Marijuana e stomaco: nausea, iperemesi e pancreatite
CONSUMO

Marijuana e stomaco: nausea, iperemesi e pancreatite

La cannabis può calmare la nausea, ma chi ne fuma tanta per anni rischia la sindrome da iperemesi: cosa dicono gli studi, pancreatite compresa.

DI Redazione CosechaLibre5 MIN DI LETTURA

La marijuana sullo stomaco può fare due cose opposte: tanta gente la usa contro la nausea, ma in chi ne fuma tanta e tutti i giorni da anni può scatenare la sindrome da iperemesi cannabinoide (CHS), con vomito ciclico e forti dolori di pancia. Più raramente è stata collegata anche alla pancreatite acuta, un legame però ancora tutto da dimostrare. Con l’uso in crescita in mezzo mondo, conviene sapere come la pianta agisce sul sistema digerente, a partire dallo stomaco.

Se l’effetto sarà buono o cattivo dipende da diversi fattori, come la dose, quanto spesso la usi e in che forma la prendi.

Cima di cannabis in mano

Cos’è la sindrome da iperemesi cannabinoide?

Alla cannabis si attribuiscono un sacco di benefici, ma bisogna essere onesti: né i benefici né i problemi legati al suo uso si conoscono ancora fino in fondo. Tra i problemi emersi negli ultimi anni c’è la sindrome da iperemesi cannabinoide (CHS), un disturbo descritto per la prima volta nel 2004 in un caso clinico pubblicato sulla rivista Gut.

La sindrome è stata individuata in una donna australiana che per nove anni aveva sofferto di episodi pesanti di vomito, capogiri e forti dolori di stomaco. Stranamente, l’unico modo in cui trovava sollievo era fare bagni di acqua calda.

Però, appena l’acqua si raffreddava, i sintomi peggioravano, e la cosa l’aveva portata a situazioni estreme, fino a scottarsi per la temperatura del bagno. Alla fine si capì che soffriva di CHS, un disturbo che colpisce i grandi consumatori di marijuana, cioè chi ne fa un uso pesante e frequente per anni.

Nel 2004 si conoscevano solo nove casi documentati, e l’unica cura che funzionava era smettere di fumare.

Negli ultimi anni la CHS sembra essere diventata più frequente. Uno studio pubblicato nel 2017 su German Medical Science ha segnalato un aumento dei casi legati a questa sindrome. A gennaio 2018 un altro studio, uscito su Basic & Clinical Pharmacology & Toxicology, ha confermato che i casi sono più di quanto si pensasse.

Molti più casi di quelli registrati

Questo studio ha cambiato il modo di vedere la marijuana, anche perché tanti pazienti la usano proprio contro la nausea, uno dei suoi usi terapeutici. Analizzando più di 2.000 persone passate dal pronto soccorso di un ospedale di New York, i ricercatori hanno trovato 155 persone che fumavano quasi tutti i giorni da almeno cinque anni.

Di queste, almeno un terzo aveva sintomi compatibili con la CHS: tradotto, negli Stati Uniti le persone colpite da questa sindrome potrebbero essere fino a 2 milioni.

Come si cura e come si previene

L’unica cura conosciuta per la CHS è smettere del tutto con la marijuana. Docce e bagni caldi danno solo un sollievo temporaneo, non sono una soluzione a lungo termine. I farmaci classici contro nausea e vomito non funzionano. E se smetti, i sintomi spariscono, ma appena ricominci a fumare tornano subito.

Nelle prossime ricerche gli scienziati vogliono trovare possibili cure per la CHS, così da offrire opzioni terapeutiche migliori a chi soffre di questa sindrome legata all’uso cronico di marijuana.

Fumare erba può dare la pancreatite acuta?

L’uso di cannabis è stato collegato a diversi effetti collaterali, tra cui la pancreatite acuta. Il legame non è solido, e in molti dei casi descritti si parla di persone che fumavano anche tanto tabacco da anni, ma la possibilità che la cannabis c’entri qualcosa non si può ignorare.

Finora sono stati documentati circa 18 casi di persone con pancreatite acuta (cioè un’infiammazione del pancreas) in cui si è concluso che il forte consumo di cannabis nel periodo prima del ricovero era stato un fattore decisivo.

In uno di questi casi il paziente è stato seguito per diverse settimane, e si è visto che stava peggio ogni volta che fumava cannabis, nonostante fosse sotto cura.

Che ruolo ha la cannabis nella pancreatite acuta?

Questi casi fanno pensare a un possibile legame tra cannabis e pancreatite acuta, ma bisogna considerare diversi fattori:

  1. Condizioni preesistenti: può darsi che le persone colpite avessero già un problema di base, che la cannabis ha fatto peggiorare. La predisposizione individuale potrebbe pesare parecchio nella comparsa di una pancreatite acuta da cannabis.
  2. Dose e frequenza: il rapporto tra dose di cannabis e comparsa della pancreatite non è chiaro. Può darsi che il rischio salga con un consumo alto e frequente, ma servono altri studi per confermarlo.
  3. Interazione con altri composti: l’effetto della cannabis sulla pancreatite potrebbe dipendere da altre molecole di segnalazione nel corpo. Per esempio, l’anandamide, un endocannabinoide che il corpo produce da sé, ha mostrato effetti opposti sulla pancreatite a seconda del contesto in cui viene somministrata.

Cosa dicono gli studi più recenti

Uno studio recente ha misurato i livelli di anandamide in soggetti con pancreatite e ha scoperto che l’anandamide può sia ridurre sia aumentare la gravità della pancreatite, a seconda che venga somministrata prima o dopo la ceruleina. La ceruleina è un decapeptide noto perché influisce sulla motilità intestinale e sulle secrezioni, e si usa per provocare la pancreatite negli animali da laboratorio.

Cima di cannabis essiccata

Questi risultati fanno pensare che il sistema endocannabinoide, e il modo in cui interagisce con altre molecole, abbia un ruolo complicato nella pancreatite. Il rapporto tra cannabis e pancreatite acuta va studiato ancora parecchio per capire bene i meccanismi e i fattori di rischio.

In conclusione: c’è da preoccuparsi?

Le prove raccolte finora fanno pensare a un possibile legame tra uso di cannabis e pancreatite acuta, ma il rapporto non è dimostrato del tutto e con ogni probabilità dipende da più fattori.

Chi ha già problemi di salute o consuma grandi quantità di cannabis deve sapere che questo rischio esiste. Come sempre, il consiglio è parlarne con un medico prima di iniziare o continuare a usare cannabis, soprattutto se hai sintomi di pancreatite.