
Flavonoidi della cannabis: cosa fanno le cannflavine oltre a THC e terpeni
Colore, aroma e sapore della tua erba non dipendono solo dai terpeni: c’è un’altra famiglia di composti di cui si parla poco.
Flavonoidi
I flavonoidi della cannabis sono composti vegetali che, insieme ai terpeni, danno alla pianta colore, aroma e sapore; quelli che esistono solo nell’erba si chiamano cannflavine. Quando si parla di erba quasi tutti pensano ai cannabinoidi (come il THC e il CBD) e ai terpeni, ma i flavonoidi sono l’altra famiglia che conta. I flavonoidi della cannabis influiscono su aroma, sapore e colore, e la ricerca li sta studiando per le loro possibili proprietà terapeutiche. Uno studio di laboratorio del 1985 ha visto che alcuni flavonoidi tipici della cannabis (le cannflavine) erano circa 30 volte più efficaci dell’aspirina nel bloccare una molecola legata all’infiammazione, almeno in provetta.
Parte della loro importanza si deve al cosiddetto «effetto entourage», cioè l’interazione sinergica tra cannabinoidi, terpeni, flavonoidi e gli altri composti che la pianta produce in modo naturale. L’idea dell’effetto entourage è che usare composti di tutta la pianta, invece di isolarli, possa dare benefici terapeutici maggiori, anche se i flavonoidi possono avere un ruolo pure da soli.

Ma allora, cosa sono i flavonoidi e perché contano?
I flavonoidi sono un gruppo molto vario di sostanze vegetali, con più di 6000 tipi diversi. Li trovi nella maggior parte di frutta e verdura, nella cannabis e in tante altre piante. Sono tra i responsabili dei colori accesi di frutta, verdura e fiori. Nelle piante attirano gli insetti impollinatori (api e farfalle), aiutano a reggere lo stress ambientale e regolano la crescita delle cellule.
E a noi, quando li mangiamo, a cosa servono? I flavonoidi hanno proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, e vengono studiati anche per un possibile effetto antitumorale. Alcune ricerche li associano a una vita più lunga, a una migliore funzione dei vasi sanguigni nelle persone con diabete e a un minor rischio di tumori.
I flavonoidi fanno parte della grande classe dei polifenoli, composti vegetali usati da secoli nella medicina cinese e in quella ayurvedica. Oggi molta gente cerca i polifenoli per la pelle, il cervello, la glicemia e la pressione.
Tra i cibi ricchi di flavonoidi ci sono fragole, cavolo riccio, tè, uva, cipolle, cioccolato e perfino il vino rosso. Occhio però: come cucini o conservi il cibo cambia la quantità di flavonoidi che ci resta dentro. Se un frutto o una verdura perde il colore acceso, sta perdendo anche flavonoidi.
Sulla cannabis c’è ancora tanto da scoprire. I flavonoidi della pianta sono stati studiati pochissimo rispetto agli altri composti, ma la ricerca continua a mostrare che ogni parte della pianta ha una funzione. Si stima che fino al 10% dei composti della marijuana siano flavonoidi.

Come succede negli altri fiori, i flavonoidi della cannabis decidono la pigmentazione delle cime. E insieme ai terpeni, contribuiscono anche all’aroma e al sapore della cannabis.
I flavonoidi esclusivi dell’erba si chiamano cannflavine. Contando tutti i flavonoidi, nella sola pianta di cannabis i ricercatori ne hanno identificati più di 20. Come gran parte dei composti della cannabis, i flavonoidi non ti fanno salire, ma sono farmacologicamente attivi e vengono studiati per il loro potenziale terapeutico.
Come i flavonoidi dei cibi, le cannflavine mostrano in laboratorio un’azione antinfiammatoria, antiossidante e antibatterica. Alcuni studi suggeriscono che i flavonoidi della cannabis potrebbero ridurre il rischio di malattie neurodegenerative, cardiovascolari e perfino di alcuni tumori, ma sono ricerche ancora iniziali. Insieme agli altri composti della pianta, le cannflavine sono studiate anche contro il dolore, come emicranie e mal di testa.
Seguendo la logica dell’effetto entourage, i flavonoidi potrebbero potenziare i benefici e le proprietà di altri composti, come i cannabinoidi. E siccome ogni varietà ha proporzioni diverse di composti, o gliene manca qualcuno, i possibili benefici terapeutici e gli effetti psicoattivi cambiano da una genetica all’altra.
I flavonoidi che esistono solo nella marijuana sono le cannflavine A, B e C. Per il resto, la cannabis ha gli stessi flavonoidi di tante altre piante. Ne esistono migliaia: questi sono alcuni dei più diffusi in natura.
Quercetina: è il flavonoide più diffuso. Abbonda nella cannabis, nelle mele, nel cioccolato, nel vino rosso, nel tè verde e altro ancora, e ha proprietà antifungine e antiossidanti. Secondo alcuni ricercatori potrebbe aiutare ad abbassare il colesterolo.
Catechina: si trova nel cacao, nel tè e in vari frutti, e sembra essere un antiossidante potente. Viene studiata per la salute del cuore e per un’azione antivirale.
Tassifolina: presente anche nell’aceto, in laboratorio ha mostrato un’attività promettente contro infiammazione, infezioni microbiche, stress, malattie cardiovascolari e del fegato.
Esperetina: la trovi in limoni e arance, e ha proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.
Rutina: presente nel tè verde, nel peperone rosso, nelle mele e altro, secondo alcuni studi abbassa i marcatori di stress e infiammazione, con effetti positivi sul metabolismo.
Isovitexina: è studiata per i suoi possibili effetti antitumorali e antiossidanti.
Apigenina: abbondante in sedano, basilico, coriandolo e altro, alcune ricerche suggeriscono che possa aiutare contro ansia e depressione.
Antocianina: la trovi nell’uva e in alcuni frutti tropicali, ed è un antiossidante potente.
Cannflavina A e B: esclusive della cannabis, vengono studiate come antinfiammatori.
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