
Canapa o cotone: quale fibra vince davvero?
Terra, acqua, pesticidi, suolo, comfort e CO₂: il confronto punto per punto tra le due fibre naturali più usate, più cosa rende la canapa così resistente.
Sul piano ambientale la canapa batte il cotone: a parità di fibra usa circa metà della terra, molta meno acqua e meno pesticidi, e dura di più. Il cotone vince solo sulla morbidezza dei primi tempi, ma la canapa si ammorbidisce con l’uso. Nel mondo dei tessuti e della moda sostenibile la scelta dei materiali conta, e queste due fibre naturali, con una lunga storia alle spalle, hanno entrambe pregi e difetti: vediamoli uno per uno.
Un po’ di storia: cosa sono il cotone e la canapa?
Il cotone è da secoli la fibra regina dell’industria tessile, apprezzato per la morbidezza e la versatilità. Però la coltivazione convenzionale del cotone si mangia spesso tantissima acqua e pesticidi, e questo pesa parecchio sull’ambiente.

Dall’altra parte, la canapa, anche se oggi è meno diffusa, sta tornando di moda grazie al basso impatto ambientale e alle sue proprietà. Ha bisogno di meno acqua, resiste ai parassiti e migliora la salute del terreno. In più le sue fibre sono forti, durano tanto e hanno proprietà antibatteriche naturali.
Canapa e cotone: la sfida punto per punto
Per capire quale sia il tessuto migliore tra canapa e cotone bisogna confrontarli su una serie di parametri. Vediamoli uno per uno e decretiamo il vincitore.
Uso del terreno
Qui la fibra di canapa stacca tutti. Produce la stessa quantità di materiale del cotone usando solo metà della superficie. Oggi che la terra è una risorsa scarsa, questa efficienza dà alla canapa un bel vantaggio.
Consumo d’acqua
Anche qui la canapa passa davanti. Il cotone richiede circa 9.700 litri d’acqua per produrre 1 kg di fibra, la canapa circa 2.100. Nelle zone dove l’acqua scarseggia o dove il cotone ha contribuito alla desertificazione, passare alla canapa potrebbe aiutare a risparmiare acqua dolce preziosa.
Uso di pesticidi
Le piante di canapa, cannabis compresa, si difendono bene da sole e sono meno soggette ai parassiti. Questo riduce il bisogno di pesticidi rispetto al cotone. In più, servendo meno terra per coltivarla, se ne usano ancora meno, e l’ambiente ringrazia.
Danni al terreno
Le piante di canapa, secondo chi la promuove, si possono coltivare nello stesso terreno per 14 anni senza danni importanti e possono restituire al suolo fino al 60 % dei loro nutrienti. In più la canapa è in grado di bonificare il terreno estraendo metalli pesanti. Il cotone, al contrario, può rovinare parecchio il suolo per via della quantità di pesticidi che richiede e degli effetti negativi del cotone Bt geneticamente modificato su enzimi e batteri del terreno.
Com’è da indossare
Il cotone è famoso per la morbidezza, ed è per questo che piace tanto per i vestiti. La canapa all’inizio è meno morbida, ma si ammorbidisce con l’uso e dura una vita. Tutte e due sono traspiranti, allontanano bene il sudore dal corpo e aiutano a non trattenere gli odori.
La canapa ha anche proprietà antimicrobiche e antibatteriche, che la rendono resistente alla muffa.
Quanto alla tintura, il cotone è bianco o biancastro di natura, quindi si tinge facilmente di qualsiasi colore. La canapa, a seconda della provenienza, può essere bianca, grigia, verde o nera, e anche questo dà una certa versatilità nella tintura.
Assorbimento di CO₂
Sia il cotone sia la canapa assorbono bene la CO₂. La canapa però ha un vantaggio in più perché si usa per un sacco di altre cose: edilizia, oli, tappezzeria, corde e carta. Questo la rende un’arma molto efficace contro il cambiamento climatico.
Conclusione: chi vince?
Messi in fila tutti questi fattori, la canapa vince a mani basse. È più efficiente per terra, acqua e pesticidi e rovina meno il suolo. E anche se il cotone all’inizio è più morbido, la canapa diventa più comoda col tempo e dura di più.
La canapa contribuisce anche parecchio all’assorbimento di CO₂ e ha tantissime applicazioni pratiche, il che la rende un’opzione più sostenibile e versatile. Con la crescita prevista dell’industria della canapa è probabile che la vedremo sempre di più e che il mercato tessile mondiale la rivaluti.
Composizione e prestazioni della canapa
La composizione e la struttura della fibra di canapa la rendono per molti versi un’alternativa ideale al cotone e ai sintetici. Il vantaggio più evidente sul cotone è la tenacità, cioè la resistenza alla rottura.
Come tutte le fibre cellulosiche, la fibra di canapa è fatta soprattutto di cellulosa (60-70 %), ma contiene anche un 15-20 % di emicellulosa e circa un 5 % tra lignina, pectina, grassi e cere. Le fibre di canapa sono eccezionalmente lunghe rispetto alle altre fibre naturali.
Le fibre ramificate di emicellulosa si intrecciano con quelle di cellulosa e formano una specie di rete. Questa rete di fibre lunghe rinforza il filato di canapa, cosa che nel filato di cotone non succede, ed è uno dei motivi della resistenza superiore delle corde in canapa naturale.
Come rende la canapa industriale?
La canapa è anche più assorbente e traspirante del cotone, e ancora di più dei sintetici derivati dal petrolio, grazie agli spazi nella rete di cellulosa ed emicellulosa. Questo aiuta anche la tintura, perché servono meno trattamenti prima e dopo rispetto ad altre fibre naturali.
Le ramificazioni di emicellulosa rendono la corda di canapa meno resistente all’abrasione, ma è proprio questo che col tempo le dà quella sensazione di fibra morbida e spazzolata, molto apprezzata nel tessile. Un altro punto a favore della canapa è la presenza di cannabinoidi (non psicoattivi) e terpeni, la cui attività antimicrobica è ben documentata.

La bassa elasticità della canapa (quanto si allunga) rende difficile torcerne i fili anche per i cordai più esperti. Però è proprio questa qualità a renderla perfetta dove l’«allungamento» è un problema, come nelle vele e nella tappezzeria delle barche.
Conclusione
La fibra di canapa spicca per composizione e prestazioni rispetto al cotone e ai sintetici derivati dal petrolio. Più tenace e duratura, sostenibile e versatile negli usi industriali, la canapa si candida a essere un tessuto del futuro, con vantaggi sia per chi la indossa sia per l’ambiente.
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