
Quali farmaci sostituisce la cannabis? Cosa riferiscono i pazienti
Antidolorifici, oppioidi, ansiolitici, sonniferi: quali medicine i pazienti dicono di aver ridotto con la cannabis, cosa mostrano davvero i sondaggi e perché nessuna terapia si tocca senza il medico.
Antidolorifici, oppioidi, ansiolitici, antidepressivi e sonniferi: sono i farmaci che più pazienti dicono di aver ridotto o sostituito con la cannabis. È quello che la gente riferisce nei sondaggi, non la prova che la cannabis funzioni come quei farmaci, e ogni cambio di terapia passa dal medico.
Man mano che la cannabis terapeutica si diffonde, tanti pazienti cercano un’alternativa ai farmaci con ricetta che percepiscono come più sicura e naturale, e non sono solo i farmaci con ricetta a finire sostituiti.
Molte persone, quando iniziano a usare la cannabis o i suoi derivati, riducono anche i farmaci da banco. Alcuni pazienti riferiscono di aver sostituito con questa pianta medicine comuni come l’ibuprofene e altri antidolorifici, quelli che si prendono per dolorini, fastidi e piccole infiammazioni. La cannabis contiene cannabinoidi come il cannabidiolo (CBD) e l’acido cannabidiolico (CBDA), a cui alcuni studi attribuiscono proprietà analgesiche e antinfiammatorie.
Il dolore cronico è uno dei motivi più comuni per cui le persone si avvicinano alla cannabis terapeutica. Negli Stati Uniti è in corso una grande battaglia contro gli oppioidi, prescritti soprattutto a pazienti con lesioni gravi e dolori forti e cronici. Il problema è che gli oppioidi danno una forte dipendenza, e alcuni ricercatori sostengono che sostituirli con prodotti a base di cannabis potrebbe aiutare a frenare l’epidemia.

Oltre agli antidolorifici, alcuni pazienti riferiscono di aver ridotto o perfino lasciato antidepressivi e ansiolitici, soprattutto i sedativi, passando a terapie a base di cannabis. Occhio: sospendere di colpo questi farmaci può dare sintomi da astinenza (con le benzodiazepine perfino convulsioni), quindi ogni riduzione si pianifica col medico. C’è anche chi riferisce di usare la cannabis al posto di sonniferi, farmaci contro la nausea e farmaci palliativi. Nell’epilessia la cannabis a volte si aggiunge alla terapia, ma gli antiepilettici non si tolgono mai senza il neurologo: le crisi possono tornare.
Uno studio guidato dal dottor James Corroon, direttore di un centro californiano di formazione sulla cannabis terapeutica, ha intervistato 2.774 partecipanti: il 46% ha dichiarato di usare la cannabis al posto di un farmaco con ricetta.
Un altro studio pubblicato sulla rivista Drug and Alcohol Review ha rilevato che sempre più persone sostituiscono con la cannabis farmaci con ricetta, alcol e droghe illegali, segno che sta cambiando il modo in cui la società guarda alle proprietà terapeutiche della marijuana.
Dei 473 consumatori adulti di cannabis intervistati dal Centro di ricerca sulle dipendenze della Columbia Britannica, più dell’86% ha dichiarato di aver lasciato o sostituito una o più sostanze con la cannabis, e la maggior parte ha messo da parte i farmaci per un’alternativa che considerava non tossica. Lo studio mostra anche che chi aveva meno di 40 anni era più propenso a sostituire i farmaci di laboratorio con prodotti a base di cannabis. Tieni presente che sono sondaggi fatti tra chi la cannabis la usa già: raccontano cosa fa la gente, non quanto funzioni davvero lo scambio.
Sia il THC sia il CBD, i cannabinoidi più conosciuti, hanno proprietà terapeutiche diverse.

Il CBD ha tanti potenziali usi terapeutici. Molti lo usano per stress e ansia, anche se sulla depressione le prove sono ancora poche. Alcuni studi suggeriscono che possa essere neuroprotettivo e ridurre gli spasmi muscolari; un farmaco a base di CBD purificato è approvato per alcune forme rare di epilessia infantile, e in cure palliative i medici a volte lo usano per il dolore e altri sintomi. Uno dei grandi vantaggi delle terapie col CBD è che, secondo le ricerche fatte finora, questo cannabinoide ha un potenziale di dipendenza molto basso o nullo.
Le terapie che non creano dipendenza contano tantissimo. Gli antidolorifici oppioidi e alcuni sedativi, come le benzodiazepine, possono dare una dipendenza seria: ha senso costruire col medico una cura che tenga basso questo rischio. Gli antidepressivi non danno dipendenza allo stesso modo, ma interromperli di colpo può provocare sintomi da sospensione.
Il THC viene spesso usato come aiuto contro dolore cronico, spasticità muscolare, insonnia, mancanza di appetito e nausea, tra le altre cose. È stato studiato per il glaucoma, ma l’effetto sulla pressione dell’occhio dura poco; e se a basse dosi rilassa qualcuno, a dosi più alte l’ansia la può peggiorare. A differenza del CBD, in alcune persone il THC può dare dipendenza.
Se stai pensando di usare la cannabis terapeutica al posto di un farmaco o di una terapia, la cosa più importante è parlarne prima con un medico, meglio se esperto di cannabis terapeutica. In alcune persone la cannabis terapeutica può dare meno effetti collaterali, ma non è priva di rischi, e interrompere di colpo una cura o un farmaco può essere molto pericoloso. La cannabis, soprattutto il CBD, può anche cambiare il modo in cui il fegato smaltisce alcuni farmaci, come anticoagulanti tipo il warfarin, antiepilettici come il clobazam, alcuni antidepressivi, gli oppioidi e le benzodiazepine: anche solo aggiungerla a una cura che segui già va discusso col medico. In gravidanza e allattamento la cannabis è sconsigliata. La scelta migliore resta sempre la terapia più sicura possibile, sotto controllo medico.
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