Liofilizzare le cime: l’essiccazione a freddo in 24 ore
COLTIVAZIONE

Liofilizzare le cime: l’essiccazione a freddo in 24 ore

Il freeze dry congela le cime e fa evaporare il ghiaccio sottovuoto: come funziona, cosa promette e come si secca l’erba col metodo classico se il liofilizzatore non ce l’hai.

DI Redazione CosechaLibre7 MIN DI LETTURA

Essiccazione delle cime a freddo

La liofilizzazione, o «freeze dry», è un modo poco ortodosso ma efficace di seccare e conciare la cannabis: le cime vengono congelate e il loro ghiaccio evapora sottovuoto, e il processo dura circa 24 ore invece di settimane. Somiglia poco ai metodi tradizionali, ma può dare gli stessi risultati, se non migliori.

La liofilizzazione non è una novità, ma solo negli ultimi anni è arrivata in coltivazione come un processo innovativo che taglia i tempi di essiccazione e può farti guadagnare settimane intere.

Mettere un liofilizzatore nel proprio processo di essiccazione costa, e per tanti è una spesa alta. Ma alla lunga i vantaggi ripagano bene l’investimento.

Con la liofilizzazione la concia si riduce a un giorno. Il tempo esatto dipende dalle impostazioni e dalla macchina che usi, ma in ogni caso il tempo totale da dedicarci è cortissimo.

In più ti togli lo sbatti di allestire stanze per essiccazione e concia. Vuol dire niente pensieri per parassiti, muffe e tutto il controllo ambientale. E soprattutto risparmi un sacco di spazio: la stanza che usavi per seccare o conciare la puoi destinare ad altro, anche a una stanza di coltivazione, così coltivi con più continuità.

La liofilizzazione conserva ogni pezzetto della varietà scelta, senza l’umidità, e ti restituisce cime intere, senza deformazioni né ritiri. Aroma e tricomi restano intatti e la potenza è al massimo.

I liofilizzatori si trovano spesso come prodotti «freeze dry», quindi se ne cerchi uno conviene cercarlo con questo nome.

La liofilizzazione avviene quando l’acqua dentro le cime si cristallizza a basse temperature. I cristalli vengono poi espulsi per sublimazione, cioè passano da solido a gas senza sciogliersi.

Sono parenti, ma tieni presente che liofilizzare non è congelare. Il congelamento raffredda e basta, l’umidità resta dentro. La liofilizzazione raffredda e tira fuori l’umidità. Le fasi sono tre, e possono servire fino a 24 ore per completarle.

La prima fase è il congelamento: le cime si congelano e vengono portate tra -30 e -40 gradi, a seconda della varietà. Qui devono congelarsi in fretta, per evitare cristalli di ghiaccio grossi che rovinerebbero il prodotto finale. Per riuscirci, il liofilizzatore va pre-raffreddato.

Quando la macchina è alla temperatura giusta per la varietà, tiri fuori i vassoi e ci metti le cime. Da lì il liofilizzatore fa tutto da solo finché le cime sono liofilizzate.

La seconda fase è l’essiccazione per sublimazione. Il liofilizzatore chiude le cime sottovuoto e fa evaporare il ghiaccio che hanno dentro senza farlo passare allo stato liquido. Poi il vuoto risucchia il vapore verso un condensatore freddo, che lo trasforma di nuovo in ghiaccio.

La terza è l’essiccazione per desorbimento. In questa fase le cime tornano a temperatura ambiente e il ghiaccio nel condensatore si scioglie.

Il riscaldamento durante questa fase toglie l’acqua che resta all’interno. Nello stesso tempo il ghiaccio del condensatore viene scaricato e drenato.

A fine processo dovresti avere una cima con lo stesso aspetto e con il THC conservato al massimo.

La liofilizzazione è parecchio lontana dai metodi tradizionali di essiccazione e concia, ma si basa sugli stessi principi, solo con un ritmo più efficiente.

Quanto ci mettono le cime a maturare?

Il tempo di maturazione delle cime cambia a seconda della varietà e delle condizioni di coltivazione. In genere sta tra 6 e 12 settimane dall’inizio della fioritura. In questo periodo le cime passano per diverse fasi: formazione dei fiori, produzione di resina e maturazione dei tricomi, le ghiandole che producono i cannabinoidi.

