
Come coltivare marijuana in esterno: la guida passo passo per principianti
Clima, stagione, luce, terra e genetica: tutto quello che ti serve sapere prima di mettere un seme all’aperto, dalla germinazione alla vegetativa.
Per coltivare marijuana in esterno ti servono un posto con tanto sole, un buon terriccio, acqua e la genetica giusta per il tuo clima: si semina in primavera e si raccoglie a metà autunno. Il sole regala una varietà di cannabinoidi e terpeni che la luce artificiale si sogna, ed è per questo che tanti grower lo preferiscono. E se non hai un giardino, puoi coltivare benissimo anche in vaso, in terrazzo o sul balcone.
La natura sa il fatto suo, ma conviene arrivarci preparati per evitare guai come parassiti e funghi e, soprattutto, per tirare fuori il massimo dalle piante. Allora, come si coltiva marijuana in esterno, passo dopo passo?

Coltivazione in esterno per principianti
Per una pianta di marijuana outdoor il minimo indispensabile sono gli attrezzi base da giardinaggio, terra, acqua e un angolo del cortile o del giardino che prenda tanto sole.
La cannabis è una pianta tosta, che si è adattata ai climi di mezzo mondo. Col tempo ha dovuto sviluppare difese contro un sacco di problemi. Però resta sensibile al meteo estremo: che sia il vento forte che spezza i rami o la pioggia continua che porta la muffa, l’outdoor può riservarti delle sorprese che, con un po’ di pianificazione, puoi evitare.
Conoscere il clima e le stagioni della tua zona è uno dei passi più importanti per fare erba di qualità all’aperto. Quindi, a chi ci chiede quando piantare la marijuana in esterno, rispondiamo di tenere a mente questi punti:
Temperatura
Di giorno, l’ideale per la cannabis sono 24-25 °C, mentre sopra i 31 °C o sotto i 15 °C la crescita può rallentare. La cannabis regge bene il caldo, ma gli estremi, verso l’alto o verso il basso, possono crearti grossi problemi.
Se sei alle prime armi, ti consigliamo il nostro Corso di Coltivazione (in spagnolo).
Partire preparati fa tutta la differenza!

