Cannabis e ormoni: cosa fa la marijuana a estrogeni, cortisolo e stress
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Cannabis e ormoni: cosa fa la marijuana a estrogeni, cortisolo e stress

Come THC e CBD dialogano con il sistema endocrino, cosa si sa su estrogeni, insulina e testosterone e perché la dose cambia tutto quando c’è di mezzo lo stress.

DI Redazione CosechaLibre5 MIN DI LETTURA

La marijuana può modificare i livelli di diversi ormoni: le ricerche indicano effetti su insulina, testosterone, estrogeni e cortisolo, con conseguenze che possono essere positive o negative a seconda della persona, del cannabinoide e della dose. Il motivo è che il sistema endocannabinoide è collegato a doppio filo con il sistema endocrino. È un campo di ricerca nuovo e molto dibattuto, perché tocca diversi aspetti della salute.

Gli ormoni regolano un sacco di funzioni biologiche, dalla crescita e lo sviluppo all’umore e alla riproduzione. Per questo capire che effetti ha la marijuana sui livelli ormonali è fondamentale per valutarne l’impatto sulla salute.

Qui mettiamo in fila gli effetti noti e le scoperte più recenti su come la cannabis può cambiare i livelli ormonali nel corpo umano.

Sala di coltivazione di cannabis al giorno 63

Ormoni femminili e maschili: cosa sono?

Gli ormoni sono messaggeri chimici: dirigono e coordinano tantissime funzioni del corpo. Li producono diverse ghiandole, e tra queste l’ipofisi è una delle fabbriche principali.

La loro influenza va dalla crescita alla regolazione dello zucchero nel sangue, passando per il ciclo riproduttivo e l’umore. Questo intreccio di ghiandole che secernono ormoni è quello che chiamiamo sistema endocrino.

Ma oltre a questo c’è un altro meccanismo, meno conosciuto e altrettanto importante: il sistema endocannabinoide (SEC), una rete di recettori distribuiti in tutto il corpo.

E la marijuana cosa c’entra?

La cannabis, come tanti farmaci, interviene sui nostri ormoni. Sia i prodotti con CBD sia quelli con THC possono cambiare la produzione ormonale, con conseguenze mediche sia positive sia negative.

Per questo capire gli effetti collaterali della marijuana sugli ormoni è importante. Vediamo come la cannabis agisce sui vari recettori del corpo, così si capiscono meglio i suoi effetti ormonali.

Come la cannabis influisce sugli ormoni

Il sistema endocannabinoide è strettamente collegato a molti sistemi di recettori del corpo. Dai recettori della dopamina a quelli della serotonina o degli oppioidi, i cannabinoidi possono comunicarci, con un’influenza sottile ma concreta. E questa influenza arriva anche agli ormoni e al sistema endocrino.

Gli ormoni però sono roba complessa, e ancora non capiamo fino in fondo come interagiscono nel dettaglio cannabis, sistema endocannabinoide e sistema endocrino.

Sappiamo comunque che la cannabis interagisce con il sistema endocrino e altera la produzione di ormoni come insulina, testosterone ed estrogeni. Gli effetti di questa interazione possono essere positivi o negativi.

Marijuana e ormoni: un esempio concreto

Facciamo un esempio pratico: nel caso di un tumore al seno sensibile agli estrogeni, potrebbe essere meglio limitare il THC, perché alcune ricerche suggeriscono che possa far salire i livelli di estrogeni.

In questo caso specifico il CBD potrebbe essere un’opzione più adatta. Questo non vuol dire scartare del tutto il THC, perché alcuni studi preliminari gli attribuiscono proprietà che potrebbero essere utili contro il cancro (sempre con il medico al tuo fianco).

Defoliazione di una pianta di cannabis

Per questo regolare con precisione il rapporto THC:CBD in base a ogni tipo di tumore diventa un lavoro delicato, da fare con un medico. È un processo complesso che cambia da persona a persona. Ad oggi, questo è quello che sappiamo sull’argomento.

Cosa fa la marijuana all’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA)

L’asse HPA, cioè l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, è uno dei sistemi ormonali più conosciuti del corpo umano. È legato a doppio filo a risposte fisiologiche come l’attacco o la fuga e alla gestione dello stress.

È lui che fa produrre il cortisolo, un ormone che fa un sacco di lavori vitali: regola lo zucchero nel sangue, modula il metabolismo, attenua l’infiammazione, regola la pressione controllando sale e acqua e contribuisce a formare i ricordi.

Però il cortisolo troppo alto fa male alla salute. In condizioni come il disturbo da stress post-traumatico (PTSD), i meccanismi che frenano la produzione di cortisolo possono funzionare peggio, e la situazione si aggrava. Alcuni studi suggeriscono che sia il THC sia il CBD potrebbero abbassare la produzione di cortisolo modulando la risposta del corpo allo stress.

THC ed effetti collaterali sull’asse HPA

Occhio però: troppo THC può far salire il cortisolo dopo il consumo, e questo può pesare in certe condizioni mediche.

Chi comincia con la cannabis deve andarci piano e puntare su microdosi di THC, perché le dosi piccole possono ridurre l’ansia mentre quelle alte possono aumentarla. Quindi, se c’è ansia di mezzo, meglio tenere basse le dosi di THC.

Marijuana, stress e ansia

Oltre al cortisolo, nella risposta allo stress entrano in gioco anche l’adrenalina e la serotonina. Il THC può ridurre la produzione di adrenalina, cosa che può influire sulla risposta di attacco o fuga e rallentare i riflessi. D’altra parte, tenere in equilibrio la serotonina è fondamentale nel trattamento di disturbi come ansia, depressione e PTSD.

Sul lungo periodo il THC potrebbe aiutare con ansia, PTSD e disturbi collegati, secondo quanto riferiscono i pazienti e suggeriscono alcune ricerche, perché può attenuare la risposta allo stress e ridurre la produzione di cortisolo in modo prolungato.

L’uso continuato di THC può anche appiattire il picco di cortisolo del mattino, la cosiddetta risposta del cortisolo al risveglio (CAR). Questo potrebbe spiegare il senso di intontimento al risveglio che molti associano al THC, e c’è chi lo usa per l’insonnia.

Il CBD, invece, anche se può abbassare il cortisolo, contro l’insonnia potrebbe non essere efficace quanto il THC e il CBN.