Sinsemilla: cosa vuol dire davvero e perché l’erba senza semi spacca
COLTIVAZIONE

Sinsemilla: cosa vuol dire davvero e perché l’erba senza semi spacca

Non è una genetica: è un metodo nato negli anni ’70 per tenere i maschi lontani dalle femmine. Storia, mito del doppio THC e come avere cime senza semi.

DI Redazione CosechaLibre5 MIN DI LETTURA

Cannabis sinsemilla

«Sinsemilla» non è una varietà: in spagnolo vuol dire semplicemente «senza semi», e indica l’erba ottenuta da piante femmina mai impollinate, che invece di fare semi spingono su resina e cime più grosse. Il metodo è nato negli anni ’70 tenendo i maschi lontani dalle femmine. Eppure, stranamente, pochi sanno cosa sia davvero: per alcuni è erba senza semi di alta qualità coltivata con cure estreme, per altri sono genetiche potenti del sud-ovest degli Stati Uniti o di Amsterdam.

In realtà la «sinsemilla» non è una varietà specifica di cannabis. La parola viene dallo spagnolo, dall’unione di «sin» (senza) e «semilla» (seme). Per quanto suoni ovvio, «sinsemilla» vuol dire marijuana senza semi.

Un po’ di storia della marijuana

La marijuana si coltiva da almeno 12.000 anni, e per gran parte della sua storia è stata legale, prima del proibizionismo che l’ha colpita in Occidente nel Novecento. Risultato: in Nord America e in Europa ben pochi hanno rischiato di coltivarla fino agli anni ’60.

Quasi tutta l’erba che arrivava di contrabbando in Europa e in Nord America veniva da India, Pakistan, Messico, Thailandia, Colombia e Giamaica, e nella stragrande maggioranza dei casi era piena di semi: per questo era difficile da fumare, e con una percentuale di THC piuttosto bassa.

Solo negli anni ’70 l’erba senza semi è diventata più conosciuta. I breeder si sono accorti che la «sinsemilla» era di qualità nettamente migliore, e quindi rendeva di più. 

Da lì «sinsemilla» ha cominciato a voler dire qualcosa di più che erba con tanto THC. Negli anni ’70 la parola indicava un metodo di coltivazione. I grower impedivano ai fiori della pianta femmina di entrare in contatto con il polline di una pianta maschio, eliminando la possibilità di fecondazione e quindi di semi sulle femmine.

Il motivo è che i fiori femminili non fecondati hanno tanta resina e formano grappoli di fiori più grandi. I breeder dell’epoca erano entusiasti: secondo loro la «sinsemilla» aveva almeno il doppio di THC delle piante fecondate.

Una curiosità: tra i grower si dice che la marijuana coltivata in idroponica con la tecnica «sinsemilla» abbia di solito più THC di quella coltivata in terra. Quasi nessuno prova a fare «sinsemilla» all’aperto, perché il rischio di impollinazione da parte dei maschi è troppo alto.

Oggi chi fuma è un po’ «viziato»: accesso facile e cime di altissima qualità. Le generazioni passate dovevano accontentarsi di erba scadente arrivata di contrabbando, mentre oggi, a seconda delle leggi di ogni Paese o regione, la si trova in dispensari e negozi, o si possono avere permessi per coltivarla in casa.

Il salto di qualità dell’erba si deve soprattutto a legalità e disponibilità. Ma intanto i grower di tutto il mondo hanno imparato tecniche di coltivazione più efficaci ed efficienti.

Oggi le genetiche con tanto THC sono la norma, quindi la scelta della varietà da coltivare o comprare dipende soprattutto dall’aroma, dal sapore e dalle proprietà che ognuno cerca, in base alle sue esigenze. 

Come abbiamo visto, in parole semplici «sinsemilla» è marijuana senza semi. È molto più potente della cannabis con i semi e si fuma in modo molto più morbido. Per questo, e per non rischiare l’impollinazione da parte dei maschi, oggi quasi tutti i breeder di sinsemilla coltivano indoor. La «sinsemilla» è molto più di una cima senza semi: è una cannabis che ti regala cime potenti, sode e piene di resina.

La parola sinsemilla è quasi sparita da quando, negli anni ’90, sono arrivati i semi femminizzati, ottenuti per selezione (non geneticamente modificati) in modo da dare sempre femmine.

Come ottenere cime senza semi?

Se vuoi cime di marijuana senza semi, puoi usare diversi metodi. Uno è coltivare piante femminizzate, che nascono da semi femminizzati. Questi semi si ottengono stressando piante femmina (per esempio con argento colloidale), senza nessuna modifica genetica, in modo che diano solo femmine: niente maschi, quindi niente cime con i semi.

Un’altra strada è tenere le cime lontane dal polline: controlla spesso le piante e togli in tempo qualsiasi maschio o ermafrodita, perché i semi si formano solo se i fiori vengono impollinati.

Se trovi qualche seme nelle cime, puoi piantarlo e tirare su nuove piante di marijuana. Tieni conto, però, che qualità e caratteristiche delle piante possono variare, perché dipendono dai genitori. Se vuoi piante di alta qualità con caratteristiche precise, meglio comprare semi buoni in un growshop online o in un negozio specializzato.

I semi di marijuana sono buoni?

I semi di marijuana sono preziosissimi per grower e appassionati, perché da loro passa tutta la coltivazione e la riproduzione della cannabis. I semi di qualità possono essere ottimi, e hanno diversi vantaggi. Prima di tutto vengono da piante con una genetica selezionata e stabilizzata con cura, quindi hanno il potenziale per dare piante di alta qualità: più potenza, sapori e aromi precisi, profili di terpeni ricercati. In più i semi ti permettono di scegliere e sperimentare con varietà e genetiche diverse, il che allarga le possibilità e porta diversità nella coltivazione. E poi ci sono i femminizzati, che danno solo femmine ed evitano le cime con i semi. Una cosa che chi fuma apprezza parecchio, perché le cime senza semi si fumano in modo più morbido e regolare. Detto questo, la qualità dei semi può cambiare molto: meglio comprarli da banche dei semi affidabili e conosciute, per avere una genetica sicura e i risultati che cerchi.

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