Cosa fanno i cannabinoidi nel corpo: dal cervello al cuore
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Cosa fanno i cannabinoidi nel corpo: dal cervello al cuore

Fitocannabinoidi, endocannabinoidi e sintetici: come si agganciano ai recettori CB1 e CB2 e cosa succede a cervello, cuore, stomaco, ormoni e polmoni.

DI Redazione CosechaLibre6 MIN DI LETTURA

I cannabinoidi sono composti chimici che si agganciano ai recettori del sistema endocannabinoide, soprattutto CB1 e CB2, e così influenzano umore, appetito, dolore, memoria e altre funzioni del corpo. Possono essere prodotti dal corpo stesso (endocannabinoidi), arrivare dalla pianta di cannabis (fitocannabinoidi) o essere fatti in laboratorio (sintetici). Il sistema endocannabinoide è una rete complessa che aiuta a regolare un sacco di funzioni e processi fisiologici.

È fatto di recettori, endocannabinoidi (i cannabinoidi che il corpo produce da solo) ed enzimi che servono a sintetizzarli e a smontarli.

Legandosi ai recettori cannabinoidi, soprattutto CB1 e CB2, i cannabinoidi possono incidere su tante funzioni, dall’umore all’appetito fino al dolore e alla memoria. Possono avere origine endogena, come l’anandamide, o esogena, cioè arrivare da piante come la cannabis.

Questa interazione con il sistema endocannabinoide può avere effetti terapeutici e ricreativi, a seconda del tipo di cannabinoide e di come lo assumi.

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Cosa sono i cannabinoidi?

I cannabinoidi sono sostanze chimiche che interagiscono con i recettori cannabinoidi del corpo e del cervello e producono effetti simili a quelli della pianta Cannabis sativa L.

Si possono dividere in diversi tipi in base a origine e struttura, e ognuno ha un ruolo preciso nel sistema endocannabinoide.

Fitocannabinoidi

Caratteristiche e presenza nella cannabis

I fitocannabinoidi sono una classe di composti con 21 atomi di carbonio che si trovano soprattutto nella Cannabis sativa L. Finora ne sono stati scoperti più di 100, contando forme acide e neutre, analoghi e altri prodotti di trasformazione. La pianta li produce nelle forme acide, non psicoattive, come Δ9-THCA, CBDA, CBGA e CBCA.

Trasformazione e attivazione

Durante essiccazione e concia delle cime, i fitocannabinoidi acidi si decarbossilano in parte e diventano le forme neutre attive, come Δ9-THC, CBD, CBG e CBC. Il calore accelera il processo, per esempio quando fumi o cucini la cannabis, e trasforma tutti i fitocannabinoidi acidi nelle forme neutre.

Come si decarbossila

Per decarbossilare piccole quantità di materiale vegetale puoi usare il forno a 120 °C per almeno 20 minuti. Anche cuocere la cannabis nel burro o nell’olio avvia il processo, se lo fai abbastanza a lungo. Da tenere a mente: è il Δ9-THC nella forma neutra il principale responsabile degli effetti psicoattivi della cannabis, mentre la forma acida, il Δ9-THCA, non è psicoattiva.

Endocannabinoidi

Produzione e funzione nel corpo

Gli endocannabinoidi sono ligandi endogeni, prodotti da animali ed esseri umani, che si legano ai recettori cannabinoidi. Fanno parte del sistema endocannabinoide, che regola un’ampia gamma di processi fisiologici, come la modulazione dei neurotrasmettitori, la percezione del dolore e le funzioni cardiovascolari, gastrointestinali ed epatiche.

I principali endocannabinoidi

I due endocannabinoidi principali sono l’anandamide (N-arachidonoiletanolamide, AEA) e il 2-arachidonoilglicerolo (2-AG). Fanno da chiavi naturali per i recettori CB1 e CB2, li attivano e mettono in moto la loro azione. Il recettore CB1 sta soprattutto nel sistema nervoso centrale ed è legato agli effetti psicoattivi, mentre il CB2 si trova nel sistema immunitario e ha effetti immunomodulatori.