Quando le cime sono pronte per il raccolto, bisogna seccarle bene per non perdere qualità. Ecco i passi base per seccare le cime appena tagliate:

  1. Taglio e preparazione: raccogli le cime tagliandole con cura vicino al fusto principale. Togli le foglie grandi e i rami inutili, lasciando solo le cime.
  2. Appenderle a seccare: appendi le cime a testa in giù in un posto fresco, buio e ben ventilato. Puoi usare dello spago o delle reti da essiccazione, lasciando abbastanza spazio tra le cime perché l’aria giri bene.
  3. Controllo di umidità e temperatura: durante l’essiccazione umidità e temperatura vanno tenute sotto controllo. L’ideale è un’umidità relativa intorno al 50–60 % e una temperatura sui 18–24 °C. Evita ambienti troppo umidi, che favoriscono la muffa, e troppo secchi, che fanno seccare le cime troppo in fretta.
  4. Essiccazione lenta e graduale: le cime vanno seccate piano, così l’umidità evapora in modo uniforme. Così cannabinoidi, terpeni e gli altri composti restano al meglio. I tempi variano, ma in genere ci vogliono da 7 a 14 giorni.
  5. Controllo a vista e al tatto: durante l’essiccazione guarda spesso le cime. Sono pronte quando i rametti si spezzano e le cime sono asciutte al tatto ma ancora un po’ elastiche. Non farle seccare troppo, perché qualità e sapore ne risentono.

Ricorda che l’essiccazione è decisiva per avere cime di qualità. Se la fai bene, l’erba conserva gli aromi, i sapori e gli effetti che cerchi.

Come seccare le cime perché restino sode?

Perché le cime restino compatte serve un’essiccazione fatta come si deve. Dopo il raccolto, appendile a testa in giù in un posto fresco, buio e ben ventilato, con abbastanza spazio tra una e l’altra perché l’aria circoli. Durante l’essiccazione tieni l’umidità relativa intorno al 50–60 % e la temperatura tra 18 e 24 °C, così non seccano troppo in fretta.

Le cime devono seccarsi piano: un’essiccazione veloce le rende fragili e le fa sbriciolare. Il tempo giusto di solito è di 7–14 giorni, ma cambia con l’umidità dell’ambiente e altri fattori.

A fine essiccazione le cime devono essere asciutte al tatto e i rametti devono spezzarsi. Tieni presente però che le cime non diventano dure come sassi dopo l’essiccazione. La consistenza finale dipende dalla varietà e da come hai fatto essiccazione e concia.

E ricorda che l’essiccazione è solo il primo passo. Dopo conviene fare la concia per migliorare ancora qualità e consistenza delle cime. La concia consiste nel tenere le cime in contenitori ermetici per un altro po’ di tempo, così i composti chimici si sviluppano e le qualità organolettiche dell’erba migliorano.

Si può seccare l’erba più in fretta?

Seccare l’erba di corsa non è consigliato, perché può peggiorare qualità, sapore ed effetti delle cime. Ma se proprio ti serve accelerare, ecco qualche dritta:

  1. Più ventilazione: fai girare di più l’aria intorno alle cime. Puoi usare dei ventilatori o mettere le cime vicino a una corrente leggera, tipo un ventilatore a soffitto. Occhio che il flusso non sia troppo forte, o le cime seccano troppo in fretta.
  2. Meno umidità: se puoi, abbassa l’umidità relativa del posto dove stanno seccando. Un ambiente meno umido accelera l’essiccazione. Puoi usare un deumidificatore o regolare temperatura e ventilazione della stanza.
  3. Taglio in pezzi più piccoli: se le cime sono molto dense, puoi dividerle in pezzi più piccoli. L’aria ci arriva meglio e l’umidità evapora di più.

Tieni conto però che seccare l’erba in fretta può peggiorare la qualità generale. Rischi di perdere più aroma, sapore e potenza, e di ritrovarti con una consistenza meno piacevole.

Meglio sempre un’essiccazione lenta e fatta bene, con temperatura e umidità sotto controllo, per avere i risultati migliori. Così i composti chimici si sviluppano come devono e l’erba mantiene qualità e caratteristiche organolettiche.

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