
Cos’è la decarbossilazione: come attivare la cannabis in forno, microonde o bagnomaria
L’erba cruda non ti fa niente: senza calore il THCA resta THCA. La chimica spiegata semplice e tre metodi per attivarla in casa.
La decarbossilazione è la reazione che, col calore, trasforma i cannabinoidi acidi della pianta (THCA, CBDA) nelle loro forme attive (THC, CBD). Senza questo passaggio l’erba cruda non ti dà nessuna botta: quando fumi o vaporizzi succede da sola, ma per edibili, tinture e unguenti la devi fare tu, di solito in forno a 105 °C per 45-50 minuti.
Ma perché succede? Cosa serve perché l’erba faccia il suo classico effetto?
La chiave: la cannabis decarbossilata
Il THCA, una volta decarbossilato, diventa THC, il composto responsabile dell’effetto mentale e stimolante della marijuana. Quando fumi o vaporizzi, la cannabis si decarbossila in automatico col calore della canna che brucia o con quello del vaporizzatore.
Quindi il THC, che nella pianta cruda si trova nella sua forma acida, per attivarsi e diventare psicoattivo ha bisogno di calore dopo l’essiccazione. Ed ecco spuntare la parola che è uno scioglilingua: decarbossilazione.

Cos’è la decarbossilazione?
Diciamo che la decarbossilazione è la reazione che avviene nella cannabis quando i suoi cannabinoidi si attivano col calore. E di preciso, cosa succede durante la decarbossilazione?
La decarbossilazione è il passaggio chiave per attivare i composti psicoattivi della cannabis e della canapa. Nel materiale che si fuma succede da sola, perché ci pensa la fiamma. Per edibili, tinture e unguenti invece è un processo più delicato, da fare prima, in fase di preparazione.
Decarbossilare vuol dire scaldare cannabis e canapa per attivare i cannabinoidi contenuti in cime, scarti di manicure, foglie o kief. È quello che permette a chi la consuma di sentire gli effetti tipici della pianta, grazie ai suoi principi attivi.
Cosa succede quando decarbossili la cannabis?
In sostanza, la decarbossilazione agisce sui cannabinoidi acidi, detti anche cannabinoidi inattivi, che stanno nei tricomi della pianta. I tricomi si concentrano soprattutto sulle cime, ma ce ne sono anche, in quantità minori, su foglie e steli.
Quando la cannabis si scalda, la struttura molecolare dei cannabinoidi acidi cambia. Durante la decarbossilazione gli acidi perdono un gruppo carbossilico (-COOH) sotto forma di anidride carbonica e trattengono un atomo di idrogeno.
Il processo chimico: il segreto del CBD decarbossilato
I cannabinoidi acidi hanno 22 atomi di carbonio, 30 di idrogeno e quattro di ossigeno. Il gruppo carbossilico che si perde è fatto di un atomo di carbonio e due di ossigeno (CO2). Quando se ne va, la massa molecolare del THCA, per esempio, cala di circa il 12 per cento e diventa THC attivo.
Una volta attivati, i cannabinoidi interagiscono con il sistema endocannabinoide (SEC), una rete di recettori sparsi in tutto il corpo, sistema nervoso centrale e periferico compresi. I vari cannabinoidi, maggiori e minori, danno effetti diversi, dall’euforia al relax.
Come si decarbossila la cannabis?
Prima di decarbossilare, la prima cosa da fare è tritare l’erba in pezzetti piccoli col grinder o qualcosa di simile.
La decarbossilazione chiede temperatura e tempo, cioè un certo calore per un certo periodo. Non esiste una ricetta unica, neanche per decarbossilare il CBD. Il nostro consiglio è usare la temperatura più bassa possibile: così salvi più terpeni e cannabinoidi, e di qualità migliore.
Il modo migliore per decarbossilare la maria è in forno, per 45-50 minuti a 105 °C. Detto questo, quanti gradi servono dipende anche dal tipo di erba che hai tra le mani.
Se hai fretta, puoi fare prima: bastano 30 minuti alzando la temperatura fino a 120 °C, non di più.
Decarbossilazione in forno, passo per passo
- Prendi una teglia e coprila con un foglio di carta forno
- Stendici sopra l’erba tritata, in uno strato sottile e il più uniforme possibile
- Preriscalda il forno a 105 °C
- Quando è arrivato a temperatura, infila la teglia con la cannabis tritata
- Aspetta 45-50 minuti
- Tira fuori la tua erba attivata
Altri modi per decarbossilare la cannabis:
Decarbossilazione al microonde
Per qualcuno è il metodo migliore perché è velocissimo. Però occhio, perché può degradare tanti dei composti che ti interessano.
Il lato buono di questo metodo è che c’è meno rischio di bruciare l’erba rispetto al forno. Si fa così:
- Trita l’erba
- Mettila su un piatto
- Infila il piatto con la cannabis tritata nel microonde
- Scalda per 3 minuti a potenza media.
- Alla fine tira fuori la tua cannabis pronta e decarbossilata.

Decarbossilazione della cannabis a bagnomaria
È un metodo meno usato, ma non complicato. Per decarbossilare l’erba a bagnomaria devi metterla sottovuoto e «cuocerla» per un’ora:
- Spezza l’erba senza tritarla: deve restare a pezzi più grossi.
- Metti la cannabis in un sacchetto e chiudilo con la macchina sottovuoto.
- Metti a bollire l’acqua in una pentola.
- Appena bolle, abbassa il fuoco perché resti a 95 °C.
- Metti il sacchetto nella pentola.
- Aspetta un’ora e la tua erba è attivata.
Bisogna decarbossilare sempre la cannabis?
La decarbossilazione è un passaggio chiave per il consumo, ma non tutta la cannabis va decarbossilata.
Le prime ricerche suggeriscono che il THCA non decarbossilato potrebbe avere diverse proprietà interessanti per la salute:
- Antinfiammatorio
- Neuroprotettivo
- Antinausea
- Anticonvulsivo
- Broncodilatatore
- Regolatore del metabolismo
- Riduce lo stress
Anche del CBDA, quando la pianta resta cruda, si studiano vari possibili effetti: ansiolitico, antinfiammatorio, analgesico, antinausea, anticonvulsivo. Quanto alla decarbossilazione, il THCA dei tricomi comincia a decarbossilarsi intorno ai 104 °C. Nelle varietà ricche di CBD, il CBDA comincia a 118 °C e può metterci fino a 90 minuti per decarbossilarsi del tutto.
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