Errori nella coltivazione indoor: i 7 più grossi da principiante
COLTIVAZIONE

Errori nella coltivazione indoor: i 7 più grossi da principiante

pH ignorato, troppi fertilizzanti, troppa acqua, semi a caso, luce sbagliata, chiacchiere coi vicini e raccolto anticipato: gli sbagli che ti rovinano il primo indoor.

DI Redazione CosechaLibre6 MIN DI LETTURA

Gli errori più comuni nella coltivazione indoor sono sette: non controllare il pH, esagerare con i fertilizzanti, annaffiare troppo, partire da semi a caso, sbagliare con la luce, non tenere la coltivazione riservata e raccogliere troppo presto. Si impara tanto leggendo libri e articoli sulla cannabis, ma è sperimentando che capisci davvero; qui trovi gli sbagli da evitare per arrivarci prima.

Cosa serve per un indoor?

In una coltivazione indoor in casa il grower cerca di imitare, e migliorare, le condizioni che in natura fanno crescere la marijuana.

Per questo la luce del sole si sostituisce con quella artificiale, il ricircolo d’aria si crea con estrattori e ventilatori, e così via. Le uniche cose che restano uguali sono il substrato (se usi terra), i fertilizzanti e i semi.

Prima di montare un indoor, poi, devi pensare ad alcune cose:

  • Lo spazio: dove mettere l’armadio, la growbox o la stanza di coltivazione.
  • Quanto consumi: la quantità di erba che fumi di solito decide quanto spazio ti serve.
  • L’investimento: se spendi poco, anche quantità e qualità del raccolto ne risentiranno. E partire con materiale riciclato non è per niente una buona idea, perché può portarti problemi che vorresti proprio evitare.

Se vuoi saperne di più sull’indoor, sul blog trovi anche una guida alla coltivazione indoor per coltivare le tue piante e tirarne fuori la resa migliore.

Adesso vediamo gli errori della coltivazione indoor in casa da evitare se vuoi una pianta di marijuana come si deve:

Non controllare il pH

La prima volta che coltivi cannabis ti piovono addosso sigle, formule e schemi da ricordare. C’è chi va in tilt con tutte queste info e annaffia a naso, senza pensare al terriccio giusto per l’indoor o al pH: tanto è una pianta, le serve acqua come alle altre. Il gergo del mondo della cannabis può confondere, e buona parte si può anche ignorare… tranne il pH.

Cos’è il pH nelle piante di marijuana?

Il pH misura quanto è acida o alcalina una sostanza liquida o un solido sciolto in acqua. Quindi anche se la pianta ha i nutrienti nel terreno, le foglie possono mostrare carenze perché riceve acqua con il pH troppo basso.

Un pH sbagliato alle radici può causare scoloriture, problemi e carenze di ogni tipo sulle foglie. Il problema si risolve appena la pianta riceve acqua con il pH giusto. Gestire il pH è uno dei dettagli più tecnici con cui quasi tutti i grower devono fare i conti, a meno che non abbiano la fortuna di avere un’acqua perfetta.

Chi coltiva in terra punta a un pH di 6-7 per un assorbimento migliore dei nutrienti. Chi usa idroponica, cocco o altri substrati senza terra punta a un pH di 5,5-6,5.

Troppi nutrienti

È un errore facilissimo e quasi tutti i grower lo fanno, o l’hanno fatto, prima o poi. Molte marche di fertilizzanti mettono in etichetta una tabella di alimentazione con dosi troppo alte.

Esagerare con il cibo, in indoor come in qualsiasi coltivazione, porta alla cosiddetta bruciatura da nutrienti. Nella maggior parte dei casi non uccide le piante, ma lascia il segno e può tagliare parecchio la produzione. Le punte delle foglie marroni su tutta la pianta sono il segnale tipico: livelli di nutrienti troppo alti.

Per evitarla, segui pure lo schema dell’etichetta, ma per cominciare usa solo metà della dose consigliata.

Annaffiare troppo

Tanti di noi sono cresciuti pensando che le piante vogliano sole e acqua tutti i giorni. Aggiungici la voglia del grower alle prime armi di coccolare le sue piante, ed ecco che in tanti annaffiano più del necessario.

Sia in un indoor sia all’aperto, l’irrigazione eccessiva toglie ossigeno alle radici e le piante si afflosciano. Nei casi gravi le può anche uccidere.

Si annaffia troppo quando lo si fa troppo spesso o quando si dà troppa acqua in una volta.

Come capire quando annaffiare?

Annaffia quando, infilando il dito per 2 o 3 cm nella terra, la senti asciutta. Se usi il cocco, annaffia ogni 1-2 giorni. Se il cocco resta umido per più di 3 giorni, dai meno acqua per volta finché le piante non crescono e cominciano a berne di più. Col cocco non devi aspettare che si secchi, ma nemmeno annaffiare se a 2-3 cm il substrato è ancora «umido». Se il vaso è leggero, è decisamente ora di dare acqua.

Genetica scarsa

Quando trovi un seme in una cima, la tentazione di piantarlo è fortissima. Se hai esperienza può anche venire bene, ma se è la tua prima volta l’ideale è lavorare con semi buoni. Così sai che produzione aspettarti, che cure, temperatura e umidità vuole la pianta, che fenotipi otterrai e via dicendo.

L’ideale è prendere semi buoni da una fonte affidabile. Se spendi in luci e nutrienti buoni e poi usi un seme sconosciuto, butti quell’investimento su una pianta che può avere una genetica scarsa o il sesso sbagliato.

Troppa luce in indoor (o troppo poca)

La luce è fondamentale per la crescita della pianta. Se vedi che si allunga e lascia tanto spazio tra i nodi, è ora di darle più luce. Le piante giovani possono crescere più o meno bene anche con poca luce, ma la produzione sarà scarsissima. Una pianta in fioritura che non prende abbastanza luce fa cime ariose e deboli.

Con troppa luce, invece, la pianta si ammala più facilmente ed è più esposta agli attacchi dei parassiti. Per questo, se hai un indoor con LED, controlla che la lampada stia alla distanza giusta: circa 30 cm con lampade da 600 W, 25 cm con quelle da 400 W e 40-50 cm con quelle da 1000 W.

Tieni la coltivazione per te

Anche dove coltivare marijuana è legale, conviene tenere l’indoor lontano da occhi indiscreti. Di solito non c’è nessun vantaggio a far sapere in giro che coltivi cannabis. In tanti si chiedono come facciano le forze dell’ordine a scoprire una coltivazione indoor, e la risposta è facile: ci sono vicini ficcanaso che, perché sono contrari o per qualsiasi altro motivo, possono chiamare la polizia. E non manca mai il ladro che prova a rubarti le piante perché sa che difficilmente lo denuncerai.

Raccogliere troppo presto

Coltivare marijuana richiede pazienza prima di godersi i frutti, o meglio i fiori. Se hai fretta di raccogliere, scegli una autofiorente, che in circa 90 giorni è pronta. Raccogliere troppo presto abbassa la resa della coltivazione: le cime non avranno l’aspetto giusto e i terpeni non saranno al massimo, quindi perdi effetto e potenza, oltre a quantità totale.

Ricordati che molti grower fanno il lavaggio delle radici 10-15 giorni prima della data prevista per il taglio, così la pianta smette di assorbire nutrienti e le cime si gustano pulite, al massimo del loro splendore.

Gli errori possibili sono tanti, ma questi sono tra i più importanti da evitare. Un indoor ti risolve un sacco di cose, ma si porta dietro anche qualche questione da tenere d’occhio.