
Effetti psicoattivi della marijuana: perché psicoattivo non vuol dire psicotropo
THC, CBD, CBN e recettori CB1 e CB2: cosa succede nel sistema nervoso quando entra la cannabis, e perché il CBD agisce sul cervello senza sballarti.
Gli effetti psicoattivi della marijuana arrivano soprattutto dal THC: euforia, relax, percezione del tempo e dello spazio alterata, e cambiano con la varietà e con la quantità. La cannabis si usa da secoli sia per questi effetti sia come medicina, e negli ultimi decenni la sua popolarità è esplosa.
Dall’euforia e dal rilassamento fino al tempo che si allunga e allo spazio che cambia forma, sono effetti che possono segnare parecchio l’esperienza di chi fuma. Capire cosa fa l’erba a mente e corpo è la base per parlare del suo uso, sia per piacere sia a scopo terapeutico.
Effetti psicoattivi e psicotropi della cannabis
Nella ricerca scientifica sui cannabinoidi si distingue soprattutto tra il THC, il composto psicoattivo per eccellenza, e il CBD, considerato il principale cannabinoide non psicoattivo.

Il THC agisce sull’umore, sulla sensibilità e sulla percezione della realtà, anche se non tutti i cannabinoidi che agiscono sul sistema nervoso centrale (SNC) danno lo sballo tipico della cannabis ricreativa.
Il CBD, invece, è psicoattivo nel senso che può influire sul sistema nervoso centrale, ma senza intossicazione mentale.
Un cannabinoide psicoattivo agisce sul SNC senza alterare la percezione sensoriale, mentre un cannabinoide psicotropo può cambiare la percezione e dare effetti stupefacenti, come il THC.
Psicoattivo o psicotropo: il succo
Va detto chiaro: anche se il CBD e altri cannabinoidi possono influire sull’umore e su altri processi cerebrali, non danno gli effetti psicotropi del THC. Per questo il CBD è apprezzato per il suo potenziale terapeutico, per esempio nell’epilessia, e si studia anche nel Parkinson, senza gli effetti indesiderati del THC.
Ricapitolando: il THC e alcuni altri cannabinoidi come il THCV e il CBN vengono classificati come psicotropi per i loro effetti stupefacenti, mentre il CBD mostra un potenziale terapeutico interessante senza produrre questi effetti, ed è per questo che in questo contesto scientifico si considera non psicoattivo.
Cosa fanno i cannabinoidi al sistema nervoso centrale
I recettori endocannabinoidi e come funzionano
Il sistema endocannabinoide (SEC) comprende i recettori endocannabinoidi, i cannabinoidi prodotti dal corpo (endocannabinoidi) e gli enzimi che li producono e li smaltiscono. Quando è stato scoperto se ne sapeva poco, e c’era un dibattito acceso sull’uso medico della cannabis e sul suo potenziale di abuso e dipendenza.
La ricerca più recente, però, è andata a fondo sulle sostanze chiave della cannabis, sulle loro proprietà e su come agiscono attraverso il sistema endocannabinoide. Un aspetto che è emerso è la sua capacità di modulare la funzione immunitaria all’interno del sistema nervoso.
I recettori più studiati sono CB1 e CB2, accoppiati a proteine G (GPCR), che regolano un sacco di reazioni fisiologiche, comprese risposte ormonali, neurotrasmettitoriali e agli stimoli dell’ambiente.
Il THC tra effetto psicoattivo e uso terapeutico
Il THC è considerato il principale composto psicoattivo della cannabis e produce gran parte dei suoi effetti terapeutici agganciandosi ai recettori CB1 e CB2. Questi recettori, con sette domini transmembrana, sono accoppiati a proteine G inibitorie e regolano catene di segnali che incidono sui livelli di calcio dentro la cellula, coinvolgendo adenilato ciclasi, AMPc e MAP chinasi.
Cosa fanno i recettori CB1 e CB2
Il recettore CB1 è molto diffuso nel sistema nervoso centrale e in altri organi. Partecipa alla regolazione di dolore, stress, metabolismo dei grassi e funzione immunitaria, e secondo le ricerche più recenti è fondamentale per gli effetti psicotropi del THC.
Il recettore CB2, invece, è legato soprattutto al sistema immunitario e si trova nelle cellule della risposta immunitaria, comprese le microglia del sistema nervoso, anche se nel SNC è molto meno presente del CB1.
Altri recettori su cui agiscono i cannabinoidi
Oltre a CB1 e CB2, i cannabinoidi possono legarsi ad altri recettori come il GPR55, la cui attivazione cambia con la dose di THC (agonista a dosi basse, antagonista a dosi alte), e che è modulato dal CBD, da alcuni cannabinoidi sintetici e da quelli endogeni come l’anandamide (AEA) e il 2-arachidonoilglicerolo (2-AG). A differenza di CB1 e CB2, questi recettori, quando si attivano, alzano i livelli di calcio dentro la cellula.
Insomma, i cannabinoidi hanno un impatto importante sul sistema nervoso centrale, attraverso interazioni complesse con il sistema endocannabinoide e i suoi diversi recettori. La ricerca continua a studiare come sfruttare queste interazioni in diverse condizioni mediche.
Effetti della marijuana: benefici e rischi
Cosa sappiamo degli effetti psicologici del delta-9-THC
Il delta-9-THC, principale composto psicoattivo della cannabis, provoca da solo cambiamenti psicologici simili a quelli della cannabis. Il delta-8-tetraidrocannabinolo è un po’ meno potente, ma in quantità più piccole può contribuire alla botta.
Il cannabinolo (CBN), invece, preso per bocca anche a dosi alte non dà cambiamenti fisici evidenti, ma per via endovenosa può dare effetti psicotropi simili a quelli della cannabis.
Il cannabidiolo (CBD) e gli altri cannabinoidi
Il cannabidiolo (CBD), preso per bocca o per via endovenosa a dosi molto più alte della dose attiva di delta-9-THC, è considerato inattivo dal punto di vista psicotropo.
Studi su primati e altri animali hanno mostrato che cannabinoidi come il delta-8-THC e il CBN sono meno potenti del delta-9-THC, mentre il CBD non ha effetti psicotropi rilevanti.
Gli effetti psicotropi visti negli studi sugli animali
Esperimenti su macachi rhesus, scimmie scoiattolo e cani hanno mostrato che diversi cannabinoidi possono provocare cambiamenti di comportamento paragonabili a quelli osservati nell’uomo con la ricerca psicofarmacologica.

Tra questi effetti ci sono la stimolazione della via dopaminergica del sistema limbico, le risate, i cambiamenti nella percezione visiva, la distorsione delle dimensioni degli oggetti, l’alterazione della percezione del tempo e della memoria a breve termine, e altro ancora.
Perché gli effetti psicotropi cambiano tanto
Gli effetti psicotropi dei cannabinoidi variano parecchio e possono dipendere molto dal contesto sociale e dall’ambiente. Possono toccare l’umore, la percezione visiva e dello spazio, la memoria e l’attenzione selettiva. E siccome vanno e vengono, possono far oscillare la sensazione del tempo e dello spazio.
Cosa tenere a mente negli studi sulla cannabis
Leggere i risultati degli studi sulla cannabis può essere complicato per diversi motivi: i tanti composti diversi presenti, la composizione chimica che cambia con la lavorazione e la conservazione, e le interazioni tra cannabinoidi e altri componenti della pianta.
In breve, i cannabinoidi psicotropi come il delta-9-THC e il CBN hanno effetti importanti su comportamento e percezione, condizionati da diversi fattori che vanno tenuti in conto sia nella ricerca sia nell’uso clinico.
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