Stagione
Nell’emisfero nord, dove sta l’Italia, la cannabis si pianta tra l’inizio e la metà della primavera e si raccoglie a metà autunno: da marzo a ottobre è l’ideale. (La fonte originale è argentina, cioè dell’emisfero sud, dove si va da settembre ad aprile.)
Luce
Sulla luce la domanda classica è: di quante ore di sole ha bisogno una pianta in esterno?
Nella prima metà della stagione le giornate si allungano fino al solstizio d’estate. In questa fase, la vegetativa, la pianta sviluppa radici e fusti, che poi faranno da base per crescere fino alla fioritura.
Dopo il solstizio le ore di luce calano, e questo fa entrare la pianta in fioritura in modo naturale. La cannabis è una pianta brevidiurna: comincia a fiorire quando le notti si allungano e le ore di sole diminuiscono.
La maggior parte delle varietà fiorisce quando riceve meno di 15 ore di sole al giorno. Per questo devi scegliere bene dove mettere le piante, tenendo conto della temperatura e della luce della zona in cui vivi, così che abbiano il tempo di finire la fioritura prima che arrivino freddo e piogge.
Terra
Un buon terreno è scuro, ricco di nutrienti, leggero e soffice. Deve trattenere l’acqua ma anche far scolare quella in eccesso. Il terreno dovrebbe essere leggermente acido, con un pH intorno a 6, cosa che puoi controllare con un misuratore di pH.
Come coltivare marijuana in esterno, passo dopo passo
Genetica
Scelto il posto, devi decidere la varietà. Per farlo, guarda il tipo di coltivazione che hai in mente e l’effetto che vuoi dalla tua erba.
Se vivi lontano dall’equatore e la stagione è corta (per dire, al nord o in montagna), l’ideale è una genetica robusta e a fioritura rapida, come le autofiorenti. Chi vive più vicino all’equatore, invece, può puntare sulle sativa alte che ci mettono di più a fiorire e sugli ibridi che si trovano bene in quelle condizioni.
Se vuoi che la tua cannabis outdoor abbia un sapore preciso, informati sul profilo di terpeni delle varietà che stai valutando.
Infine, ma non meno importante, usa le info della banca dei semi per farti un’idea di altezza, tempi di fioritura e resa della varietà che ti piace di più.
Come germinare i semi in esterno, passo dopo passo
Durante la germinazione, quando il seme butta fuori la radice principale e diventa una piantina, servono tre cose: buio, umidità e acqua. Tutte insieme svegliano il seme, e il terreno è il posto ideale perché succeda nel modo più naturale possibile. A seconda di dove vivi, tieni conto di questo:
Clima caldo:
Potresti germinare i semi direttamente nei vasi o nelle aiuole all’aperto. Ma, come dicevamo sopra, da piantina la cannabis ha bisogno di tanta umidità, quindi ti conviene valutare una serra o un tunnel di plastica.
Clima freddo:
Puoi far germinare le piantine al chiuso finché durano le ultime gelate di primavera. Quando arriva il bel tempo, le trapianti direttamente in terra o in vasi grandi all’aperto.
Prima di germinare i semi, procurati un buon terriccio per l’esterno. I terreni organici danno alle piante tutto quello che serve per partire bene: nutrienti, batteri e funghi benefici. La terra, in outdoor, conta tantissimo perché le piante crescano forti.
Ora che sai che il terriccio va preparato, è il momento di germinare. Fai un buchetto nello strato superficiale della terra, nell’aiuola o nel vaso. Metti il seme nel buco e ricoprilo di terra con delicatezza. Aggiungi un po’ d’acqua. Il primo germoglio spunta in 2-7 giorni.
La fase di piantina dura circa due settimane. In questo periodo devi darle luce costante, un’umidità intorno al 70 % e poca acqua.
Fase vegetativa della marijuana outdoor
La fase vegetativa arriva dopo quella di piantina. In questo periodo le piante fanno fotosintesi e accumulano energia per crescere, e le grandi foglie a ventaglio si moltiplicano. Per tenerle in forma, soprattutto in outdoor, tieni d’occhio questi aspetti:
Irrigazione:
La domanda di ogni principiante è ogni quanto annaffiare la marijuana in esterno. Il nostro consiglio: annaffia solo quando i primi 3-5 cm di terra sono asciutti. Se non aspetti abbastanza, rischi il marciume radicale e altri problemi.

Controlla il terreno:
In outdoor, come in indoor, ogni tanto va controllato che il pH stia tra 6,0 e 7,0 (l’intervallo ottimale per assorbire i nutrienti).
Vaso o terra piena
Coltivare marijuana in vaso può essere comodo, perché puoi spostare le piante per il giardino o il cortile per prendere più sole o per ripararle da pioggia, vento forte o temperature estreme.
Nutrienti
Un buon terreno dovrebbe avere abbastanza nutrienti organici per far partire il ciclo, ma man mano che la pianta cresce e passa alla fioritura può esaurirli e aver bisogno di fertilizzanti in più.
I tre nutrienti principali per coltivare marijuana sono azoto, fosforo e potassio. In vegetativa le piante vogliono più azoto per fare le radici e le foglie che servono da base alla fioritura. All’inizio della fioritura hanno bisogno di più fosforo e potassio che azoto. A fine fioritura, quando quasi tutto l’azoto è finito, le piante si concentrano sui nutrienti che restano.
L’ideale è scegliere una linea di fertilizzanti specifica per cannabis e rispettare le dosi consigliate, per evitare eccessi o carenze. Le fonti organiche sono le migliori perché portano microbi benefici, ma ci mettono di più a decomporsi e a diventare disponibili per la pianta.
Acqua
Ogni quanto annaffiare una pianta di marijuana in esterno? Più facile di quanto sembri: se vedi piante appassite e terra secca, è il segnale diretto che hanno sete. Foglie cadenti con la terra umida, invece, vogliono dire troppa acqua. Sono due errori comuni, e con un po’ di pratica li eviti.
Questa era la nostra guida all’outdoor: speriamo che ti porti piante grandi, cime da paura e la voglia di imparare da questo bellissimo processo.
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