Canapa o cotone: quale fibra vince davvero?
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Canapa o cotone: quale fibra vince davvero?

Terra, acqua, pesticidi, suolo, comfort e CO₂: il confronto punto per punto tra le due fibre naturali più usate, più cosa rende la canapa così resistente.

DI Redazione CosechaLibre5 MIN DI LETTURA

Sul piano ambientale la canapa batte il cotone: a parità di fibra usa circa metà della terra, molta meno acqua e meno pesticidi, e dura di più. Il cotone vince solo sulla morbidezza dei primi tempi, ma la canapa si ammorbidisce con l’uso. Nel mondo dei tessuti e della moda sostenibile la scelta dei materiali conta, e queste due fibre naturali, con una lunga storia alle spalle, hanno entrambe pregi e difetti: vediamoli uno per uno.

Un po’ di storia: cosa sono il cotone e la canapa?

Il cotone è da secoli la fibra regina dell’industria tessile, apprezzato per la morbidezza e la versatilità. Però la coltivazione convenzionale del cotone si mangia spesso tantissima acqua e pesticidi, e questo pesa parecchio sull’ambiente.

Dall’altra parte, la canapa, anche se oggi è meno diffusa, sta tornando di moda grazie al basso impatto ambientale e alle sue proprietà. Ha bisogno di meno acqua, resiste ai parassiti e migliora la salute del terreno. In più le sue fibre sono forti, durano tanto e hanno proprietà antibatteriche naturali.

Canapa e cotone: la sfida punto per punto

Per capire quale sia il tessuto migliore tra canapa e cotone bisogna confrontarli su una serie di parametri. Vediamoli uno per uno e decretiamo il vincitore.

Uso del terreno

Qui la fibra di canapa stacca tutti. Produce la stessa quantità di materiale del cotone usando solo metà della superficie. Oggi che la terra è una risorsa scarsa, questa efficienza dà alla canapa un bel vantaggio.

Consumo d’acqua

Anche qui la canapa passa davanti. Il cotone richiede circa 9.700 litri d’acqua per produrre 1 kg di fibra, la canapa circa 2.100. Nelle zone dove l’acqua scarseggia o dove il cotone ha contribuito alla desertificazione, passare alla canapa potrebbe aiutare a risparmiare acqua dolce preziosa.

Uso di pesticidi

Le piante di canapa, cannabis compresa, si difendono bene da sole e sono meno soggette ai parassiti. Questo riduce il bisogno di pesticidi rispetto al cotone. In più, servendo meno terra per coltivarla, se ne usano ancora meno, e l’ambiente ringrazia.

Danni al terreno

Le piante di canapa, secondo chi la promuove, si possono coltivare nello stesso terreno per 14 anni senza danni importanti e possono restituire al suolo fino al 60 % dei loro nutrienti. In più la canapa è in grado di bonificare il terreno estraendo metalli pesanti. Il cotone, al contrario, può rovinare parecchio il suolo per via della quantità di pesticidi che richiede e degli effetti negativi del cotone Bt geneticamente modificato su enzimi e batteri del terreno.

Com’è da indossare

Il cotone è famoso per la morbidezza, ed è per questo che piace tanto per i vestiti. La canapa all’inizio è meno morbida, ma si ammorbidisce con l’uso e dura una vita. Tutte e due sono traspiranti, allontanano bene il sudore dal corpo e aiutano a non trattenere gli odori.

La canapa ha anche proprietà antimicrobiche e antibatteriche, che la rendono resistente alla muffa.

Quanto alla tintura, il cotone è bianco o biancastro di natura, quindi si tinge facilmente di qualsiasi colore. La canapa, a seconda della provenienza, può essere bianca, grigia, verde o nera, e anche questo dà una certa versatilità nella tintura.

Assorbimento di CO₂

Sia il cotone sia la canapa assorbono bene la CO₂. La canapa però ha un vantaggio in più perché si usa per un sacco di altre cose: edilizia, oli, tappezzeria, corde e carta. Questo la rende un’arma molto efficace contro il cambiamento climatico.

Conclusione: chi vince?

Messi in fila tutti questi fattori, la canapa vince a mani basse. È più efficiente per terra, acqua e pesticidi e rovina meno il suolo. E anche se il cotone all’inizio è più morbido, la canapa diventa più comoda col tempo e dura di più.

La canapa contribuisce anche parecchio all’assorbimento di CO₂ e ha tantissime applicazioni pratiche, il che la rende un’opzione più sostenibile e versatile. Con la crescita prevista dell’industria della canapa è probabile che la vedremo sempre di più e che il mercato tessile mondiale la rivaluti.

Composizione e prestazioni della canapa

La composizione e la struttura della fibra di canapa la rendono per molti versi un’alternativa ideale al cotone e ai sintetici. Il vantaggio più evidente sul cotone è la tenacità, cioè la resistenza alla rottura.

Come tutte le fibre cellulosiche, la fibra di canapa è fatta soprattutto di cellulosa (60-70 %), ma contiene anche un 15-20 % di emicellulosa e circa un 5 % tra lignina, pectina, grassi e cere. Le fibre di canapa sono eccezionalmente lunghe rispetto alle altre fibre naturali.

Le fibre ramificate di emicellulosa si intrecciano con quelle di cellulosa e formano una specie di rete. Questa rete di fibre lunghe rinforza il filato di canapa, cosa che nel filato di cotone non succede, ed è uno dei motivi della resistenza superiore delle corde in canapa naturale.

Come rende la canapa industriale?

La canapa è anche più assorbente e traspirante del cotone, e ancora di più dei sintetici derivati dal petrolio, grazie agli spazi nella rete di cellulosa ed emicellulosa. Questo aiuta anche la tintura, perché servono meno trattamenti prima e dopo rispetto ad altre fibre naturali.

Le ramificazioni di emicellulosa rendono la corda di canapa meno resistente all’abrasione, ma è proprio questo che col tempo le dà quella sensazione di fibra morbida e spazzolata, molto apprezzata nel tessile. Un altro punto a favore della canapa è la presenza di cannabinoidi (non psicoattivi) e terpeni, la cui attività antimicrobica è ben documentata.

La bassa elasticità della canapa (quanto si allunga) rende difficile torcerne i fili anche per i cordai più esperti. Però è proprio questa qualità a renderla perfetta dove l’«allungamento» è un problema, come nelle vele e nella tappezzeria delle barche.

Conclusione

La fibra di canapa spicca per composizione e prestazioni rispetto al cotone e ai sintetici derivati dal petrolio. Più tenace e duratura, sostenibile e versatile negli usi industriali, la canapa si candida a essere un tessuto del futuro, con vantaggi sia per chi la indossa sia per l’ambiente.