Pressatura dei fiori di cannabis: rosin, concentrati e rischi
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Pressatura dei fiori di cannabis: rosin, concentrati e rischi

Calore e pressione sulle cime secche per tirare fuori la resina senza solventi: come funziona, che forme prendono i concentrati e perché butano e THC all’80 % non sono uno scherzo.

DI Redazione CosechaLibre5 MIN DI LETTURA

La pressatura dei fiori applica calore e pressione alle cime secche per far uscire oli, terpeni e cannabinoidi senza bisogno di solventi. Il risultato è un concentrato potente, tipo hashish o rosin, che si può fare in casa o con macchinari professionali.

La pressatura dei fiori di marijuana è una tecnica tradizionale per estrarre la resina e fare concentrati, come hashish o rosin. Si applicano calore e pressione ai fiori secchi per liberare oli essenziali, terpeni e cannabinoidi, e ne esce un concentrato potente e profumato.

Col tempo la pressatura si è evoluta, con metodi più sofisticati che danno prodotti di alta qualità senza solventi. Qui sotto ti spieghiamo i passaggi e gli strumenti per pressare come si deve e tirare fuori il meglio.

Come si preparano i concentrati di cime di marijuana?

I concentrati si possono fare sia a livello professionale, con macchinari avanzati, sia in casa, con metodi più semplici ma altrettanto efficaci. Ci sono diversi approcci, ognuno con le sue tecniche e i suoi attrezzi. Tra i metodi più comuni:

  • Lavorazione a secco
  • Lavorazione con ghiaccio secco
  • Lavorazione con acqua
  • Pressione più calore

Uno dei metodi più usati nell’industria sono i solventi infiammabili, perché danno concentrati con livelli di THC altissimi. Di solito l’effetto dura di più, e per questo vanno forte tra i consumatori.

Il butano è uno dei solventi più comuni, e da lì nasce il BHO (Butane Hash Oil, olio di hashish al butano), un concentrato potentissimo e molto conveniente in termini di costi e produzione.

Che aspetto ha il prodotto finito?

A seconda del metodo, i concentrati di marijuana possono presentarsi in diverse forme:

  • Cera liquida e appiccicosa
  • Solido morbido, con una consistenza tipo burrocacao
  • Solido rigido color ambra

Si possono consumare in vari modi. Cere e oli si usano di solito nelle penne per vaporizzare, mentre le forme solide si vaporizzano su una superficie rovente, di solito in titanio, quarzo o ceramica.

È il cosiddetto «dabbing»: si inala il vapore con un attrezzo apposito chiamato «rig», una specie di bong pensato proprio per questo.

Differenze tra concentrati, estratti e dab

I termini per descrivere questi prodotti cambiano e spesso si usano come sinonimi. «Concentrati» è la parola più ampia e comprende tutti i prodotti derivati dalla pianta di cannabis. Però c’è chi distingue tra «estratti» e «concentrati».

Per estratti di solito si intendono i prodotti fatti con solventi, escludendo quelli ottenuti senza. Il termine «dab», invece, può indicare in modo specifico prodotti come il BHO, anche se a volte si usa in senso più largo per qualsiasi concentrato.

In più ci sono lavorazioni successive che possono modificare ancora questi prodotti, creando altre varianti e allargando il vocabolario per descriverle.

Che effetti hanno i concentrati da pressatura?

Il consumo di concentrati di marijuana è associato a una serie di effetti negativi sulla salute, anche se servono altre ricerche per capire bene in cosa si differenziano da quelli del fumare cime secche.

  • I concentrati di marijuana hanno livelli di THC altissimi, soprattutto quelli fatti con solventi.
  • Gli studi hanno documentato concentrazioni di THC tra il 54 % e il 69 %, e sono stati segnalati anche livelli sopra l’80 %. Per confronto, l’erba secca ha in media poco più del 15 % di THC.
  • Il rischio in più dei concentrati è che, inalandoli, assorbi una quantità enorme di THC in un colpo solo. Il THC entra nell’organismo in fretta e in dosi altissime, e questo aumenta il rischio di dipendenza fisica e di uso compulsivo.
  • In più, le dosi alte di THC scatenano più facilmente ansia, paranoia e psicosi, anche se servono altre ricerche per capire bene questi rischi nel caso dei concentrati.

I contaminanti nei concentrati di marijuana

I concentrati di cime di marijuana non sono solo potentissimi in fatto di THC: possono anche contenere contaminanti pericolosi per la salute. Uno studio ha trovato che l’80 % dei campioni analizzati era contaminato, non solo da pesticidi, che sono un problema anche per l’erba secca, ma anche da residui di solventi non eliminati del tutto durante la produzione.

Per esempio, chi consuma olio di hashish al butano (BHO) può inalare butano e altre impurità insieme al THC vaporizzato. Inalare butano concentrato è pericolosissimo e ha causato dei morti, ma non è ancora del tutto chiaro cosa succeda a lungo termine inalando residui di butano o di altri contaminanti nei concentrati.

I rischi di produrre concentrati con i solventi

Produrre concentrati con solventi infiammabili come il butano è parecchio rischioso. Ci sono stati tantissimi incendi ed esplosioni in casa per via del butano usato per fare estratti, con ustioni gravi per chi ci viveva.

Uno studio del 2015 sulla legalizzazione in Colorado ha trovato un aumento netto delle ustioni da esplosioni legate all’estrazione di THC col butano; in alcuni casi coprivano oltre il 70 % del corpo e hanno richiesto innesti di pelle.

Negli Stati Uniti, a livello federale, qualsiasi produzione di derivati della cannabis è illegale. Anche negli stati dove l’erba è legale, come Colorado e California, fare olio di hashish con liquidi infiammabili è illegale fuori da un laboratorio autorizzato.

Le autorità di quegli stati consigliano metodi alternativi più sicuri, come il ghiaccio secco (CO2) o l’acqua ghiacciata, oppure comprare concentrati nei negozi autorizzati, che usano sistemi di estrazione controllati e sicuri.

Questi metodi più sicuri evitano che i solventi si disperdano o restino esposti all’aria, dove potrebbero prendere fuoco per sbaglio, come succede da decenni nella produzione di altri prodotti commerciali.