Cannabinoidi sintetici

Come nascono e usi medici

I cannabinoidi sintetici sono sostanze create in laboratorio che possono somigliare ai fitocannabinoidi e agli endocannabinoidi oppure essere completamente diversi. Un esempio è il dronabinol (Δ9-THC sintetico), principio attivo del MARINOL®, usato contro nausea, vomito, perdita di appetito e di peso. Un altro è il nabilone, principio attivo del CESAMET®, usato per controllare nausea e vomito da chemioterapia.

Cannabinoidi sintetici nelle «smart drugs»

Negli ultimi anni alcuni cannabinoidi sintetici come JWH-018 e JWH-073 sono finiti negli ingredienti di «smart drugs» vendute per imitare gli effetti della cannabis, conosciute come «Spice».

Si sono dimostrati più attivi dei fitocannabinoidi e provocano più ansia e attacchi di panico, e in origine erano stati pensati per la ricerca scientifica: non hanno mai superato gli studi clinici necessari a dimostrare che siano sicuri per l’uso umano.

Conclusione

I cannabinoidi, che siano fitocannabinoidi, endocannabinoidi o sintetici, interagiscono con il sistema endocannabinoide in modi diversi e producono tanti effetti fisiologici e terapeutici.

Capire queste interazioni e queste categorie è fondamentale per sfruttarne i possibili benefici e ridurre i rischi.

Gli effetti dei cannabinoidi sull’organismo

Il Δ9-THC e i suoi derivati sintetici alterano l’equilibrio naturale degli endocannabinoidi e scatenano una serie di risposte importanti nell’organismo.

Effetti cognitivi e psicologici

A livello cognitivo è documentato che i cannabinoidi riducono la coordinazione motoria, la percezione del tempo e l’apprendimento associativo. Incidono anche sulla percezione e sull’udito, perché ci sono recettori nel cervelletto e ne alterano le funzioni.

A livello psicologico gli studi danno risultati contrastanti: alcuni indicano che l’uso cronico potrebbe aumentare il rischio di episodi psicotici e di ansia, altri suggeriscono il contrario.

Effetti immunitari e antitumorali

Ricerche recenti su modelli animali suggeriscono che Δ9-THC e CBD potrebbero avere proprietà antitumorali, cosa che nelle persone non è ancora stata dimostrata. Questi composti potrebbero favorire la morte per apoptosi delle cellule tumorali, frenare la formazione di vasi sanguigni nel tumore e ridurre la migrazione delle cellule, forse aumentando la produzione di specie reattive dell’ossigeno.

Effetti su malattie come l’AIDS

Studi preliminari suggeriscono che i cannabinoidi potrebbero migliorare la capacità dell’organismo di tenere sotto controllo la carica virale dell’HIV e allungare la sopravvivenza.

Effetti su cuore e apparato digerente

Sul cuore e la circolazione i cannabinoidi possono causare tachicardia e aumento della pressione e, a dosi alte, ipotensione, bradicardia e dilatazione delle arterie coronarie. In più frenano la motilità dello stomaco e potrebbero proteggere la mucosa gastrointestinale.

Effetti su ormoni e respirazione

Nel sistema endocrino i cannabinoidi possono ridurre la produzione di adrenalina e noradrenalina, con effetti sull’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e sugli ormoni legati all’apparato riproduttivo.

A livello respiratorio, l’uso occasionale di cannabis ha mostrato effetti broncodilatatori, ma l’uso cronico può portare problemi come bronchite acuta e cronica e alterazioni strutturali dell’epitelio bronchiale e dei macrofagi alveolari.

Conclusione

I cannabinoidi, soprattutto il Δ9-THC e i suoi derivati, hanno tanti effetti sul corpo umano, dalle alterazioni cognitive e psicologiche fino all’impatto su sistema immunitario, cuore, apparato digerente, ormoni e respirazione. Capire questi effetti è fondamentale per valutare sia i rischi sia i possibili benefici del consumo.