliferazione dei cheratinociti per strade indipendenti da CB1 e CB2 (Wilkinson e Williamson, 2007).

Dermatite atopica: il potenziale della cannabis sulle lesioni

La dermatite atopica (DA) è la malattia infiammatoria cronica della pelle più comune: nasce e peggiora per un mix di fattori genetici, ambientali e immunitari. I sintomi sono pelle secca, arrossamento (eritema), essudazione, croste, ispessimento della pelle (lichenificazione) e un prurito fortissimo.

In giro trovi prodotti parafarmaceutici all’olio di semi di Cannabis sativa L. venduti per la DA. Occhio però: l’olio di semi di canapa non contiene cannabinoidi né altri composti fenolici bioattivi, quindi al massimo idrata la pelle.

Gli studi preclinici, cioè in laboratorio e su animali, indicano invece che i cannabinoidi hanno un buon potenziale per la DA. Gli agonisti selettivi del CB1 bloccano l’attivazione dei mastociti e il rilascio di istamina. E applicare sulla pelle analoghi dell’anandamide riduce l’infiammazione in modelli animali di DA (Kim et al., 2015).

Si è visto anche che gli agonisti selettivi del CB2 frenano la reazione infiammatoria della pelle mediata dalle IgE e il prurito spontaneo nella DA (Maekawa et al., 2006).

Cannabis e malattie fibrotiche della pelle

La sclerodermia, o sclerosi sistemica (SSc), è una malattia autoimmune rara: i fibroblasti funzionano male, i piccoli vasi sanguigni si danneggiano e il sistema immunitario produce citochine infiammatorie e autoanticorpi. Si vede come un ispessimento progressivo della pelle, che diventa fibrosa.

Dati recenti suggeriscono che intervenire sul sistema endocannabinoide, sia con la genetica sia con i farmaci, cambi la risposta fibrotica. Nei modelli sperimentali di fibrosi della pelle, CB1 e CB2 si comportano in modo diverso.

Spegnere il CB1 impedisce l’attivazione dei fibroblasti e ha un effetto antifibrotico (Marquart et al., 2010), mentre attivare il CB2 previene la fibrosi della pelle e l’infiltrazione di leucociti nei tessuti (Akhmetshina et al., 2009).

Gli agonisti di PPARγ bloccano la risposta pro-fibrotica inibendo la via di segnalazione del TGFβ. E gli agonisti doppi PPARγ/CB2 mostrano una forte attività antinfiammatoria e antifibrotica nei modelli sperimentali di SSc (Del Río et al., 2016).

Tirando le somme: cannabis terapeutica e cura della pelle

La ricerca sui cannabinoidi contro le malattie della pelle si muove in fretta. Psoriasi, dermatite atopica e malattie fibrotiche sono i fronti più promettenti. Però quasi tutto quello che sappiamo viene da laboratorio e animali: servono studi clinici sull’uomo per capire se funzionano davvero e se sono sicuri. Prima di metterti qualsiasi cosa su una pelle malata, parlane con un dermatologo.